Lavoce.info

Autore: Desk Pagina 176 di 203

Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".

Sommario 20 settembre 2004

Una regola stupida? Il tetto del 2 per cento nella crescita della spesa corrente rispetto al preconsuntivo 2004 desta molte perplessità. Le regole servono quando sono facilmente applicabili. Ma il tetto è solo un principio astratto perché taglia in modo indiscriminato spese già previste a norma di legge. Ignora spese sanitarie in corso e i rinnovi contrattuali in atto nel pubblico impiego. Si finiranno per tagliare soprattutto le spese in conto capitale e, pur di difendere le pensioni di anzianità, per sacrificare prestazioni sociali importanti per i cittadini più poveri (come i servizi gestiti dai Comuni). E comunque, nonostante il tetto, i conti della manovra 2005 ancora non tornano. Mentre il bonus contributivo per chi decide di continuare a lavorare non è affatto vantaggioso. Se si hanno problemi di liquidità, meglio indebitarsi con una banca che farsi dare i contributi rinunciando ad aumentare la propria pensione futura. Se la norma porterà a risparmi nella spesa previdenziale, lo farà ingannando i cittadini.

Aggiornamenti sull’attualità:
Riflettendo sul decreto 56/2000 di Massimo Bordignon e Piero Giarda, 23-09-2004
L’attuazione del decreto di Massimo Bordignon e Piero Giarda, 23-09-2004

Sommario 16 settembre 2004

La riunione dell’Ecofin sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita è servita solo a mettere le carte in tavola. Le questioni più importanti sono tutte ancora tutte da affrontare. La proposta della Commissione è un passo in avanti, ma bisogna meglio definire le “circostanze eccezionali” in cui sono concesse deroghe al tetto del 3 per cento di deficit. Utile introdurre un riferimento al debito previdenziale, ma deve valere come regola d’ora in poi, non essere riferita al passato. Lo stesso vale per ogni riferimento all’agenda di Lisbona. Insomma, la filosofia delle riforme deve essere quella di mantenere regole applicabili, quindi molto ben definite, riducendo al minimo la discrezionalità. Al tempo stesso bisogna rimediare a quelle distorsioni del Patto che oggi finiscono per rendere più difficili, anzichè facilitare, le riforme strutturali.

Vincenzo Visco commenta l’analisi di Faini e Giavazzi sugli incentivi fiscali al Sud.

Aggiornamenti sull’attualità:
Le pensioni nel patto di Tito Boeri e Guido Tabellini, 16-09-2004
Il costo della devolution di Massimo Bordignon, 16-09-2004

Le pensioni nel Patto

Le riforme strutturali non possono più essere rinviate. Il Patto di stabilità e crescita puo’ essere un ostacolo alla loro realizzazione perché molte riforme, soprattutto quelle pensionistiche, costano nel breve periodo e pagano nel lungo. Secondo Boeri e Tabellini, nel rivedere il Patto e’ utile introdurre nuovi parametri oggettivi che tengano conto di questi benefici di lungo periodo, come il debito implicito dei sistemi pensionistici. Vito Tanzi, tuttavia, osserva tuttavia che nei paesi che hanno attuato importanti riforme negli ultimi anni il livello della spesa pubblica si è sempre ridotto. Perché spesso la spesa improduttiva è tale da consentire drastiche “cure dimagranti”. Segue la controreplica degli autori.

Sommario 13 settembre 2004

La riunione dell’Ecofin sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita è servita solo a mettere le carte in tavola. Le questioni più importanti sono tutte ancora tutte da affrontare. La proposta della Commissione è un passo in avanti, ma bisogna meglio definire le “circostanze eccezionali” in cui sono concesse deroghe al tetto del 3 per cento di deficit. Utile introdurre un riferimento al debito previdenziale, ma deve valere come regola d’ora in poi, non essere riferita al passato. Lo stesso vale per ogni riferimento all’agenda di Lisbona. Insomma, la filosofia delle riforme deve essere quella di mantenere regole applicabili, quindi molto ben definite, riducendo al minimo la discrezionalità. Al tempo stesso bisogna rimediare a quelle distorsioni del Patto che oggi finiscono per rendere più difficili, anzichè facilitare, le riforme strutturali.

Tra una newsletter e l’altra abbiamo pubblicato interventi sulla nuova rete a pedaggio e, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico, sulla transizione scuola-lavoro.

Vincenzo Visco commenta l’analisi di Faini e Giavazzi sugli incentivi fiscali al Sud.

Sommario 6 settembre 2004

E’ giusto aumentare le rette universitarie, come ha fatto recentemente Tony Blair? Qualora gli aumenti e le differenziazioni delle rette fossero accompagnate da altre riforme significative (sul valore legale del titolo di studio, sulla destinazione dei fondi, sul meccanismo di selezione dei docenti, sulle borse di studio e sui prestiti per aiutare gli studenti che provengono da famiglie con basso reddito), le università sarebbero in grado di competere esplicitamente in qualità, migliorando l’allocazione delle risorse, la didattica e la ricerca. Ad un anno dal varo dell’Istituto italiano di tecnologia, un intervento del Commissario dell’Iit, che fa il punto sul nuovo centro di ricerca.

Tra una newsletter e l’altra abbiamo pubblicato interventi sulla Bossi-Fini e una descrizione della riforma del Patto di Stabilità e Crescita proposta dalla Commissione Europea. Chi volesse essere avvisato di questi aggiornamenti infrasettimanali, può installare RSS sul suo computer oppure semplicemente venire a trovarci tutti i giorni, mettendo lavoce.info nella lista dei siti preferiti.

Stefano Micossi risponde a Luca Enriques sul ddl risparmio. La contro-replica dell’autore.

Aggiornamenti sull’attualità:
Il pedaggio si fa strada di Marco Ponti, 08-09-2004
La difficile transizione dalla scuola al lavoro, di Norberto Bottani e Alexander Tomei, 09-09-2004

Sommario 30 agosto 2004

Doveva essere approvata entro i primi mesi del 2004. Poi entro l’estate. Per ridare fiducia agli investitori dopo la crisi Parmalat e arginare la perdita di competitività del nostro paese. Ma della riforma del risparmio bipartisan si è ormai persa traccia. Forse meglio così. Le bozze che circolano tra gli addetti ai lavori non tengono conto dell’evoluzione del quadro normativo in Europa. E ignorano il problema cruciale del piccolo risparmiatore italiano: quello di tutelarsi da banche che approfittano dei loro molteplici conflitti di interesse. Un indice di affidabilità delle banche potrebbe essere d’aiuto.

Vi ricordiamo che durante la settimana saranno fatti aggiornamenti al sito senza inviare la newsletter per non ingolfare la vostra posta elettronica. Venite a trovarci spesso e continuate a sostenerci: viviamo grazie al vostro sostegno.

Aggiornamenti sull’attualità:
Bossi-Fini: quando il tagliando non basta di Tito Boeri, 02.09.2004. 
Un Patto più intelligente di Andrea Montanino, 03.09.2004.

Sommario 23 agosto 2004

Il prezzo del petrolio è troppo alto? Meno di altre volte. E, in ogni caso, stimolerà la riduzione dei consumi energetici. Altro che ridurre le imposte…: forse non tutto il male viene per nuocere!

Con la nuova Commissione l’Europa balza in primo piano. Occorre rimettere in discussione l’agenda della politica europea del neopresidente, concentrandosi sulla creazione di un mercato unico invece che su obiettivi sui quali la Commissione non ha poteri effettivi, quali l’agenda di Lisbona. E la politica agricola deve essere riformata: gli aiuti agli agricoltori continuano a gravare troppo su tutti, dopo riforme ancora poco incisive. Le elezioni del Parlamento hanno poi messo in luce l’assenteismo in certi paesi. E se si assegnassero i seggi (anche) in proporzione all’affluenza alle urne?

Un Dpef leggero, ma realistico

Il Dpef 2005-8 è uno dei più brevi della storia. Presenta un quadro realistico della situazione economica del Paese perché non nasconde il peggioramento strutturale dei conti pubblici, ma mostra l’assenza di una politica economica da parte del governo. Si comprende che ci saranno nuove “una tantum”, sia nella manovra finanziaria per il 2005, che in quella per l’anno successivo. Al nuovo ministro dell’economia la Redazione de lavoce.info, Riccardo Faini e Francesco Giavazzi chiedono un impegno chiaro: queste “una tantum” non devono includere altri condoni.

Europei oziosi?

Gli europei lavorano meno degli americani? E gli italiani meno degli altri lavoratori europei? Perchè ci sono differenze così grandi fra paesi in termini di ore lavorate? Si tratta di attitudini che rendono i lavoratori di alcuni paesi più “pigri” che in altri stati, oppure di istituzioni che tengono fuori dal mondo del lavoro molte persone?  Mentre in Francia si abbandonano le 35 ore e in Germania si raggiungono accordi aziendali che prevedono un incremento degli orari di lavoro, riproduciamo per i nostri lettori gli interventi di Olivier Blanchard, Tito Boeri, Michael Burda, Jean Pisani-Ferry, Guido Tabellini, Charles Wyplosz e una scheda di Domenico Tabasso.

L’impegno che chiediamo al ministro dell’Economia

Il Dpef presenta un quadro realistico della situazione economica del Paese perché non nasconde il peggioramento strutturale dei conti pubblici, ma mostra l’assenza di una politica economica da parte del governo. Si comprende che ci saranno nuove “una tantum”, sia nella manovra finanziaria per il 2005, che in quella per l’anno successivo. Dal nuovo ministro dell’economia chiediamo un impegno chiaro: queste “una tantum” non devono includere altri condoni.

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