Tanti episodi portano a una sola conclusione: in questo esecutivo un ministro tecnico serve ormai solo a impedire il controllo democratico degli elettori e a coprire di fronte ai mercati scelte di politica economica avventurose. Siniscalco non solo non ha oggi il potere di stabilire l’agenda di politica economica, ma neanche quello di veto. Altri sembrano decidere per lui. Ne risente anche la qualità degli interventi, come si preannuncia per l’Irap e come è già accaduto con la riforma dell’Irpef. La risposta del ministro Domenico Siniscalco. Una lettera del vicepresidente del Consiglio Giulio Tremonti.
Autore: Desk Pagina 178 di 211
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Le emergenze ambientali continuano a essere messe in secondo piano. Solo il problema dei rifiuti in Campania continua a tenere banco. Ci prepariamo all’estate senza che il ricordo delle ondate di caldo di due anni fa ci abbia fatto pensare ad antidoti. Bene riaprire il confronto sullo smog causato dal traffico urbano, sui blocchi della circolazione, targhe alterne e proposte di car-pooling.
Anche il fronte energetico è caldo. Si continua a dibattere dell’opportunità di tagliare le imposte sulla benzina quando aumenta il prezzo del petrolio per sterilizzarne gli effetti. E, con una certa regolarità, si affacciano dichiarazioni e prese di posizione a favore di un ritorno dell’Italia al nucleare.
Mentre sulle nomine RAI si procede di rinvio in rinvio, alcune lezioni interessanti dal Perù sul rapporto fra media e democrazia.
Aggiornamenti:
Quante verità sui conti pubblici?, di Tito Boeri e Giuseppe Pisauro, 18-05-2005
Autostrada, oh cara, di Giorgio Ragazzi, 19-05-2005
Quella ricchezza difficile da tassare, di Andrea Manzitti, 20-05-2005
Alcune delle riforme che servono a far uscire il paese dal declino non sono a costo zero. Riformare gli ammortizzatori sociali risponde alla domanda di protezione degli italiani, riduce i costi sociali del necessario cambiamento di specializzazione produttiva del paese e le iniquità del nostro sistema di welfare. Ma costa. Discutiamo strategie per finanziare una vera riforma e i suoi potenziali effetti. Tenendo conto dell’esperienza accumulata con il Reddito Minimo di Inserimento e delle ultime rilevazioni dell’Istat sulle collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co). Un’altra riforma importante è quella dei servizi per i non autosufficienti. Potrebbe essere finanziata con prelievi sulle pensioni più ricche. Sarebbe anche questo un modo per migliorare le proprietà distributive del nostro sistema di protezione sociale.
Aggiornamenti:
Un’assunzione di responsabilità, di Riccardo Faini, 13-05-2005
Al privato non si addice l’elettricità, di Carlo Scarpa, 13-05-2005
Non possiamo dare ad altri le colpe per la bassa crescita della nostra economia. Facciamo peggio di tutti in Europa. E i provvedimenti sulla competitività approdano in Aula solo a fine legislatura. Persi per strada pezzi importanti, come la riforma delle professioni. Ci sono più di 1.100 emendamenti, come una legge finanziaria, quasi la metà provengono dalle fila della maggioranza e dallo stesso Governo. La conversione in legge deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 15 maggio. Non c’è tempo per discuterne. Proviamo comunque ad offrire spunti utili per un dibattito che avrà luogo forse soprattutto al di fuori delle sedi istituzionali. Che spazio c’è per attuare riforme a costo zero? Possono, in particolare, incentivi normativi che non comportano né sussidi nè sgravi fiscali stimolare leconomia, facilitare il ricambio generazionale delle imprese italiane e incoraggiare il finanziamento di nuovi progetti imprenditoriali? Può la direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi ridare slancio alla nostra economia? E perchè nessuno tiene conto del fatto che le importazioni dalla Cina vogliono dire anche costi più bassi per i nostri consumatori?
Tra una newsletter e l’altra abbiamo pubblicato un intervento sull’oscura vicenda Antonveneta-Popolare di Lodi.
Il rischio di bocciatura dell’Irap da parte della Corte di Giustizia Europea, per quanto immotivato dal punto di vista giuridico ed economico, ha riportato alla ribalta il dibattito su come sostituire la terza imposta del nostro ordinamento.
Fra le opzioni che sono discusse negli articoli che seguono, alcune puntano a preservare le caratteristiche dell’Irap (ipotesi dello “spacchettamento”), altre considerano imposte alternative, sui redditi o sui consumi. Fra queste, assumono particolare interesse quelle che garantiscano autonomia impositiva alle regioni, e sono meno sperequate sul territorio. Su un tema così delicato è comunque fondamentale evitare l’improvvisazione.
Il nuovo governo Berlusconi ha giurato. Nel bis non c’è più il terzo taglio delle aliquote Irpef. I primi due erano stati, in ogni caso, largamente rimangiati dal fiscal drag, l’aumento delle tasse dovuto all’inflazione, soprattutto per quanto riguarda i contribuenti più poveri. Il fronte si sposta ora sull’Irap anche in previsione della bocciatura della Corte di Giustizia europea. Ma non sarà facile sostituire la terza imposta del nostro ordinamento. Bene fare di necessità virtù evitando improvvisazioni. Se si rinuncia a interventi come lo “spacchettamento”, che tolgono base imponibile all’Irap preservando le caratteristiche del tributo, è bene studiare imposte alternative che garantiscano autonomia impositiva alle regioni essendo meno sperequate sul territorio dell’Irap e della stessa Irpef.
Aggiornamenti:
Antonveneta, i paradossi di una battaglia, di Giuseppe Montesi, 28-04-2005
Egregio Direttore, in merito alla presentazione e agli articoli pubblicati nellultimo numero di lavoce.info, dedicati al tema del rafforzamento dell’autonomia e dellindipendenza dellIstat, abbiamo apprezzato la volontà di aprire un confronto costruttivo sullarchitettura del sistema statistico italiano, sulla normativa che lo sorregge e sulla proposta di “costituzionalizzare” la statistica pubblica. Abbiamo constatato, tuttavia, che né gli articoli né il testo che li introduce presentano alcun riferimento alle numerose occasioni in cui l’Istat e il Sistan hanno posto al centro del dibattito pubblico gli aspetti e le problematiche istituzionali collegate a questi temi cruciali. A tal proposito, desideriamo ricordare che il Presidente dellIstat e gli organismi tecnici della statistica ufficiale hanno ripetutamente sollevato queste questioni in ambito nazionale e internazionale.
Tali problematiche, inoltre, sono state al centro del confronto nel corso della
Il Direttore della comunicazione ISTAT
Patrizia Cacioli
Se uno prova ad alzare un po la testa Se uno prova a comprendere Follini Se uno prova a farsi una ragione Se uno prova a guardar con disincanto Se uno prova a ascoltare il Cavaliere Mi sorprendo perché adesso che è successo Quellalchimia da vero illusionista Ecco da capo litalica alternanza Una preghiera a quelli dellUnione Trovate un modo per stare tutti assieme
Dal concitato succedersi di eventi
Che in queste ore tra sgarbi e ira funesta
Stanno agitando il sonno dei potenti
Da cui tu non ti aspetti certi azzardi
Tutto impegnato, su invito di Casini,
Ad espiantare dal Governo il Giovanardi
Del perché Gianfranco è ancora al palo
Voce ferma ma eterna indecisione
Se il gioco è duro si fa triglia più che squalo.
La caduta degli Dei in tono minore
Il fuggi fuggi, lo sconcerto, a volte il pianto
Lammiccare al futuro vincitore
Che farfuglia dei prossimi sondaggi
Mentre teme di accettare anche un bicchiere
Da chiunque gli si aggiri nei paraggi
Quel che mai avrei pensato così in fretta
Non esulto, non mi vien da fare il fesso
Suonare il clacson, disegnare una vignetta
Che univa la Padania e Miccichè
Dopo mesi di travaglio in bella vista
Si è sgonfiata quasi fosse un bel soufflè
Le coalizioni che non duran cinque anni
Vincono, litigano e lasciano la stanza
Senza concludere e lasciando anche dei danni
Non vorrei una proposta accattivante
Non la pensate per la televisione
Non il cerone usate, ma il collante
Che non vorrei nei tempi che verranno
Assistere a quello che uno teme
Parti invertite ma copione di questanno.
In un paese in cui si tende a non credere alle statistiche, la nomina del nuovo Presidente dell’Istat è un’occasione importante per riformare un’istituzione che deve diventare più efficiente e più indipendente al tempo stesso. Vanno sottratti alla Presidenza del consiglio i poteri di vigilanza e di nomina e vanno rafforzati i compiti e l’indipendenza della commissione di garanzia. La nuova ISTAT dovrebbe anche definire degli indicatori chiave, largamente condivisi, per la società italiana, da considerare come strumento fondamentale per aiutare il paese a valutare dove si trova e a capire dove vuole andare. Un maggiore accesso ai dati da parte dei ricercatori servirà a migliorare la qualità delle indagini e delle statistiche oltre che a permettere una ricerca attenta ai problemi del nostro paese.
L’Istat risponde a lavoce.info con un comunicato stampa. Giovanni Barbieri, Direttore centrale per la diffusione della cultura e dellinformazione statistica dell’Istat, commenta l’articolo di Andrea Ichino; la controreplica dell’autore.
Indipendenza, trasparenza, imparzialità, integrità, credibilità sono fondamentali per rendere effettivo un sistema statistico e ottenere la fiducia degli utilizzatori e dei cittadini. Anche alla luce delle nuove strategie della Ue, i principi e l’indipendenza dell’Istat dovrebbero essere inseriti nella Costituzione. In ogni caso, è auspicabile che l’Istituto e la commissione di garanzia divengano Autorità amministrative indipendenti. E le nomine dovrebbero spettare alla presidenza della Repubblica, mantenendo i vincoli di competenza tecnica.