Autore: Desk Pagina 139 di 206
Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".
Alcune frasi sono state ripetute da Silvio Berlusconi nellÂ’ultima giornata di campagna elettorale. A distanza di poche decine di minuti lÂ’una dallÂ’altra alcune dichiarazioni contengono dati diversi. Ecco cosa abbiamo rilevato.
AirFrance, Aeroflot. Tutto va bene per migliorare il risultato finale della trattativa. Anche se, fuori dalle polemiche elettorali, Alitalia convolerà a giuste nozze, quasi certamente con Air France. Come ha detto Berlusconi, basta che ci sia “pari dignità – il che non significa nulla, ma aiuta perché si può sempre sostenere che finora Air France non l’avesse data, e che la sua prossima proposta (quasi identica alla prima) soddisfa invece questo requisito.
E va bene così proprio per difendere l’interesse nazionale, per avere qualcuno che ha capacità manageriale, risorse finanziarie e network capaci di rilanciare questa impresa. Questo non basterà per garantire che la nuova Alitalia sappia dare un servizio di qualità a prezzi accettabili – per questo si dovrà far funzionare la concorrenza. E largo ai vari Meridiana, AirOne, ecc., ben vengano, e chi ha pilo (competitivo) farà più tela.
E Malpensa? Non è mai stato un problema del nord. Andate a Bergamo o Brescia per sentire quanto tengono a Malpensa. Eppure i milanesi ricordano bene che l’unica ragione per cui tanti volano da Malpensa è che dieci anni fa un decreto del governo (centro sinistra) chiuse centinaia di voli da Linate, che il mercato voleva tenere lì e cheper decreto sono stati deportati a Malpensa.
Il ridimensionamento di Malpensa è un problema dell’alta Lombardia e dovrà esssere risolto come tale: un problema di sviluppo territoriale.
La lega – a suo tempo contraria all’intervento dello Stato – oggi reclama i soldi di Roma per Malpensa. Ma se diamo aiuti di Stato a una delle regioni più ricche d’Europa, quanto denaro dovremo dare alla Sicilia?
Verifichiamo queste nuove affermazioni e cifre dette dai politici nei talk-show televisivi e nei dibattiti:
"…le donne in Itali che lavorano sono appena il 46,4% …nel sud la percentuale di donne che hanno l’occupazione è il 34,6% quindi siamo il penultimo paese in Europa, fa peggio di noi solo Malta" (Berlusconi,Otto e mezzo, 11 Aprile 2008)
"l’Italia è il paese in Europa che ha il record di contratti a vita, di contratti a tempo indeterminato…sono l’87 e qualcosa percento i contratti a tempo indeterminato e soltanto il 12,3% i contratti temporanei" (Berlusconi, Matrix, 11 Aprile 2008)
Aggiornamento: IPSE DIXIT
Ritorna la campagna elettorale e ritornano a imperversare i politici in ogni trasmissione televisiva sciorinando dati che sovente, come abbiamo visto due anni fa, non sempre corrispondono a realtà . Ritorniamo dunque con la nostra rubrica "Vero o falso" in cui verifichiamo la veridicità delle affermazioni dei maggiori leader politici. Ai lettori chiediamo di aiutarci a fare i cani da guardia, segnalandoci i passaggi "sospetti" delle trasmissioni tv. Scrivete una email al seguente indirizzo: verofalso@lavoce.info (oggetto: Segnalazione), indicando la trasmissione, la data, il personaggio politico.
Aggiornamento: IPSE DIXIT
Molti e difformi sono i punti toccati dai vari programmi elettorali in tema di giustizia. In estrema sintesi possiamo dire che su questo argomento i diversi programmi si differenziano per grado di operatività delle proposte, per attenzione alle questioni organizzative, per interesse rivolto alla questione della separazione delle carriere, per la questione delle risorse da dedicare.
GRADO DI OPERATIVITÀ DELLE POLITICHE PROPOSTE
Tra tutti quello che fornisce indicazioni più operative è il programma dell’UDC. Non tutte egualmente ben mirate, ma molto chiare e dettagliate. Si va dalla riorganizzazione della geografia giudiziaria, alla proposta di un bonus fiscale per chi accetta di conciliare e concorre alla “rottamazione delle cause civili”, alla riforma della Sezione Disciplinare del CSM. Segue il programma del Partito Democratico, poi quello del Popolo delle Libertà e a larga distanza quello dell’Italia dei Valori e de La Destra. Sinistra Arcobaleno e Lega Nord non dedicano al tema particolare attenzione.
ATTENZIONE ALLE QUESTIONI ORGANIZZATIVE
Obiettivi di efficienza attraverso la riorganizzazione della geografia giudiziaria sono nei programmi UDC e PD. Si tratta di un intervento che seppur da solo non sufficiente a sanare i mali della giustizia può tuttavia garantire un recupero di produttività e di efficienza. Il PD aggiunge l’accento sulla specializzazione dei magistrati e sullo sviluppo del processo telematico, che pure può portare ad un recupero di efficienza. Tutti i programmi individuano nell’incentivare forme di composizione extragiudiziale delle liti uno strumento utile per alleggerire la congestione del sistema. In realtà , però, tali forme alternative funzionano realmente solo quando la giustizia ordinaria è rapida ed efficiente.
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
Propongono di riaprire e ridefinire la questione della separazione delle carriere i programmi del PdL e de La Destra. Vi sono, poi, proposte per l’istituzione di forme di responsabilità del giudice per inefficienze del processo nel programma dell’UDC e in quello PdL. PdL e PD evidenziano – il PdL in modo più deciso e con proposte operative – la questione del trade-off tra rilevanza delle intercettazioni e diritto alla riservatezza.
RISORSE DA DEDICARE AL SETTORE.
 Molte delle proposte avanzate nei programmi su questo tema sono a “costo zero” trattandosi di riforme della regolazione. Le modifiche di tipo organizzativo richiedono risorse, la cui quantificazione non è al momento possibile poiché dipende dall’ampiezza e dai tempi di realizzazione delle proposte. Elementi su quali tutti i programmi non danno indicazioni. Il solo PdL esprime in modo chiaro l’intenzione di accrescere l’ammontare di risorse pubbliche dedicate al settore, ma non ne esplicita la misura.
La legge elettorale è incivile. Ma ci sono almeno tre motivi per votare comunque. Le liste bloccate danno molte informazioni sulle vere priorità dei partiti e su come interpretano il rinnovamento della classe politica: dalle quote rosa eluse al ringiovanimento spesso solo di facciata, mentre nella nuova Camera ci saranno almeno dodici deputati già condannati. Non è vero che i programmi dei due maggiori schieramenti sono uguali. L’unica cosa che hanno in comune è il fatto di essere libri dei sogni. E sulla legge elettorale, non tutti i partiti vogliono davvero cambiarla.
Vice Presidente di Confindustria per il Mezzogiorno
Qualche giorno fa Confindustria ha presentato insieme a CGIL CISL UIL un documento comune di proposte sul Mezzogiorno in vista delle prossime elezioni politiche. EÂ’ una iniziativa inusuale: abbiamo cercato, infatti, di capire lÂ’orientamento degli schieramenti politici su questioni che riteniamo determinanti a partire dallÂ’idea che le forze socio economiche si sono fatte della situazione meridionale.
Siamo partiti dalla sconfortante constatazione della sostanziale assenza di questo tema tra quelli discussi nell’ambito della campagna elettorale. Nonostante le forze politiche abbiano dedicato un punto del loro programma allo sviluppo del Sud, lo stesso è considerato quasi un atto dovuto: non è dibattuto, non se ne discute, non è oggetto di proposte concrete.
Invece, il Mezzogiorno rimane il principale problema di sviluppo del Paese, in cui le difficoltà economiche si sommano al disagio sociale ed all’emergenza civile.
Rispetto all’enormità del problema, non esiste un’unica risposta, ma tante risposte parziali: se sono molti, infatti, i problemi che affliggono questo territorio, altrettante devono essere le soluzioni da mettere sul tappeto, e diversi i soggetti che devono farsene carico, a partire dagli imprenditori e dalle altre forze sociali.
Ci troviamo in un passaggio molto stretto per gli imprenditori meridionali.
Progressivamente, ci siamo lasciati alle spalle un’idea dello sviluppo basata su sostegni intermediati dalla politica e dalla pubblica amministrazione, che non garantiscono trasparenza delle procedure e non riescono ad impedire tentativi di infiltrazione della criminalità , e che generano effetti distorsivi nell’assegnazione delle risorse pubbliche.
Abbiamo sposato pienamente lÂ’idea che il mercato debba essere il nostro principale punto di riferimento, essendo ormai chiuso il periodo delle commesse della Pubblica Amministrazione, dei mercati protetti e delle aziende che si illudono di poter sopravvivere grazie agli incentivi pubblici.
Ma questo rende molto più urgente la necessità di fare del Mezzogiorno un luogo dove è conveniente fare impresa.
Se possiamo rinunciare agli incentivi a pioggia, non possiamo fare a meno di una pubblica amministrazione moderna e trasparente, rapida nelle risposte ed efficiente nelle procedure, che faccia propria la missione dello sviluppo e della competitività delle imprese, tante volte viste, ancora oggi, con sospetto più che con benevola attenzione.
Non possiamo fare a meno di infrastrutture moderne e funzionanti, di un sistema fiscale amico di chi investe ed equo nel prelievo, di condizioni di sicurezza non lontane dal livello dei concorrenti europei, di mercati liberi da una presenza ingombrante dellÂ’attore pubblico
Su queste condizioni si deve incidere in profondità per ridurre le diseconomie ed i maggiori costi di cui i beni ed i servizi prodotti nel Mezzogiorno sono gravati: e su ciascuno di questi fattori abbiamo provato a snidare le forze politiche che si candidano a guidare il Paese, mettendo sul tappeto proposte concrete.
Voglio ricordarne alcune.
Cosa pensano i partiti dell’opportunità di aumentare la convenienza fiscale ad investire nel Mezzogiorno, utilizzando tutti gli spazi offerti dalla normativa comunitaria, come principale canale di promozione degli investimenti privati?
Si sentono in grado di garantire la stabilita e la certezza degli strumenti fiscali automatici che favoriscono gli investimenti e lÂ’occupazione?
Condividono l’idea di porre un argine alla proliferazione delle società pubbliche che gestiscono servizi locali, limitando la loro possibilità di accedere a risorse pubbliche fino a quando non si perviene ad una reale liberalizzazione del settore?
Come pensano di sostenere la rivolta contro il racket e contro la criminalità organizzata che ampie fasce della popolazione meridionali stanno sostenendo? Come giudicano l’idea di destinare la gran parte delle risorse del PON Sicurezza al controllo del territorio ed alla tutela degli investimenti delle imprese? Più in generale, come pensano di ripristinare nei territori più a rischio la presenza dello Stato in tutti gli aspetti della vita civile, dalla trasparenza della Pubblica Amministrazione al funzionamento della giustizia, dalla prestazione di servizi degni di un paese civile al rispetto delle regole?
Che idea si sono fatti di una scuola che produce una formazione di base largamente insufficiente e non incontra le esigenze delle imprese?
Sono d’accordo nell’identificazione di pochi grandi progetti infrastrutturali su cui concentrare le risorse, che scontenteranno qualcuno, ma daranno (forse) una prospettiva più concreta alle ambizioni meridionali sulla logistica? Come pensano di andare al di là di un assetto istituzionale sulle politiche di sviluppo che spezzetta il processo decisionale in mille passaggi dal centro alla periferia?
E infine, sono disposti a rinunciare ad un inutile Ministro o Vice Ministro per il Mezzogiorno per fare in modo che il Sud diventi finalmente problema di tutto il Governo? Riteniamo, infatti, che ben altra efficacia avrebbe un rafforzamento della capacità di indirizzo e di coordinamento affidata allo stesso Presidente del Consiglio, se del caso coadiuvato da un sottosegretario che possa fare da regista e da player nei confronti di tutti i provvedimenti attraverso i quali i singoli ministeri intendono correggere gli squilibri territoriali del Paese.
La sensazione che abbiamo ricavato dalla giornata di confronto è che la diagnosi dei problemi sia in buona parte condivisa, ma che le proposte delle forze politiche siano ancora troppo generiche per poter configurare interventi precisi ed impegni vincolanti. Tuttavia, il sasso nello stagno è stato lanciato: è auspicabile che su questi temi si apra un fertile dibattito tra politica e società civile da qui al voto, su cui costruire le basi per un impegno condiviso qualunque sia l’esito della consultazione elettorale.