L’istruzione non basta a garantire pari opportunità. Anche tra laureati il background familiare conta per i risultati nel mercato del lavoro. Il vantaggio deriva dall’accesso a imprese migliori più che da differenze individuali. E col tempo si rafforza.
Autore: Luca Bonacini
Luca Bonacini è Ricercatore di Economia Politica presso l’Università del Piemonte Orientale e Fellow del Global Labor Organization (GLO). La sua attività di ricerca si concentra sulla microeconomia applicata, con riferimento a distribuzione del reddito, disuguaglianza di opportunità e dinamiche del mercato del lavoro, soprattutto in relazione a istruzione e disparità di genere. Dopo un tirocinio presso la Banca d’Italia, ha conseguito il dottorato in Lavoro, Sviluppo e Innovazione nel 2021 all’Università di Modena e Reggio Emilia. Ha svolto attività di ricerca a Modena e Bologna ed è stato visiting scholar presso LISER e Università del Lussemburgo, oltre che Visiting Lecturer presso l’American University of Armenia.
Contrasto ed emersione del lavoro nero sono possibili. Basta sapere come farlo. La digitalizzazione si configura come una risorsa fondamentale perché consente di velocizzare i processi e rende possibili azioni congiunte mirate a specifici settori.
Il lavoro nero costa ai contribuenti italiani 37 miliardi di euro. Le tasse evase danneggiano lo stato e si traducono in un carico maggiore per chi le imposte le paga. Politiche contro il sommerso possono essere utili anche in un’ottica redistributiva.
In Italia si legge poco. E ciò potrebbe contribuire a spiegare anche la bassa crescita. Come mostra una ricerca, indici di lettura più alti tendono ad associarsi a migliori capacità di apprendimento, con riflessi positivi sulla partecipazione al lavoro.
La riforma degli Its è legge. Prevede la loro espansione, con possibili sovrapposizioni con le lauree professionalizzanti offerte dagli atenei. Ridefinizione della governance e diritto allo studio sono elementi critici da affrontare nei decreti attuativi.
Cresce il numero degli studenti fuori-sede nelle università del Nord. L’insufficienza dei posti alloggio è forse il più importante discrimine nell’accesso all’istruzione terziaria. Il contributo affitto potrebbe essere una parziale soluzione.
Tornano a crescere i finanziamenti per il diritto allo studio universitario. Ma per migliorare l’efficacia del sistema è necessario applicare i Lep in modo da ridurre le disuguaglianze di accesso nei territori. E il Pnrr può essere l’occasione giusta.
Il divario di genere tra le lauree in economia è superiore a quello nelle materie Stem. Soprattutto tra chi arriva da scuole superiori con poca matematica. Ma neanche la riforma Gelmini, che ne ha potenziato l’insegnamento, ha cambiato le cose, anzi.