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Autore: Desk Pagina 202 di 203

Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".

Il declino dell’Italia

Ancora un trimestre di crescita negativa per il nostro prodotto interno lordo: l’inizio del 2003 può adesso essere definito come una fase di recessione. Soprattutto l’Italia continua a crescere meno della pur stagnante Europa. Riproponiamo ai lettori gli interventi di Rodolfo Helg, Paolo Manasse e Marco Pagano e Fausto Panunzi, in cui si discutono le ragioni del declino economico del nostro Paese.

sommario 17 giugno 2003

Concorrenza poco tutelata e privatizzazioni che procedono a rilento, addormentatesi negli ultimi due anni. C’è una forte assonanza in questa diagnosi del declino economico italiano fra le Considerazioni Conclusive del Governatore Fazio e la relazione del presidente dell’Antitrust, Giuseppe Tesauro. Lodevole soprattutto il tentativo di misurare la zavorra che grava sulle imprese di esportazione che devono utilizzare beni prodotti da settori protetti. Concorrenza poco tutelata anche dal Codice delle Comunicazioni predisposto dal Ministro Gasparri, che ascrive a sè prerogative che dovrebbero essere assegnate ad authority indipendenti secondo le direttive comunitarie, soprattutto in mercati fortemente concentrati come il nostro. Se la concorrenza è un bene pubblico, lo è anche l’informazione. L’indipendenza dei media verrebbe meglio tutelata dalla quotazione in borsa dei grandi gruppi editoriali e dalla privatizzazione della RAI. Ma è anche un problema culturale. Giornalisti e direttori coraggiosi si vedono anche dal numero di lamentele che ricevono… dalla proprietà.

La soglia dei 15 dipendenti e il 15 giugno

Domenica 15 giugno si può votare sul referendum che vuole estendere anche alle imprese fino a 15 dipendenti la reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa.  Perchè le imprese più piccole vengono in genere (non solo in Italia) esentate da queste normative?  E cosa suggeriscono le più recenti ricerche economiche e statistiche sul cosiddetto “effetto di soglia”, vale a dire la crescita delle imprese,intorno alla soglia dei 15 dipendenti? Un contributo di Giuseppe Tattara si aggiunge ad altri interventi già apparsi su lavoce.info.

sommario 12 giugno 2003

Lavoro nuovamente sotto i riflettori. Tanti numeri in cui orientarsi. 15 il giorno del mese di giugno in cui si vota un referendum che vorrebbe estendere alle imprese fino a 15 dipendenti le norme dell’articolo 18. 30 il numero del decreto approvato in prima lettura dal Governo, di attuazione della legge delega sul mercato del lavoro. 2 milioni i contratti di collaborazione coordinata e continuativa che vengono messi fuori legge dal decreto. 1 anno per adeguarsi. 44 il numero dei contratti di lavoro che esisteranno nel nostro paese, se dovesse entrare in vigore il decreto: una enormità. Continua l’ingegneria contrattuale, un processo che non sembra avere fine. Finchè il legislatore rincorrerà il mercato, perderà sempre. Meglio stabilire per legge un minimo di tutele valide per tutti i tipi di lavoro ed estendere gli ammortizzatori sociali, lasciando che il resto venga stabilito dal mercato e dalla contrattazione collettiva. Alcuni rilievi utili per orientarsi nel voto sul referendum. Che effetti ha la soglia dei 15 addetti sulla crescita delle imprese? Piccoli, quasi impercettibili. Ma questo non vuol dire che abbassandola non si distruggano posti di lavoro. Non solo in Italia le imprese più piccole non sono soggette alle normative sui licenziamenti che valgono per le imprese più grandi. E ci sono validi motivi per questa esenzione dell’industria minore.

sommario 10giugno 2003


Europa senza più alibi.  Dopo l’ultimo taglio dei tassi deciso dalla BCE, nessuno potrà più chiamare in causa una politica monetaria troppo restrittiva per giustificare una performance economica deludente.  I fondamentali dell’economia sono buoni, ma pesa l’apprezzamento dell’euro che accentua i rischi di deflazione.  Ci vogliono ora politiche fiscali maggiormente ambiziose per imprimere una svolta.   E interventi che affrontino alle radici le cause della stagnazione europea, permettendo di meglio sfruttare i vantaggi dell’allargamento a Est, dunque dell’ampliamento dei mercati.  Integrandosi di più e ampliandosi l’Europa può tornare a crescere.  Ma mentre la Polonia vota a larga maggioranza il sì all’ingresso nell’Unione Europea, la Commissione Europea sembra voler imporre condizioni molto restrittive per l’ingresso dei nuovi membri dell’Unione nell’area dell’euro.  Riaffiorano antiche e ingiustificate paure sulla cosiddetta “eurizzazione” delle ex economie pianificate dell’Est europeo.  In realtà gli attuali paesi di Eurolandia hanno tutto da guadagnare da una relativamente rapida adozione dell’euro da parte dei nuovi membri.

sommario 5 giugno 2003

Governo, sindacati e Alitalia si incontrano mentre il traffico aereo non si è ancora normalizzato, a causa dellÂ’”effetto trascinamento” degli oltre mille certificati medici presentati nei giorni scorsi dagli assistenti di volo. La crisi delle compagnie aeree è un problema europeo, che andrebbe affrontato liberalizzando il settore, permettendo a compagnie a basso costo di accedere ad aeroporti e rotte più accessibili. I certificati medici artefatti sono un problema italico. Contrariamente a quanto spesso sostenuto in questi giorni, possono essere contestati dal datore di lavoro in un’ampia gamma di casi. E i sindacati farebbero bene a prendere decisamente le distanze da queste forme di malcostume che incrinano l’immagine delle organizzazioni dei lavoratori.
A livello europeo non vale, invece, la pena di regolamentare le pensioni pubbliche. Chiudiamo il nostro forum sulla “Maastricht delle pensioni”. Promettendo di continuare a seguire le riforme, paese per paese, il livello giusto a cui queste riforme vanno condotte. Torniamo sul caso tedesco e l’agenda 2010, un tentativo di allungare l’orizzonte dell’azione di Governo. Presto parleremo di pensioni francesi.

sommario 3 giugno 2003

In campagna elettorale si riaffaccia prepotentemente la questione dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive. Il Presidente del Consiglio promette la sua abolizione e la delega fiscale impegna il Governo in questa direzione. Ma si può fare? E’ difficile immaginare un tributo che possa sostituirla a parità di gettito. Reintrodurre i contributi sanitari rischia di far esplodere il costo del lavoro; sostituirla con l’Irpeg inasprirebbe il carico fiscale sulle imprese, usare l’Irpef andrebbe contro la stessa delega fiscale. E poi sarebbe giusto farlo? L’Irap è un’imposta regionale e in tempi di federalismo fiscale bisognerebbe trovare un tributo che desse alle Regioni altrettanta autonomia, cosa ancora più difficile. Certo che l’Irap tra i tributi nazionali ha la palma dell’impopolarità. Allora, si potrebbe forse pensare di riformarla, per esempio rendendola deducibile dalle imposte sul reddito, aumentandone nel contempo l’aliquota media. Il G8 si chiude a Evian. Rinfrescati dall’acqua minerale, i potenti del mondo hanno benevolmente discusso anche dei poveri dello stesso pianeta. Ma che rapporto c’è tra globalizzazione e povertà? Recenti ricerche empiriche mettono in luce risultati inattesi.

sommario 29 maggio 2003

Parliamo di giustizia.  Non per unirci a chi discetta di uso politico della magistratura, ma per cercare di capire le cause delle sue lungaggini e inefficienze.  Contrariamente a un credo diffuso, la lunghezza eccessiva del processo civile in Italia non sembra dovuta ad una carenza di magistrati, il cui numero è quasi raddoppiato negli ultimi 50 anni.  Conta, invece, la normativa sul compenso degli avvocati che pone in essere forti gli incentivi ad allungare i tempi procedurali.  
Lunghi e in continuo aumento anche i tempi del processo penale.  Colpa degli spazi offerti agli imputati per procrastinare il più possibile una decisione definitiva, sperando che, nel frattempo, arrivi la prescrizione?  Esempi recenti non mancano. Importante, comunque, ridurre gli incentivi al ricorso e una diffusa sfiducia nei confronti della magistratura. 
Il nuovo processo societario rafforza la conciliazione stragiudiziale, alleggerendo le controversie giudiziarie.  Bene.  Ma il nuovo diritto societario ha aperto varchi in cui la “giustizia privata” potrà insinuarsi ritoccando a vantaggio di cha ha più potere di mercato normative che dovrebbero proprio tutelare la concorrenza.  Mentre i soggetti più deboli verranno dissuasi dal ricorrere all’arbitrato per via dei suoi costi elevati.
Tra i soggetti più deboli anche le piccole imprese, che rischiano di essere danneggiate dalla riforma del diritto societario.  Le costringe a scegliere fra due forme giuridiche –SpA e Srl — che, nella loro nuova veste, potrebbero accrescere, le une, le rendite di posizione dei professionisti contabili, le altre,  quelle delle professioni legali.  Un’alternativa poco appetibile.

Dialogo sul lavoro

Bruno Trentin discute con Pietro Ichino di accordi separati, misurazione della rappresentatività dei sindacati e “modello tedesco” di disciplina dei licenziamenti.
Dopo la polemica a distanza che nei giorni scorsi ha visto contrapposti Bruno Trentin e Pietro Ichino, sulle pagine dellÂ’Unità e poi su quelle del Corriere della Sera nella rubrica di Paolo Mieli, lavoce.info ha promosso una discussione fra i due “contendenti” su due questioni cruciali della politica del lavoro italiana. Ne riportiamo il contenuto essenziale.

sommario 27 maggio 2003

Il Presidente D’Amato presenta al convegno annuale di Confindustria una relazione da uomo politico, più che da capo di un’associazione di categoria.  Politiche anche le cause ultime di molte attuali divisioni nel sindacato.  Quando le organizzazioni di datori e lavoratori si dividono e assumono una forte connotazione politica, diventa indispensabile affrontare il problema della rappresentanza.  Per quali lavoratori e per quali imprese possono negoziare?  A chi si applicano gli accordi sottoscritti da alcune sigle, ma non da altre? Bruno Trentin ne discute con Pietro Ichino.
Il Segretario al Tesoro USA, John Snow, predica il ribasso del dollaro.  Anche se la discesa del biglietto verde non ha molto a che fare con le affermazioni di Snow, utile interrogarsi sul ruolo che una ulteriore svalutazione del dollaro può avere nel risollevare le sorti dell’economia americana.  Molti i rischi di questa strategia.  Anche perchè gli Stati Uniti sono fortemente indebitati a breve.
Il disegno di legge sulla libertà religiosa torna in Parlamento fra mille polemiche.  Nessuno sembra porsi una domanda fondamentale: fa bene la competizione religiosa alle Chiese?  Molte le ragioni per ritenere che sia proprio così.

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