Lavoce.info

Autore: Desk Pagina 143 di 203

Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".

Sommario 15 giugno 2007

Per giustificare l’intervento della politica nella vita delle imprese, Romano Prodi al festival di Trento ha dichiarato che negli USA ci sono 21 settori protetti. In realtà, sono meno e sono settori molto particolari. L’interventismo nuoce soprattutto quando, come in Italia, fa venir meno la certezza delle regole. Proseguiamo il bilancio del Governo Prodi a poco più di un anno dall’insediamento con due schede dedicate al sistema televisivo e al conflitto d’interessi.
La presenza significativa delle donne al governo, come in Francia, Spagna e Cile, non è soltanto un riconoscimento dei diritti civili di genere che va esteso a tutta la vita sociale. Ci sono ragioni per ritenere che faccia bene anche all’economia.
Il tasso d’inflazione è calcolato con sistemi diversi in Europa e negli Stati Uniti. Chi, fra i due, fornisce la rappresentazione più corretta?
Che effetto hanno avuto le liberalizzazioni sul mercato dei farmaci? UnÂ’indagine rivela che cominciano a sentirsi i vantaggi per i consumatori.

Aggiornamento: La disuguaglianza che arriva dal commercio di Paul Krugman

Sommario 12 giugno 2007

Lavoratori autonomi e piccole imprese protestano contro gli studi di settore, strumento di accertamento del reddito affinato nel corso degli ultimi anni. C’è un palese tentativo di depotenziarli. Ma può un Paese con un’evasione fiscale di circa il 27 per cento del Pil rinunciare a questo strumento?
Cronaca di una sconfitta: le fondazioni bancarie hanno ancora un grande peso nel governo delle banche, nonostante la legge Ciampi del 1999 mirasse a spezzare questo legame. E si riaffacciano tesi dirigiste sul settore del credito.
Sulla carta la previdenza complementare garantisce ai lavoratori la possibilità di scegliere diverse forme di investimento degli accantonamenti in passato destinati al Tfr. Ma in realtà la maggioranza degli accordi collettivi di lavoro ha introdotto restrizioni alla libera scelta dei lavoratori. Una proposta per ampliarla: apriamo a tutti i lavoratori i fondi chiusi.
Le norme sui requisiti di sistema in campo aereo restano lettera morta. Una storia di rinvii che dura da quasi due anni.
Per superare lo stallo della Costituzione europea è necessario un compromesso al Consiglio di giugno. Quali sono i nodi da sciogliere e quali i punti irrinunciabili?

Aggiornamento: Casa con vista sull’inflazione di Stephen G. Cecchetti

Sommario 8 giugno 2007

EÂ’ on-line Vox, portale europeo di economisti indipendenti. Si basa su un consorzio di siti web tra cui lavoce.info, che ha ispirato questa iniziativa.
Il declino economico dellÂ’Europa rispetto agli Stati Uniti sarebbe ancora più accentuato se si considerassero gli investimenti in software. I primi passi di Sarkozy si muovono in direzione diametralmente opposta alle 35 ore: la defiscalizzazione degli straordinari rischia di portare all’errore opposto.
E’ giusto affidare alla Consob la fissazione della soglia dellÂ’Opa obbligatoria, a seconda dei casi? Se ne discute spesso senza guardare i dati sul numero e il controvalore delle offerte. Eccoli. Conviene che i parlamentari mantengano unÂ’attività professionale durante il loro mandato? UnÂ’analisi dei loro redditi e delle loro assenze in Parlamento rivela pro e contro di questa scelta. La liberalizzazione dei servizi di pubblica utilità perde i pezzi. Tenere fuori l’acqua vuol dire sprecare le nostre scarse risorse idriche.
Si è concluso il festival dell’economia di Trento, dedicato a Riccardo Faini. Un volume raccoglie i suoi ultimi interventi rivolti al vasto pubblico.
Sul sito del festival trovate gli audio e le presentazioni dei relatori.

Aggiornamento: Tanto rumore per nulla di Tito Boeri e Agar Brugiavini

“Il tesoretto” Commedia all’Italiana in numero imprecisato di atti

Il da dire è presto detto,
c’è lì in cassa un tesoretto,
fu dovuto allÂ’extra-entrata,
al governo regalata

del Tremonti dalla cura,
dalla buona congiuntura,
che né il Visco né il Bersani
ci hanno messo piedi o mani.

Per spartirsi quei denari
grande lite tra i compari:
chi li vuol pei pensionati
altri un poÂ’ai disoccupati,

l’han già presi gli statali,
poi c’è il buco agli ospedali
e con tale introito in più
la ricerca o l’ auto blù?

Vi è anche il debito statale,
che lÂ’ Almunia fa star male,
lÂ’ICI in calo si propone,
da colui che fu il Piacione.

Poi un ritocco al deputato
e un aumento al magistrato,
qualche cosa agli ammogliati
poi le case agli immigrati

Dice Luca industriale
voglio il cuneo assai fiscale,
io ti dico, son Rosyna,
se conviviÂ….pensioncina

Vi confesso, son perplesso
e mi sento un poco fesso,
mentre sÂ’alza il siparietto
del nuovÂ’atto al “Tesoretto”.

Mancan solo i De Filippo,
ma c’è sempre il nostro Pippo:
la commedia allÂ’Italiana
più che mai è vivace e sana.

Qui neppure a Pirandello,
un pastiche così bello,
con Romano chÂ’entra ed esce,
sono certo, non gli riesce.

Voci e fischi dal loggione!
Presto il bis del Berluscone!?

Bilancio di un anno di governo

I costi della politica non sono solo e non sono tanto nelle remunerazioni di parlamentari, ministri, sottosegretari e amministratori pubblici, quanto negli scarsi rendimenti della loro attività di legislatori e di governanti. A poco più di un anno dall’insediamento del Governo Prodi, lavoce.info traccia un bilancio di quel (poco) che è stato fatto in materie ritenute prioritarie a Caserta o inserite nel dodecalogo post-crisi. Ecco le schede preparate dai redattori del sito in vista dell’incontro-intervista con il Presidente del Consiglio che si è svolto in un affollato auditorium di Trento l’ultimo giorno del Festival dell’Economia. Le schede sono dedicate ai seguenti temi: innovazione, politica del lavoro, fisco, giustizia, energia e ambiente, mercati finanziari, federalismo fiscale.

Incentivi più stabili all’innovazione. Ma serviranno?

Il programma

Il programma del centrosinistra parlava in modo ampio delle misure necessarie a far ripartire la crescita. E ancora di recente il presidente del Consiglio ha messo lÂ’accelerazione della crescita al centro dellÂ’agenda del secondo anno.

Le misure approvate dal governo includono sia misure orizzontali (incentivi alla ricerca per tutte le imprese) che selettive (incentivi e regimi di aiuto ad alcuni settori, uniti a controversi pronunciamenti selettivi come quelli nel caso Telecom e Autostrade Abertis di cui si discute altrove).

Spese in ricerca e sviluppo: il credito di imposta

Le principali misure volte a favorire l’innovazione e la ricerca nella Finanziaria 2007 sono l’introduzione del credito d’imposta in favore delle spese in ricerca e sviluppo (art. 19) e per i contributi delle imprese all’attività di centri di ricerca e università. Si possono definire misure orizzontali perché riguardano tutte le imprese che investono in R&S.

Commenti

1) È una buona idea dare maggiore stabilità alle varie forme di incentivazione allÂ’attività innovativa delle imprese – unÂ’esigenza fortemente sentita dagli imprenditori. Si deve però ricordare che, come indica lÂ’evidenza empirica disponibile per gli altri paesi, lÂ’efficacia degli strumenti di incentivazione e di detassazione per rilanciare lÂ’attività innovativa è incerta. Se la domanda di innovazione è poco elastica rispetto al costo dellÂ’innovazione (perché contano altri elementi diversi dal costo di innovare, come il grado di concorrenzialità dei mercati o il livello di istruzione dei lavoratori), allora è meglio non aspettarsi un forte effetto addizionale di rilancio dellÂ’innovazione nemmeno dalla predisposizione di incentivi permanenti, almeno fino a che le riforme strutturali non producano effetti. E siccome le riforme strutturali hanno faticato ad attuarsi in questo primo anno, è presumibile aspettarsi un effetto limitato di questi incentivi allÂ’attività innovativa
2) La R&S non è l’unico strumento di innovazione. Le piccole imprese distrettuali del Made in Italy innovano senza bisogno di attività formale di R&S. Misure di questo tipo sono dunque presumibilmente poco efficaci a raggiungere questo tipo di imprese. Si può però argomentare che le Regioni o gli enti locali posseggono strumenti migliori del governo centrale per favorire l’attività innovativa delle piccole imprese.

Settori strategici

La Finanziaria 2007 vede anche il ritorno della politica industriale, cioè lÂ’individuazione di alcuni settori strategici (e “aree sottoutilizzate”) cui sono stati destinati specifici regimi di aiuto (settori ad alta tecnologia, la difesa e i settori interessati dai progetti di innovazione industriale per lÂ’efficienza energetica) oltre alla creazione e al finanziamento di unÂ’Agenzia nazionale per la diffusione delle tecnologie per lÂ’innovazione, dedicata allÂ’”individuazione, valorizzazione e diffusione di nuove conoscenze,tecnologie, brevetti ed applicazioni industriali prodotti su scala nazionale e internazionale”, con sede a Milano e soggetta alla diretta vigilanza della presidenza del Consiglio.

Commento

I settori ad alta tecnologia sono quelli nei quali la produttività dovrebbe crescere più rapidamente. Proprio in questi settori, invece, i dati erano stati particolarmente negativi dopo il 2001. Ma già nel 2006, le cose sono andate molto meglio almeno in alcuni di questi settori, dunque prima che i regimi di aiuto della Finanziaria entrassero in vigore. C’era bisogno di destinare soldi pubblici a questo scopo? Inoltre, è dubbio che un’Agenzia, anche se localizzata nella capitale economica d’Italia, possa fare da meccanismo catalizzatore delle attività innovative.

Lavori in corso su energia e ambiente

Quello dell’energia e dell’ambiente è un fronte molto ampio e assai variegato che abbraccia molti ambiti. Il programma elettorale del centrosinistra rifletteva questo fatto: dedicava molto spazio a tali temi e assumeva di conseguenza importanti impegni.

Il programma era centrato su tre principi: lÂ’impatto sul clima, la sicurezza degli approvvigionamenti, lÂ’assetto istituzionale.
Per attenuare l’impatto sul clima dell’utilizzo dell’energia, il governo di centrosinistra si proponeva di ridurre l’impiego di combustibili fossili e comunque di incidere sul loro mix, privilegiando il gas naturale nella generazione elettrica. Nei trasporti l’obiettivo del clima doveva essere raggiunto con un riequilibrio delle modalità di trasporto (a favore della rotaia e del trasporto collettivo), l’uso dei biocarburanti e l’incremento degli standard di efficienza dei mezzi di trasporto. Nell’industria e nei servizi si sottolineava l’incentivazione dell’innovazione tecnologica in direzione dell’efficienza energetica. Nel settore civile infine si attirava l’attenzione sugli standard energetici degli edifici, sui sistemi di riscaldamento e raffreddamento, sui sistemi di illuminazione e sugli elettrodomestici.
Per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti si puntava su un maggior ricorso alle fonti rinnovabili e all’uso efficiente dell’energia, la realizzazione dei rigassificatori già autorizzati, la costruzione di nuovi gasdotti. Si intendeva anche operare un rafforzamento della rete di distribuzione interna e una maggiore concorrenza sui mercati di elettricità e gas.|
Quanto all’assetto istituzionale si prometteva un revisione dei poteri dell’Autorità per l’energia, una riforma della tariffa sociale dell’elettricità, una revisione del sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili, un rinnovato impulso all’attività di ricerca, dell’Enea, ma anche di centri di eccellenza, da istituire, per studi nel settore energetico e ambientale, la realizzazione di un programma energetico-ambientale con la costituzione di un consiglio superiore per l’energia e un’Agenzia nazionale per l’energia e per l’ambiente.

La Finanziaria e le misure per lÂ’ambiente

Non tutte le promesse sono state finora realizzate, ma molto ha fatto il governo in questo primo periodo di attività. La legge Finanziaria 2007 ha previsto unÂ’ampia serie di misure che spaziano dalla riqualificazione degli edifici allÂ’efficienza dei motori elettrici impiegati nellÂ’industria, a provvedimenti sul parco automobilistico, agli incentivi al sistema agroenergetico (biocarburanti) fino allÂ’istituzione di un fondo “Kyoto” per favorire misure di riduzione delle emissioni di gas-serra. In aggiunta a queste norme, si incentiva il solare fotovoltaico, si potenziano i certificati bianchi (i cosiddetti titoli di efficienza energetica), si rafforza il meccanismo di incentivazione delle fonti rinnovabili rivedendo i cosiddetti certificati verdi e modificando il famigerato meccanismo Cip6 della bolletta elettrica, si incentiva la cogenerazione e si dà impulso alla bioedilizia.
Il governo ha poi lanciato il “primo progetto di innovazione industriale sullÂ’efficienza energetica” volto a fare nascere e prosperare una ecoindustria nazionale attraverso il finanziamento di progetti di innovazione in campo energetico-ambientale. È stato rivisto il cosiddetto codice ambientale, si stanno prendendo provvedimenti di tutela delle fasce deboli in vista della prossima apertura del mercato elettrico, si sono assunti obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti. Ed altro.

Le emergenze: rifiuti e approvvigionamento gas

Se è vero che, in linea di principio, vi è ancora parecchio tempo fino alla scadenza della legislatura, e quindi vi è ancora ampia possibilità per realizzare il programma elettorale, sussistono tuttavia delle emergenze che ci accompagnano e rispetto alle quali un segnale di forte discontinuità non appare essere stato dato. Una di queste è l’emergenza rifiuti: vi è chiaramente qualcosa che non funziona, non può essere solo il risultato della sindrome Nimby, rispetto alla quale le attuali regole istituzionali vanno forse ripensate, un intervento strutturale organico è necessario.
Un’altra emergenza che quest’anno non è stata tale, ma potrebbe esserlo di nuovo il prossimo inverno, è la sicurezza degli approvvigionamenti di gas (prima ancora che di petrolio). Ora che il presidente russo Putin appare alzare il livello della contrapposizione con l’occidente, ora che una Opec del gas è un’eventualità meno vaga che in passato, ci vogliono più di prima provvedimenti decisi a favore di una diversificazione geografica delle forniture. I promessi incentivi ai rigassificatori non sembrano ancora avere sortito granché ed entrano in gioco problematiche simili a quelle dei rifiuti, dal meccanismo perverso delle opposizioni locali agli episodi di malcostume e di criminalità.

In ritardo sul clima

Ma soprattutto incombe su di noi l’emergenza clima. Qui va dato un segnale forte, che ancora dal governo non è venuto. È arrivata invece una bocciatura del piano di allocazione per il secondo periodo dello schema europeo di scambio dei permessi di emissione, l’Eu-Ets, in quanto troppo generoso. Siamo in buona compagnia: la Commissione europea ha respinto i piani di una ventina di paesi membri. Ma non è stato un buon segnale il disaccordo tra i due ministri competenti, con uno dei due smentito dalla Commissione e che è finito per passare per il sostenitore degli interessi dell’industria energivora ed emittiva.|
Il programma dellÂ’Unione affermava testualmente che lÂ’80 per cento della prevista riduzione di emissioni proverrà da misure domestiche. Conteneva inoltre lÂ’obiettivo di raddoppiare, durante la legislatura, la quota di impiego di fonti rinnovabili nella produzione di elettricità. Nel frattempo, si sono aggiunti gli impegni assunti nel Consiglio europeo dellÂ’8-9 marzo scorso, con il famoso “20-20-20”. Si sono dunque sommati a promesse elettorali impegni vincolanti che già oggi molti bollano come assai difficili, se non impossibili, da mantenere. Un recente studio di un autorevole istituto di ricerca economica tedesco (1) avanza unÂ’ipotesi di burden sharing, su come ripartire cioè lÂ’onere europeo di riduzione del 20 per cento entro il 2020 delle emissioni di gas-serra rispetto al 1990: sostiene che una ripartizione equa richiederebbe che lÂ’Italia riducesse le proprie emissioni del 23 per cento.

Commento

Appare chiaro che il governo italiano deve al più presto mostrare una determinazione senza precedenti nell’affrontare il problema, in mancanza della quale si prospetta il rischio di uno sforzo finanziario massiccio a carico del bilancio pubblico o direttamente delle tasche dei cittadini quando la cambiale europea o quella di Kyoto saranno giunte a scadenza.

(1) DIW Wochenbericht n. 18/2007.

Aspettando la riforma organica delle imposte dirette

Lotta allÂ’evasione

Il programma di governo del centrosinistra, per la parte relativa al fisco, indicava come priorità “la lotta allÂ’evasione, allÂ’elusione e allÂ’erosione”. Coerentemente, è stato attuato, con il decreto di luglio 2006 e con la Finanziaria 2007, un ampio insieme di norme volte, ad esempio, ad ampliare le informazioni messe a disposizione dellÂ’amministrazione finanziaria, a rafforzare la potestà e lÂ’attività di controllo, di accertamento e di sanzione da parte dellÂ’Amministrazione finanziaria, a prevenire o contrastare specifiche attività finalizzate allÂ’evasione fiscale, soprattutto nel campo dellÂ’Iva, a potenziare gli studi di settore. Si tratta di norme tecnicamente complesse, la cui efficacia e proporzionalità, tenendo conto degli oneri di adempimento posti a carico dei contribuenti e di soggetti terzi, non sempre è stata adeguatamente valutata, tanto che in alcuni casi sono stati necessari aggiustamenti e correttivi. I risultati di queste azioni andranno attentamente monitorati.

Il cuneo fiscale per le aziende

L’ipotizzata riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro è stata effettuata, per la componente a carico del datore di lavoro, operando sull’Irap e articolando la misura in modo coerente con gli obiettivi indicati dal programma: incoraggiare l’assunzione di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, favorire l’occupazione nelle zone depresse del paese, sostenere i livelli salariali delle fasce più deboli. L’esclusione di banche, assicurazioni e public utilities ha concentrato l’intervento sulle imprese maggiormente esposte alla concorrenza internazionale, ma ha aperto un contenzioso con la Commissione europea non ancora risolto.

Riforma Irpef

La volontà di ridurre anche la componente del cuneo a carico dei lavoratori ha portato a un intervento di riforma dell’Irpef, che ha interessato il disegno delle aliquote, la trasformazione delle deduzioni per carichi di famiglia e redditi di lavoro in detrazioni, e il ridisegno degli assegni familiari. Si è trattato di un intervento redistributivo, che ha modificato di poco il peso complessivo dell’Irpef, in aggregato.
Nonostante sia molto più numerosa la platea dei contribuenti avvantaggiati dalla riforma rispetto a quelli che pagheranno di più (stando ai dati delle dichiarazioni circa il 5 per cento, con redditi superiori ai 40mila euro), la riforma ha prodotto una diffusa insoddisfazione, che ne ha adombrato i lati positivi. Soprattutto, non ha risolto il problema degli incapienti (ossia di coloro che hanno redditi così bassi da non poter beneficiare delle detrazioni) e non ha aggredito, se non marginalmente, il nodo, sottolineato dal programma “della universalità del diritto a ricevere contributi alle responsabilità familiari, anche se in modo selettivo rispetto al reddito e alle condizioni economiche”. Gli assegni familiari continuano a essere riconosciuti ai soli lavoratori dipendenti, è ancora scarso il coordinamento fra detrazioni fiscali per carichi di famiglia e trasferimenti monetari alle famiglie, non è a regime unÂ’adeguata prova dei mezzi, con riferimento al nucleo familiare. Le questioni più importanti restano pertanto aperte.

Tassazione delle rendite finanziarie

Il programma del centrosinistra prevedeva la riforma della tassazione delle rendite finanziarie e la revisione del prelievo sul reddito di impresa, opportunamente coordinate fra di loro. Entrambi i terreni sono stati oggetto di studio di apposite commissioni ministeriali. La proposta di uniformare le aliquote della tassazione dei redditi finanziari a un livello intermedio fra le attuali aliquote del 12,5 e del 27 percento, promossa dal governo, ha però subito una battuta d’arresto in sede parlamentare, per divergenze anche all’interno della maggioranza, portando a una riformulazione del disegno di legge delega che si occupa ora di rendere il prelievo più omogeneo, sia pure senza, in prima istanza, intervenire sulle aliquote. Le proposte sulla tassazione del reddito di impresa sono al momento ancora in fase di elaborazione. Esse dovrebbero comunque basarsi su quanto è emerso dall’ampio lavoro di consultazione delle categorie interessate effettuato dalla commissione ministeriale, e che ha costituito una importante innovazione di metodo ai fini di impostare ipotesi di riforma.

Tassazione redditi immobiliari

Un altro terreno aperto è quello della tassazione dei redditi immobiliari.
Il programma prevedeva “una rivisitazione complessiva del sistema delle detrazioni fiscali, rivedendo le agevolazioni fiscali a favore del libero mercato e, contemporaneamente, incrementando la detassazione degli affitti a canone concordato” e “un intervento sulla fiscalità della casa che penalizzi lo sfitto, anche ai fini di un vero contrasto al canone nero e di una diversa modulazione dell’Ici”, da attuarsi congiuntamente alla revisione degli estimi catastali.
Queste proposte, originariamente inserite in un ampio piano di intervento per risolvere il problema “casa”, posto anche di recente fra le priorità di governo, non si sono ancora concretizzate in un disegno normativo, se non per quanto riguarda la revisione degli estimi catastali contenuta in un disegno di legge delega presentato dal governo. Permangono invece visioni diverse allÂ’interno della maggioranza, anche in contrasto con gli impegni del programma, come la proposta di portare gli affitti percepiti anche sul libero mercato fuori dallÂ’Irpef, assoggettandoli a unÂ’aliquota del solo 20 per cento e di abolire o ridurre fortemente lÂ’aliquota dellÂ’Ici sulla “prima casa”.

Commento

Nel complesso il governo si è fino ad ora mosso in linea con il programma, ma alcune scelte particolarmente importanti, soprattutto per quanto riguarda il disegno delle imposte dirette, restano ancora da compiere. Il rischio è che la forte crescita delle entrate, in parte imprevista, alimenti, prima ancora di consolidarsi, le più disparate promesse di sgravi fiscali, portando a provvedimenti non sufficientemente meditati. È invece necessario che i margini di intervento che si aprono vengano prioritariamente utilizzati per portare a termine una riforma organica e compiuta, e quindi auspicabilmente più stabile, dell’imposizione diretta.

Il codice delle autonomie non basta

Federalismo fiscale e riforme istituzionali

Il programma di governo del centrosinistra poneva tra i suoi punti qualificanti la introduzione del federalismo fiscale, cioe’ la attuazione dell art. 119 della costituzione, e il completamento delle riforme istituzionali degli anni 90, con la riduzione del numero dei parlamentari e la specializzazione funzionale delle due camere, con la trasformazione del Senato in una camera regionale, o una camera delle regioni. A tutt’oggi si e’ visto pochissimo, nonostante le varie promesse. E se per le riforme istituzionali, correttamente, il programma rimandava ad un rapporto con l’opposizione e a riforme bipartisan, per cui la responsabilita’ puo’ essere condivisa con l’opposizione, non cosi’ per il federalismo fiscale e l’attuazione dell’art.119. Questo e‘ tanto piu’ preoccupante e sorprendente, quanto la manovra di bilancio per il 2007, di successo in merito al controllo dei conti, si e’ largamente basata sull’apporto degli enti locali, a cui sono stati richiesti i maggiori sacrifici.

 

Riorganizzazione dei governi

Il governo ha varato una legge delega sulla riorganizzazione dei rapporti dei governi, con il cosiddetto codice dellÂ’autonomie, e ha iniziato un processo di revisione dei rapporti finanziari tra governi, con la previsione di una legge delega sul federalismo fiscale. La legge delega sull-art.119, promessa piuÂ’ volte dal governo, non ha peroÂ’ mai visto la luce e se ne sono perse le tracce. Per quanto riguarda il codice delle autonomie, un punto qualificante di questo doveva essere rappresentato da una riorganizzazione delle funzioni per livello di governo, allo scopo di semplificare e rendere piuÂ’ efficiente lÂ’azione dei governi locali superando la frammentazione eccessiva che caratterizza gli attuali enti locali. A questo fine una delle previsioni del codice era il blocco dellÂ’introduzione di nuovi livelli di governo fincheÂ’ non fosse stata chiara la soluzione definitiva ai problemi di allocazione di funzioni e risorse. Eppure, nuove province sono state introdotte anche con la recente finanziaria, in contrasto con i principi della stessa legge delega e le dichiarazioni dei ministri responsabili.

Federalismo fiscale

La nostra Costituzione prevede esplicitamente un coinvolgimento dei governi locali nella determinazione della manovra finanziaria per lÂ’anno, in particolare per le funzioni sotto il loro diretto controllo. Il coordinamento della finanza pubblica, non a caso, eÂ’ attribuito dalla costituzione vigente, al regime delle funzioni concorrenti tra Stato e Regioni. Sul piano del metodo, questo non eÂ’ avvenuto: ancora una volta gli enti locali sono stati trattati come controparti dello stato, cosiÂ’ come le organizzazioni private, piuttosto che come una parte dello stato. Sul piano del merito, i nuovi patti di stabilita interna, in linea con quello europeo, sono passati da controlli sulla spesa a controlli sui saldi, ma non sono stati rivisti in modo sistematico gli strumenti finanziari offerti a livello locale per svolgere questa funzione, creanda non pochi problemi allo stessa governo.
Questo eÂ’ preoccupante anche alla luce dei fenomeni di soft budget constraint che ancora influenzano i comportamenti locali. I debiti finanziari del Lazio, per una cifra complessiva attorni ai 10 mld di euro, sono stati di fatto ripianati dal governo centrale. Quali meccanismi si prevedono per evitare nel futuro comportamenti simili? Cosa impedisce lÂ’innescarsi di nuovi meccanismi di irresponsabilitaÂ’ finanziaria per gli enti locali in futuro?

Riforme istituzionali

Il programma di governo prevedeva la modifica del bicameralismo perfetto e la specializzazione funzionale delle due camere. Si tratta di un punto essenziale per la stabilitaÂ’ dei governi futuri: il governo Prodi non avrebbe i problemi che ha se questa operazione fosse giaÂ’ stata fatta in passato. Paradossalmente, centro destra e centro sinistra sono perfettamente dÂ’accordo su questo punto; la riforma costituzionale del centro destra, criticabile su molti altri aspetti, giaÂ’ questo esplicitamente prevedeva. Eppure, nessun percorso eÂ’ iniziato su questo punto. La materia eÂ’ in discussione alla Commissione affari istituzionale e sembra liÂ’ bloccata. UnÂ’azione politica seria da parte del governo su questo fronte eÂ’ interamente mancata. Cosa intende fare il governo in futuro su questo tema?

Giustizia, lo scoglio di una maggioranza risicata

Il programma

Il programma elettorale dell’Unione dedicava ampio spazio alla giustizia preannunciando riforme radicali, con l’obiettivo di intervenire sull’organizzazione della giustizia e di ridurre i tempi dei processi. Dopo i primi 12 mesi, che cosa è stato fatto?

Sospensione riforma Castelli

In una prima fase il ministro Mastella si è dedicato, peraltro con discreto successo, a migliorare le relazioni con la magistratura, piuttosto tese con la precedente maggioranza di centro-destra. È una strategia che si cerca di perseguire anche con gli altri protagonisti del sistema giudiziario: per il prossimo ottobre è annunziata un’assemblea nazionale sulla Giustizia.
In termini di politica legislativa, come promesso nel programma, il governo si è mosso innanzitutto per modificare la riforma dell’ordinamento giudiziario varata dalla precedente maggioranza alla vigilia delle elezioni politiche. Si è così arrivati, nell’ottobre dell’anno scorso, alla sospensione della parti più controverse della riforma Castelli, quelle sulla carriera. Si è dovuto però aspettare marzo 2007 perché il governo presentasse un disegno di legge di riforma alternativo, attualmente in discussione alla commissione Giustizia del Senato.

Riforma per una giustizia più rapida

Negli ultimi mesi, il vigore riformista del governo si è sviluppato anche su altri fronti. Sempre in marzo, è stato approvato un Ddl di riforma del processo civile che rafforza i poteri del giudice e semplifica alcune procedure, il tutto per cercare di migliorare l’efficienza, accorciando i tempi. In aprile, un analogo Ddl è stato varato in campo penale, con misure che vanno dall’allungamento dei termini di prescrizione – che il precedente governo aveva accorciato – a una riforma dei ricorsi per cassazione: anche in questo caso si tratta di misure volte ad accelerare il funzionamento della macchina giudiziaria.
Infine, pochi giorni fa il consiglio dei ministri ha approvato un altro Ddl che istituisce “lÂ’ufficio per il processo” e che rende obbligatorio il processo civile telematico a partire dal 2010. Si tratta di misure che intendono rafforzare lÂ’organizzazione degli uffici giudiziari, anche attraverso lÂ’assunzione di nuovo personale, e che puntano molto sulla diffusione dellÂ’informatica, anche in questo caso per rendere più rapido il processo. LÂ’obiettivo del governo è quello di arrivare, in campo civile, a garantire una durata massima del processo, in tutte le sue fasi, di cinque anni.

Commento

Diversi progetti di riforma sono dunque in cantiere, bisogna però tenere conto del fatto che si tratta di iniziative avanzate in forma di Ddl e che perciò devono essere tutte approvate dal Parlamento, dove il governo non dispone oggi di una solida maggioranza. Quale risultato concreto produrranno perciò è difficile prevedere. Ad esempio, è molto difficile che l’approvazione della riforma dell’ordinamento giudiziario non incontri difficoltà e possa perciò essere definitivamente approvata prima del 31 luglio, che è la data limite della sospensione della riforma Castelli. In tal caso si renderebbe necessaria una nuova sospensione, oppure una soluzione attraverso il compromesso con l’opposizione, cosa non facile dati gli orientamenti piuttosto differenti di centrosinistra e centrodestra in tema di giustizia.
In altre parole, le riforme sono sulla carta, ma tempi e contenuti di quanto verrà effettivamente varato sono ancora incerti.

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