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Autore: Desk Pagina 190 di 208

Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".

Lodo o non lodo?

Come la stampa italiana ha trattato la vicenda della legge sulla sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato, dalla sua presentazione alla dichiarazione di incostituzionalità. Il termine “lodo”, che implica un accordo trasversale tra forze politiche, viene usato impropriamente da tutti. Ma mentre i giornali indipendenti ricalcano poi l’andamento dei fatti, quelli filogovernative si occupano molto della norma fino alla sua approvazione, disinteressandosene subito dopo. E oscillano molto nell’attribuzione della sua paternità

Spagna, gli attentati dell’11 marzo e le elezioni di tre giorni dopo: le reazioni e i commenti sugli effetti economici e politici. Rassegna di stampa e agenzie estere

In un’editoriale intitolato “La Spagna ci impartisce una lezione di democrazia”, il Financial Times chiede una maggiore cooperazione, in tema di lotta al terrorismo, tra europei, americani e mondo arabo. E ribadisce che, nell’affrontare crisi come quella dell’11 marzo, i leader politici hanno bisogno non solo di convinzioni e determinazione, ma anche della fiducia dei propri elettori. Una fiducia che Aznar, con il probabile depistaggio delle indagini, ha perso senza appello. Perché “i risultati elettorali sono imputabili all’indignazione popolare per la cattiva gestione della crisi da parte del governo; in particolare, ad Aznar è stata rimproverata l’ostentata certezza nell’attribuire all’Eta la colpa del massacro.” Sulla stessa linea d’onda è anche l’altro pilastro della stampa economica britannica, il settimanale The Economist, per cui il motivo più importante dietro la sconfitta del Partito Popolare sono stati “i tre giorni in cui il governo e i mezzi di comunicazione di stato, pesantemente influenzati da Madrid, hanno insistito con la responsabilità dell’Eta negli attentati”.
Secondo il Wall Street Journal, il quotidiano finanziario americano per eccellenza, “uccidendo centinaia di innocenti i terroristi sono stati capaci di annientare uno dei pilastri della coalizione occidentale contro il terrore”. Restando nella Grande Mela, il New York Times ha accusato la Casa Bianca di trasformare le elezioni americane del prossimo novembre in una questione di sicurezza nazionale e in un referendum sul terrorismo; mentre i cittadini statunitensi dovranno invece decidere tra due uomini e due linee politiche.
Ritornando in Europa, il britannico Daily Telegraph ritiene che gli spagnoli abbiano disonorato i propri morti, permettendo ai terroristi di disarcionare il governo di una primaria democrazia dell’Occidente. Attraversando la Manica, per il francese Le Monde Gorge Bush ha perso molto di più dell’appoggio di Aznar: con le elezioni spagnole sono cambiate le intere relazioni tra Stati Uniti ed Europa. Più ironico è invece Liberation: con la partecipazione alla guerra in Iraq Aznar voleva che la Spagna contasse di più nel mondo; e la nazione, esprimendosi il 14 marzo, ha dimostrato che, in effetti, la propria opinione conta davvero negli equilibri planetari.

E’ di Morgan Stanley uno dei primi giudizi sull’impatto economico degli attentati di Madrid. La banca, in occasione della pubblicazione di alcuni dati trimestrali, ha dichiarato che la strage spagnola ha minato la fiducia tanto dei propri clienti istituzionali quanto di quelli privati. Come ha riportato il già citato Financial Times, Stephen Crawford, responsabile amministrativo di Morgan Stanley, ha evidenziato “l’effetto psicologico” degli attacchi. Secondo Crawford “rispetto alle settimane antecedenti agli attentati, oggi le persone mostrano meno fiducia nei confronti dei mercati finanziari”.
In Germania l’agenzia di stampa Dpa-AFX sostiene che sia stata la mancanza di un chiaro mandato elettorale (i socialisti non dispongono della maggioranza assoluta in parlamento) ad aver spiazzato la borsa spagnola subito dopo le elezioni. Ma il cambio di governo non dovrebbe portare a rilevanti novità nella politica economica di Madrid, perché Zapatero sta formando una squadra di economisti dal programma liberale e pare non essere intenzionato ad interferire in un’economia in pieno boom. E se il turismo non risentirà più di tanto dell’effetto-attentati, come spiegato da Jesus Martinez Millan dell’associazione nazionale di settore, a poter subire qualche cambiamento sono i vertici delle ex aziende di stato. Dopo la privatizzazione, infatti, il governo Aznar aveva nominato persone di fiducia alla guida di Telefonica, Repsol YPF ed Endesa. Ma i socialisti hanno già respinto, per ora, l’ipotesi di un gito di vite dei superdirigenti.
E in Spagna? Il quotidiano più importante, El Pais, ha ammonito il nuovo governo di Zapatero, ricordandogli che non potrà sperare nella classica luna di miele con la stampa nei primi cento giorni di lavoro. Entro il 30 giugno, infatti, dovrà esserci la disdetta della presenza militare in Iraq, a meno che l’Onu non prenda il comando delle operazioni. Anche in economia ci sono alcune questioni urgenti: dall’avvio di un dialogo con i sindacati sulla riforma del mercato del lavoro al ripristino delle normali condizioni di tranquillità e fiducia nei mercati finanziari.

Noi che… Portieri Volanti

Noi che…finivamo in fretta i compiti per andare a giocare a pallone sotto casa;
noi che…costretti alla regola di “portieri volanti” o “chi si trova para”,
noi che…”portieri volanti” e…”segnare da oltre centrocampo vale?” – Vale…vale tutto!
noi che…quando si facevano le squadre, se venivamo scelti per primi ci sentivamo davvero i più bravi, i più importanti;
noi che…l’ultimo che veniva scelto era sicuramente destinato ad andare in porta;
noi che…avevamo sempre un soprannome passibilmente infamante ma nessuno si offendeva;
noi che…chi arriva prima a dieci ha vinto;
noi che…mentre facevamo finta di non sentire il richiamo della mamma quando incombevano le tenebre, c’era sempre qualcuno che diceva: “chi segna l’ultimo vince” incurante del punteggio che magari era in quel momento 32 a 1,
noi che…abbiamo vissuto con terrore l’epoca delle “Espadrillas” con le quali ai piedi non si poteva giocare a pallone;
noi che…se avevamo ai piedi le Adidas Tampico ci sentivamo piu’ forti di Pelè;
noi che…invece avevamo ai piedi le Tepa Sport,
noi che…il pallone di cuoio sapevano come era fatto perché lo vedevamo in Tv esclusivamente ad esagoni bianchi e neri;
noi che…capivano il senso della seconda maglia quando in Tv bianco e nero mandavano le immagini del derby Milan-Inter
noi che…o il SUPER SANTOS (in mancanza d’altro) o l’ELITE (lo standard) o il TANGO DIRCEU se andava di lusso o nei giorni di festa
noi che… non potevamo sederci sul pallone altrimenti diventava ovale;
noi che…il proprietario del pallone giocava sempre anche se era una schiappa e non andava nemmeno in porta;
noi che…anche senza la traversa non avevamo bisogno della moviola per capire se era goal. “Goal o rigore” metteva sempre tutti d’accordo;
noi che…al terzo corner è rigore;
noi che…”rigore seguito da goal è goal” ;
noi che…”siete dispari posso giocare?” – “Eh non lo so, il pallone non è mio (nel caso in cui il pretendente fosse uno scarso)!”;
noi che…”mi fate entrare?” – “Si basta che ne trovi un altro sennò siamo dispari”;
noi che…riconoscevamo i calciatori anche se sulla maglietta non c’era scritto il nome;
noi che…”Una vita da mediano” (Oriali-Ligabue) era già una filosofia di vita;
noi che…il n° 1 era il portiere, il n°2 ed il n°3 i terzini destro e sinistro, il n° 4 il mediano di spinta, il n° 5 lo stopper il n° 6
il libero, il n° 7 l’ala destra, il n° 8 una mezzala , il n° 9 il centravanti, il n° 11 l’altra punta possibilmente mancina, il n° 10
la mezzala con la fascia di capitano perchè era inevitabilmente il piu’ bravo;
noi che…perché un giocatore entrasse in nazionale doveva fare una trafila di 2/3 anni ad alto livello;
noi che…gli stranieri al massimo 2 per squadra e li conoscevamo tutti; noi che…dormivamo con le figurine Panini sotto il cuscino;
noi che…quando aprivamo le bustine intonse pregavamo per non trovare triplone o quadriplone BODINI ;il 2°mitico portiere della Juve che non aveva mai giocato una partita per colpa di ZOFF;
noi che…avevamo in simpatia Van de Korput per il nome e Bruscolotti perché sembrava più vecchio di nostro padre
noi che…il calcio in Tv lo guardavamo solo la Domenica ed il Mercoledì;
noi che…il sabato mattina eravamo terribilmente stanchi perché la sera prima avevamo visto Cesare Cadeo dopo Premiatissima;
noi che…la Domenica alle 19,30 vedevamo un tempo di una partita di calcio;
noi che…vivevamo in attesa di 90° minuto e ci sentivamo protetti dalle figure paterne di Paolo Valenti, Necco da Napoli,
Bubba da Genova, Giannini da Firenze, Vasino da Milano, Castellotti da Torino, Pasini da Bologna, Tonino Carino da Ascoli, Strippoli “riporto” da Bari o Lecce
noi che…la Stock di Trieste è lieta di presentarvi…papapà…papapà…papapapaaaaaa…paparapà;
noi che…Ciotti:…”scusa Ameri,scusa Ameri….clamoroso al Cibali” (che nella nostra fantasia era piu’ famoso di Catania);
noi che…”tutta la squadra dell’Internazionale retrocede a protezione dei 16 m” (sempre Ciotti);
noi che…ci ricordiamo i festeggiamenti del n.1.000 della Domenica Sportiva;
noi che…alla DS potevamo vedere i servizi della serie A, i goal della serie B, il Gran Premio, il Tennis, il Basket e la pallavolo senza doverci sorbire ore di chiacchiere per vedere 4 goal;
noi che…Galeazzi l’abbiamo visto magro;
noi che…”il piede proletario di Franco Baresi” (Beppe Viola); “Maradona ha mano cucita sotto il piede sinistro” (Gianni Brera);
noi che…andavamo all’amica del cuore di quella che ci piaceva e le chiedevamo: “Dici a Maria se si vuole mettere con me?” Il giorno dopo tornava e la risposta era sempre la stessa: “Ha detto che ci deve pensare…”
noi che…Maria ancora ci stà pensando!
noi che…agli appuntamenti c’eravamo sempre tutti, anche senza telefonini;
noi che…oggi viviamo lontani, ma quando usciamo di casa e giriamo l’angolo speriamo sempre di incontrarci con il pallone in una busta di plastica;
noi che…oggi sorridiamo quando in Tv si inventano i più incredibili sondaggi tipo: “chi è stato il piu’ forte giocatore di tutti i tempi: Pelè o Maradona?” senza considerare che di Pelè abbiamo visto sempre gli stessi 4/5 goal;
noi che…se incontriamo per strada Biscardi vorremmo investirlo;
Voi che…questo giocattolo ce lo avete rotto… brutti bastardi!

Dedicato a tutti quelli che hanno vissuto il calcio vero….che oggi
non c’è più!!!! E soprattutto a quelli che leggendo le righe
sottostanti sospirano e fanno si’ con la testa….

Coraggio fratelli miei…. E’ solo il tempo che passa.

Sommario 18 Marzo 2004

È ormai acuto il conflitto sul finanziamento della sanità, il banco di prova del federalismo italiano. Le risorse stanziate si rivelano sempre insufficienti e Stato e Regioni si rimpallano la responsabilità dei disavanzi. Eppure l’andamento della spesa sanitaria è in linea con gli standard internazionali. Cosa non funziona nelle relazioni tra Stato e Regioni?
Non mancano i problemi strutturali: dalla formazione economico-aziendale dei manager degli ospedali al troppo ampio margine di manovra lasciato ai privati, all’eccessiva diversificazione dei sistemi regionali. Anche errori nelle rilevazioni della popolazione residente possono svolgere un ruolo importante nei problemi finanziari della sanità.
Torniamo sulla questione dellÂ’ effetto-euro sui prezzi. Contrariamente a quanto sostenuto da molti politici, il Comitato euro non aveva il mandato di controllare i prezzi. E non ha controllato i prezzi. In unÂ’economia di mercato, del resto, il controllo dellÂ’inflazione spetta alla politica monetaria e alle politiche che accentuino la concorrenza.

Possiamo infine darvi una buona notizia? EÂ’ nata la quinta figlia di Marzio Galeotti, Annalisa. A lui vanno le felicitazioni della redazione e i ringraziamenti dei futuri pensionati. Ovviamente tutto merito del bonus figli.

Sommario 16 marzo 2004

LÂ’economia del Mezzogiorno non decolla. Negli ultimi cinque anni è cresciuta di più del centro-nord, ma di poco. Di questo passo ci vorranno altri 60 anni per colmare metà del divario esistente. Perché il Mezzogiorno cresce molto meno dei paesi e delle altre regioni beneficiarie dei fondi di coesione sociale dellÂ’Unione Europea? Perché va peggio degli altri paesi dellÂ’Europa meridionale? EÂ’ colpa di un volume insufficiente di investimenti, a sua volta riflesso dellÂ’incapacità di spesa delle amministrazione regionali? Vanno privilegiati gli interventi di “contesto” (rafforzamento delle istituzioni, infrastrutture, capitale umano) o politiche automatiche di incentivo? Apriamo il confronto sulle politiche per il Mezzogiorno. Molti gli spunti. Anche qualche omissione: le politiche del mercato del lavoro, il decentramento delle contrattazione salariale e la liberalizzazione del mercato dei prodotti non vengono toccate.

Per tutelare il risparmio non serve configurare nuovi e improbabili reati. E’ necessario intervenire sui meccanismi di governance delle imprese, facendo sì che i sindaci siano nominati anche dalle minoranze, eliminando il conflitto d’interesse dei revisori – consulenti e definendo sanzioni che effettivamente estromettano coloro che non rispettano le regole. Ne parleremo il 31 marzo in un incontro a Roma: per partecipare bisogna compilare l’allegata scheda di partecipazione.

Scheda di partecipazione

Scheda di partecipazione 31 Marzo 2004

Sommario 12 marzo 2004

Cari lettori, usciamo con un giorno di ritardo perchè di fronte a eventi così tragici, come l’attentato a Madrid, le nostre piccole grandi questioni non possono che passare in secondo piano.

Cambia chi regge il timone a Confindustria. Luca di Montezemolo ha un compito molto difficile. Eredita un’organizzazione che attraversa una profonda crisi di identità e un clima di relazioni industriali deteriorato. Dovrà gestire interessi fra di loro molto diversi, talvolta divergenti, perchè l’organizzazione si è estesa a molti settori protetti e imprese pubbliche. Dovrà completare l’infinita riforma organizzativa, migliorando al contempo la democrazia interna. Confindustria deve anche ritrovare un ruolo politico autonomo. Non mancheranno le occasioni, a partire dal confronto sulla normativa di tutela del risparmio. Ricordiamo a tale proposito l‘incontro del 31 marzo alle 17 a Roma.

Metti un Montezemolo nel motore

Dopo la gestione D’Amato, con il suo magro bilancio, sarà facile per la nuova presidenza riportare Confindustria su posizioni di maggiore indipendenza dal Governo. Sarà più difficile ricostruire le ragioni che giustificano l’esistenza stessa dell’organizzazione. Abbandonata l’originaria vocazione industrialista, ha ampliato tropo i suoi confini, fino a rendere inefficace la sua azione. Gli interessi imprenditoriali finiranno perciò con il riorganizzarsi al di fuori del suo ambito. A meno che Montezemolo non riesca a ridarle lo smalto perduto

Sommario 9 Marzo 2003

Da un eccesso all’altro. Dopo l’indignazione popolare contro i presunti responsabili dei crac finanziari, qualcuno oggi sembra temere un eccessivo rigore. È necessario resistere a queste pressioni. Già in passato la Consob si era vista negare i necessari strumenti. E le pene possono essere comminate solo se il reato è ben definito. Il disegno di legge governativo prevede invece una responsabilità penale per un “evento non voluto”, il che è del tutto estraneo al nostro ordinamento. Anche di questo discuteremo in un incontro il 31 marzo nel pomeriggio presso il Senato della Repubblica.
Torna d’attualità la riforma della giustizia. Al di là di paradossi, è importante evitare che l’appello duplichi il giudizio di primo grado; sarebbe più efficiente un appello che guardi a vizi di procedura. Le esperienze estere nei paesi di common law aiutano a focalizzare il dibattito. Servono più risorse per la giustizia? In realtà il numero di magistrati è aumentato, ma senza grandi risultati. Il vero problema è non premiare la litigiosità.

Programma 31 marzo 2004

Programma iniziativa 31 Marzo 2004

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