Il dibattito sui dazi rischia di focalizzarsi sulla difesa di settori di specializzazione produttiva che ci condannano sempre più ai margini della competizione internazionale. Dovremmo invece cercare di cogliere le grandi opportunità che la Cina offre. Da dieci anni il Governo cinese cerca di attrarre investimenti esteri in settori a media e alta tecnologia, attraverso incentivi di varia natura alle imprese dei paesi avanzati. Potrebbero avvantaggiarsene quelle aziende italiane che hanno ancora una posizione di riconosciuta leadership tecnologica e manageriale.
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La lettura dei dati di contabilità conferma che molti settori della nostra economia stanno soffrendo, presentando risultati quanto meno allarmanti, con la necessità da parte delle imprese di contrarre i margini per preservare i volumi di vendita. Ma ve ne sono altri che godono di ottima salute, con miglioramenti marcati della redditività delle imprese. Peccato però che in diversi casi si tratti di uno stato di salute non conquistato sul campo, con la capacità di competere e di innovare, quanto l’esito dell’esercizio di potere di mercato a scapito degli acquirenti finali.
A Parma saranno costruite due linee della metropolitana. Le previsioni di traffico indicano che i passeggeri saranno circa un quinto di quelli stimati necessari per sostenere economicamente un progetto. Anche la riduzione attesa del traffico privato su gomma e delle emissioni inquinanti è molto bassa. Forse, altri interventi sarebbero più efficaci in una città di quelle dimensioni. Ma lo Stato finanzia opere infrastrutturali “strategiche”, non un programma di spesa per la mobilità sostenibile. E tutti si affannano a presentare progetti anche se di dubbia utilità .
Molti suggerimenti dell’Antitrust restano lettera morta, anche quando è evidente che le norme segnalate creano inefficienze nel funzionamento del sistema economico nazionale e nuocciono alla sua competitività internazionale. Per ovviare a questa situazione, il calendario parlamentare dovrebbe prevedere una “Legge per la concorrenza” annuale o biennale. Le singole lobby faticherebbero maggiormente a sommare le loro resistenze al cambiamento, mentre le forze in campo a sostegno della legge sarebbero ampie. Anche per la natura ovviamente bipartisan dell’intervento.
Gli eccessivi costi di gestione e le basse tariffe del trasporto pubblico locale su gomma sottraggono risorse pubbliche che potrebbero essere destinate alla mobilità sostenibile. Tuttavia, può ora ripartire il processo di liberalizzazione fondato sulla concorrenza, avviato dalla riforma della scorsa legislatura. Fondi nazionali accessibili solo a Regioni e comuni che passano dal monopolio pubblico locale a un sistema di mercato basato sulle gare potrebbero vincere le resistenze politiche e corporative. E dotare il settore dei necessari ammortizzatori sociali.
Il servizio idrico integrato su area larga promette più efficienza e più equità , perché permette di sfruttare le economie di scala e tende verso una tariffa uniforme all’interno dell’ambito territoriale ottimale. Restano da superare però alcune difficoltà . In particolare, preoccupano le recenti fusioni tra aziende multi-servizio. Il problema sta nell’incoerenza tra l’idea del legislatore, che porta al superamento dei confini comunali e al passaggio di poteri da ciascun comune a un’entità superiore, e la permanenza dei singoli comuni come attori del processo.
L’iniziativa di un consorzio di banche permette di confrontare i costi dei conti correnti. Senz’altro un vantaggio per i consumatori. Ma rendere pubblici i prezzi offerti può aiutare le imprese a verificare il rispetto di eventuali accordi collusivi, consentendo immediate ritorsioni verso chi pratichi sconti rispetto al prezzo di cartello. E dunque questa “operazione trasparenza” potrebbe finire con il favorire la collusione invece di stimolare la concorrenza. Soprattutto nel caso delle banche italiane, che non si sono certo distinte per attitudine a competere.
La strategia di Banca d’Italia è assicurare la stabilità del sistema bancario nazionale anche per consentire all’industria italiana di affrontare le crisi in cui si trova periodicamente coinvolta. Ma, a giudicare dai risultati di competitività e produttività del manifatturiero, il supporto dato finora non basta più, perchè quella attuale è soprattutto una crisi di efficienza produttiva. Le aziende manifatturiere italiane hanno bisogno di finanziamenti finalizzati a facilitare le necessarie ristrutturazioni, per crescere e per internazionalizzarsi.
Le battaglie societarie sulle banche italiane dimostrano che una buona regolamentazione è fondamentale per il corretto funzionamento dei mercati e la tutela della stabilità degli intermediari. Ma è altrettanto importante avere “buone” Autorità che applichino quelle regole con efficienza e imparzialità . E in un mercato finanziario denominato in un’unica valuta, per una disciplina uniforme e libera da condizionamenti nazionali, sarebbe opportuna la centralizzazione delle competenze di vigilanza in una Autorità europea, “costruita” sull’esempio della Bce.
La proprietà di Edison pare che sarà divisa tra Aem Milano e la francese Edf. Tramonta così la stagione dell’imprenditoria privata italiana nell’elettricità . In questo settore, vitale per l’economia moderna, abbiamo molto denaro pubblico, molto denaro estero e poche aziende. L’operazione, poi, consente al monopolista pubblico francese di controllare Edison in cambio di un doppio vantaggio per Enel: l’ingresso sul mercato francese e la partecipazione a un importante progetto di ricerca sul nucleare. Ma non ne trae guadagno la concorrenza. Né, probabilmente, il sistema paese.