Volevo brevemente, come si confà a chi lavora a Metro, salutare la redazione che celebra in questi giorni il quarto compleanno. E dirvi anche che il successo della vostra iniziativa non è dovuta esclusivamente allÂ’originalità del vostro forum permanente sui temi dellÂ’economia e dello sviluppo; alla scelta del web e delle sue grandi potenzialità in anni, era il 2002, in cui Internet viveva la sua crisi più profonda; o alle posizioni riformiste e moderne dei vostri editorialisti, che in questi anni sono stati un riferimento costante per la politica e per lÂ’informazione in questo Paese spesso al di là di quegli steccati ideologici e opportunismi di giornata così condizionanti per la nostra agenda politica. No, la voce.info ha funzionato anche perché è stata capace di parlare a tutti, di utilizzare un linguaggio accessibile e non tecnicistico utile alla comprensione dei fatti anche per coloro che non hanno in tasca un master in Economia politica o che non sono interessati a “leggere tra le righe”, ma semplicemente a leggere e capire. Metro ha ripreso e pubblicato le vostre analisi riscuotendo tra i suoi lettori (che sono in gran parte “non lettori” abituali di giornali) consenso e aprezzamento. Le parole sono importanti, per dirla col regista, specie se lÂ’obiettivo è farsi comprendere dai più. Bravi, continuate così.
Giampaolo Roidi
Direttore responsabile di Metro
Autore: Desk Pagina 157 di 206
Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".
lavoce.info compie quattro anni. Due ragioni in particolare ci spingono a continuare questa nostra esperienza. C’è una domanda molto forte di informazione economica di qualità , sul nocciolo dei problemi. Mentre manca in Italia una testata che svolga la funzione di “watchdog” della politica economica. Le nostre caratteristiche ci garantiscono la massima autonomia di giudizio e ci permettono di affrontare temi scomodi e dimenticati dal dibattito pubblico, come il ricambio incompleto ai vertici di Banca d’Italia, la riduzione (o abolizione) delle province, gli aiuti allo sviluppo dopo il ritiro dall’Iraq e la compenetrazione fra economia legale e illegale.Â
Il Governo vara, nell’unico modo possibile, un pacchetto di misure di liberalizzazione. Alcune sono già in vigore. Altre richiederanno ulteriori interventi e rischiano di non venire mai attuate. Cerchiamo di evidenziare gli aspetti più importanti dei provvedimenti e discutiamo di cosa si può fare per renderli più efficaci. Buon inizio, comunque, del nuovo Governo.
Ringraziamo il Presidente del Consiglio Prodi per i suoi auguri in occasione d
el quarto compleanno de lavoce.info e Giuliano Ferrara per la sua valutazione della nostra esperienza. Abbiamo intenzione di continuare, essendo al contempo più europei e più capaci di trattare questioni trascurate dal dibattito pubblico. Aiutateci segnalando temi importanti nelle risposte al nostro questionario e sostenendoci coi vostri contributi.
Cosa ha detto la stampa
Â
13 Dicembre 2005 Repubblica
Lavoce.info: 30 mila iscritti
ROMA — Il sito lavoce.info ha superato in questi giorni i 30 mila iscritti alla sua newsletter e ha raggiunto, nei mesi di ottobre e novembre, il traguardo di un mlione di pagine scaricate mensilmente. Ideato da Tito Boeri, il sito si è accreditato come coscienza critica del governo Berlusconi, ma partendo da posizioni liberiste. Da oggi inoltre è in chiaro www.teulos-eu.com, il gemello francese de lavoce.info.
10 giugno 2006 Riformista
..la squadra della voce.info, una delle più riuscite fucine di egemonia cultural-politica sul versante del mantello liberale generosamente offerto alle spalle della vecchia sinistra statalista e tastatrice.
28 febbraio 2006 Il Sole24ore
La setta de lavoce.info; Il ministro e la Scientology degli economisti
Ma chi sono gli economisti di Scientology, ai quali il ministro dellÂ’Economia Giulio Tremonti da qualche tempo rivolge i suoi strali ironici? Chi si può individuare nella parte di Ron Hubbard, e chi in quella dellÂ’adepto “glamourousÂ’, qualcuno che sia, per così dire, lÂ’equivalente di Tom Cruise o di John Travolta? Un indizio sicuro lo ha fornito lo stesso Treinonti. Il quale ha evocato per la prima volta Scientology nel corso della conferenza sta che è seguita alla riunione del Comitato interininisteriale per il credito e il risparmio. E lo ha fatto in risposta a chi gli chiedeva cosa pensasse del parere di alcuni economisti e giuristi, come il collaboratore della Voce Francesco Vello, che quel giorno stesso si era espresso a favore del pensionamento in via definitiva del medesimo Cicr, se non altro per evitare rischi di interferenzee politiche sullÂ’attività di vigilanza creditizia o sui compiti delle authority che controllano il mercato. La “setta” alla quali il ministro si riferiva potrebbe esssere quindi quella degli intellettuali che scrivono sul giornale telematico www.lavoce.info il cui animatore principale è Tito Boeri. Certo, nel gruppo lÂ’equivalente di Cruise o Travolta non si trova. Al massimo, tra i suoi collaboratori si può rintracciare qualche anziano premio Nobel come Robert Solow, o qualche esperto internazionale di finanza pubblica non pregiudizialmente tenero con i conti dello Stato italiano, come Vito Tanzi o come Daniel Gros. Quanto al “guru” di questa setta, non ci sono dubbi: si tratta dellÂ’economista Francesco Giavazzi, al quale la saggezza di Colbert non va giù. Né in francese, né in italiano.
Â
15 giugno 2006 Il Foglio
La strana lobby degli economisti, sinistri per tic e liberisti per forza
Milano. Il suo debutto il partito degli economisti lÂ’ha fatto a giugno 2005, quando il Sole24Ore ha pubblicato un appello sul rigore fiscale firmato da 140, poi 178, infine 193 adepti della “scienza triste”. Casus belli, gli sforzi di Silvio Berlusconi per ottenere flessibilità sui conti pubblici italiani. Tra le prime adesioni compaiono alcuni nomi che poi giocheranno un ruolo importante nella strategia unionista di attacco al potere. Come Tito Boeri e Riccardo Faini.
Boeri, che insegna Economia del lavoro allÂ’Università Bocconi, ha ottenuto il Ph.D. alla New York University è stato Senior economist allÂ’Ocse e consulente del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale e della Commissione europea, e oggi dirige la Fondazione Rodolfo Debenedetti. Fondatore e redattore de lavoce.info — il sito dalla grafica dimessa, che funziona come un club di giocatori di polo e che ha coagulato la miglior intellighenzia Cav-scettica disponibile — in campagna elettorale è stato uno dei volti che con più convinzione hanno sostenuto Romano Prodi. Faini, che il Ph.D. lÂ’ha preso al Mit ed è transitato per le stesse organizzazioni internazionali di Boeri, è approdato a Tor Vergata dopo unÂ’esperienza al la Banca dÂ’Italia e poi al ministero dellÂ’Economia come dirigente generale, regnante Vincenzo Visco. A differenza di Boeri, che per ora è rimasto a bocca asciutta, Faini ha incassato già due incarichi di prestigio: presidente della commissione per la verifica dei conti pubblici e successivamente coordinatore del gruppo di lavoro ministeriale sul Dpef. Entrambi gli incarichi gli sono stati affidati da Tommaso Padoa-Schioppa, a cui è legato dai tempi della Banca dÂ’Italia, che ne ha fatto una sorta di direttore generale ombra del ministero dellÂ’Economia (vacilla la poltrona di Vittorio Grilli). Quanto a Prodi che una parte della redazione de lavoce.info aveva incontrato prima delle elezioni, nessuno si aspettava da lui una convocazione diretta: si sa che il premier preferisce circondarsi di vecchi amici, come dimostra lÂ’elevazione di Fabio Gobbo a sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Qualcuno dice che Boeri, come la maggior parte dei suoi colleghi vocianti, non aspirava alla prima linea. “Nessuno di noi ha mai fatto un investimento reale sulla politica — confida uno dei redattori — Preferiamo tenere le mani libere”. Ma certo un pensierino agli affari di potere era stato fatto. Gli uomini della Voce sono maestri di triangolazione con il sistema dei media, dal Corriere della Sera (dove domina però un vociante anomalo come Francesco Giavazzi), il Sole 24 Ore, la Repubblica e la Stampa.
Tra i principali sostenitori del partito degli economisti, c’è il tesserato numero uno del Partito democratico, Carlo De Benedetti che coi suoi media e attraverso la fondazione diretta da Boeri aiuta finanziariamente la pattuglia. Un altro supporter è Innocenzo Cippolletta, presidente del Sole24Ore e dell’Università di Trento, città dove si è svolto il Festival dell’economia targato lavoce.info. E’ forse in virtù di questi due fatti — la disattenzione di Prodi e il collateralismo con CDB — che, dopo aver offerto al centrosinistra copertura intellettuale, lavoce.info ha iniziato a punzecchiare la nuova maggioranza: prima con Carlo Scarpa sull’incapacità dell’esecutivo di organizzare una catena gerarchica efficace nelle decisioni economiche, poi con Bruno Dente sul tradimento della legge Bassanini, infine con Boeri e Pietro Garibaldi (trait-d’union tra Boeri e Giavazzi e uomo secondo alcuni di sospette simpatie destrorse) proprio sui risultati della commissione Faini, ritenuti imprecisi e ambigui: non si mischiano le valutazioni tecniche e le considerazioni politiche.
Molti hanno visto nel club lavoce.info un concentrato di potere accademico: c’è forse un grumo di dinamiche baronali, ma non è tutto. Il nocciolo è che, in questa creazione sinistroide per tic e liberista per forza, c’è l’aspirazione degli economisti a farsi caimani, a uscire dalle aule e diventare editorialisti: meglio essere letti da centomila lettori ordinari per un giorno, che essere studiati per vent’anni da un pugno di scienziati tristi.
Cari amici, è con vero piacere che mi associo ai tanti che in occasione del quarto compleanno de lavoce.info, vi rivolgono oggi parole di augurio. Le vostre analisi, le vostre critiche, le vostre riflessioni sono state in questi anni uno stimolo intelligente e sempre puntuale all’analisi e, in più di un’occasione, all’azione. Sono certo che anche nei recenti provvedimenti di riforma decisi dal Consiglio dei Ministri di qualche giorno fa avrete trovato qualche traccia del vostro intelligente lavoro. Con amicizia Romano Prodi, Roma 3 luglio 2006
Si avvicina il nostro compleanno: vi chiediamo due minuti per rispondere a un questionario. Ci servirà per migliorare il servizio. Grazie.
La timida crescita del 2006 rischia di durare poco se non si fa qualcosa per allentare i vincoli che frenano lÂ’economia italiana. Con un petrolio così caro, è sempre più urgente che il governo riempia di contenuti la delega in bianco che chiede per liberalizzare i mercati dellÂ’elettricità e del gas. Senza dimenticare il risparmio energetico e le fonti alternative. Un poÂ’ di coraggio ci vorrebbe anche per ridurre drasticamente gli aspetti anti-competitivi dellÂ’affido di incarichi in-house (cioè senza appalto pubblico) nella pubblica amministrazione. Tenendo a mente che, come si impara dallÂ’esperienza degli altri paesi Ocse, far passare le riforme non è unÂ’impresa impossibile anche per governi deboli o poco coesi, soprattutto se i cittadini sono informati sui loro costi e benefici. Speriamo di trovare queste riforme nel Dpef, che secondo la legge, deve essere consegnato al Parlamento entro il 30 giugno.Â
Otto squadre si contendono la vittoria ai mondiali di calcio. Chi vince avrà davvero vantaggi economici?
Roberto Convenevole commenta l’articolo di Arachi, Fiorio e Zanardi sull’Iva. La controreplica degli autori.
Dunque, si ri-vota, stavolta sulla Costituzione. Una scheda per capirne di più ed un “vero o falso” su quanto che si dice sui media e nel dibattito politico. Centro-destra e centro-sinistra hanno idee opposte sul referendum, ma entrambe vogliono cambiare la Costituzione. Ma perché cambiarla? E dove farlo? Per l’efficacia e la stabilità dei governi è forse più utile riformare la legge elettorale che introdurre il premierato. E il decentramento dei poteri è un dato di fatto, con cui bisogna imparare a convivere.  A proposito di federalismo: più che la spaccatura del Paese, con la riforma il rischio è la moltiplicazione dei centri decisionali e la perdita di autonomia tributaria degli enti locali con connessi problemi di irresponsabilità finanziaria e aumento della spesa pubblica. Proprio ora che si sta tentando di imporre invece un vincolo rigido sul bilancio delle Regioni. In ogni modo, Costituzione a parte, è forse lo stesso istituto del referendum che meriterebbe di essere riformato.
Continua il miracolo dei nuovi di posti di lavoro; si chiama, in grande parte, immigrazione.
Aggiornamenti sul calcio: Il gol non segna la crescita, Le società calcistiche, colossi finanziari con i piedi d’argilla.
 Nicola Lacetera e Mario Macis rispondono ai commenti dei lettori.
Già in campagna elettorale abbiamo assistito allo spettacolo di chi “la spara più grossa” nel dibattito politico, e abbiamo dunque cercato di fare un po’ di chiarezza su dati e cifre, spesso citati a vanvera. Sul referendum costituzionale, anche se si tratta di una tematica apparentemente più ristretta, si rischia lo stesso. Questa settimana riproponiamo dunque il nostro “Vero o falso?” Informeremo i lettori (contando anche sul loro aiuto) su sviste o eventuali errori.
Il cuneo fiscale e contributivo resta ancora per molti aspetti un oggetto misterioso. Ma cosa è questo cuneo, come è composto e quali sono le conseguenze di una riduzione di una o più delle sue componenti? EÂ’ importante distinguere tra le parti del cuneo formate da imposte e quella formata da contributi. Non è vero che un taglio del cuneo sui salari più bassi sarebbe un sussidio implicito all’agricoltura perchè sono relativamente pochi i lavoratori salariati nel settore e si potrebbe contestualmente abolire il regime speciale dei sussidi di disoccupazione per i lavoratori agricoli. Il vero problema è che il governo sembra intenzionato a mantenere le politiche di sussidio allÂ’agricoltura, con motivazioni ambientali assai poco condivisibili. Per finanziare il taglio del cuneo è stata formulata lÂ’ipotesi di un ritocco delle aliquote Iva. Oltre agli effetti sullÂ’inflazione, preoccupano gli aspetti redistributivi.
Armando Tursi commenta le proposte di riforma della Legge Biagi.
Messa sotto accusa in Europa, invisa al precedente Governo, ma difficile da sostituire con un’imposta migliore. LÂ’Irap è comunque il terzo tributo del nostro ordinamento, dopo Irpef e Iva. Oltre a essere il principale delle Regioni italiane. Prima di tagliarla, si dovrebbe indicare la copertura per la perdita di gettito. E si dovrebbe evitare di minare la coerenza del sistema tributario. Dare più spazio di manovra delle Regioni sull’Irpef non risolve il problema della sperequazione territoriale delle risorse e soffre dell’assenza di alcuni cespiti dalla base imponile dell’imposta sui redditi, mentre attribuire alle Regioni imposte sui consumi non garantisce adeguati spazi di autonomia.