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Categoria: Energia e ambiente Pagina 46 di 62

IL NUCLEARE DOPO LA CATASTROFE GIAPPONESE

L’uscita immediata dal nucleare è una decisione di tale importanza da non doversi adottare né sulla spinta dell’emozione della tragedia giapponese né sotto la pressione degli interessi. Necessari una revisione generale degli impianti in funzione e un rafforzamento degli standard di sicurezza, in una strategia di prevenzione rafforzata simile a quella adottata contro il terrorismo. Altrimenti rischiamo comportamenti assurdamente divergenti. L’esito sarebbe insufficiente a scongiurare il rischio nucleare, ma sufficiente a far crescere di molto il rischio clima.

ENERGIE RINNOVABILI ABBANDONATE ALL’INCERTEZZA

Il decreto legislativo sulle energie rinnovabili ha avuto un iter caratterizzato da conflitti e polemiche tra gli operatori del settore e il legislatore. Oggetto di scontro sono state le parti riguardanti gli incentivi alle rinnovabili, elemento di crescita dello scontro la norma sul fotovoltaico, introdotta in una seconda versione del decreto. Una storia che si ripete e destinata a continuare nei prossimi mesi se il Governo non farà chiarezza.

ENERGIA: LO SGUARDO LUNGO DELL’EUROPA

La strategia dell’Unione Europea in campo energetico punta a limitare la dipendenza dall’estero insistendo sull’incremento dell’efficienza, sulle rinnovabili e su una più decisa integrazione delle reti, per gestire al meglio le varie fonti di energia e promuovere una riduzione dei costi. Il nostro paese si è spesso mostrato tiepido verso questa politica. Perché si continuano ad analizzare i problemi con un’ottica italo-centrica e non europea. E perché di fronte a emergenze immediate si prospettano soluzioni buone tra dieci o venti anni, come il nucleare.

LA LIBIA E NOI

Il prezzo del petrolio ha raggiunto ieri a Londra il valore più alto da settembre 2008. La fibrillazione dei mercati energetici, e di conseguenza dei metalli preziosi e delle materie prime, nasce dai disordini e dalle rivolte popolari che dalle coste del Mediterraneo si vanno allargando al Medio Oriente e al Golfo Persico. Ma sono soprattutto i recenti sviluppi libici a fare scorrere brividi gelidi lungo la schiena dei governanti dei paesi occidentali, dei dirigenti di molte loro imprese e degli operatori, finanziari e non, dei mercati energetici. Vale in particolare per l’Italia.

PETROLIO AFRICANO

 

QUELL’ENERGIA CHE ARRIVA DAL MONDO ARABO IN SUBBUGLIO

Quando si sono verificati i disordini che hanno portato al rovesciamento del regime tunisino, molti paesi del Mediterraneo, e con essi i mercati, si sono subito preoccupati delle conseguenze sulle forniture di petrolio e gas che alimentano l’Europa. Anche perché vi è il timore del contagio. Ma non tutti quegli stati sono sullo stesso piano dal punto di vista degli occidentali. Paese per paese, ecco una mappa della produzione di idrocarburi e i rischi legati alle condizioni socio-economiche delle popolazioni.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Nella grande maggioranza dei commenti   la soluzione al problema del debito pubblico è vista dal lato della spesa . Enti e uffici in eccesso, otto nuove province, una casta rapace, ecc. , queste sono  le cose da colpire prima di aumentare in qualsiasi modo la tassazione. Qualcuno si fa inoltre portavoce  della  nota teoria secondo cui la spesa  si espande fin che trova finanziamento, sicché una nuova entrata darebbe comunque un sollievo di  breve periodo. Tutte tesi rispettabili, ma “fuori tema”.
In sede di analisi occorre infatti accettare la premessa di Pellegrino Capaldo, magari con la formula  “ammesso e non concesso”, e chiedersi se  lo strumento proposto sia appropriato, alla luce degli  usuali criteri di efficienza ed equità,  per  diminuire di colpo e significativamente  il debito pubblico. Solo un commento è favorevole alla  tesi di Capaldo . Secondo il mio giudizio, invece, un’imposta straordinaria e pesante sulle plusvalenze immobiliari stimate  sul catasto attuale solleva  problemi di equità non lievi rispetto ai detentori di capitale finanziario e insuperabili all’interno dello stesso  comparto immobiliare ; e  d’altra parte non è pensabile un rapido ed affidabile aggiornamento dei valori catastali. Alcuni commentatori hanno aderito alla mia  tesi,  e hanno proposto in alternativa l’imposta di solidarietà  sui grandi patrimoni   esistente in Francia. E’ un’ipotesi da studiare seriamente, ma consapevoli che andrebbe ad arricchire lo strumentario ordinario di prelievo, non già a sostituire l’imposta straordinaria suggerita da Capaldo. Sullo stesso piano , del resto, si pongono le diffuse proposte, fatte proprie anche da me e  condivise da alcuni commentatori, di inasprire la tassazione delle rendite finanziarie, di  rafforzare la lotta all’evasione e  di riparare al misfatto dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa reintroducendola ( proposta quest’ultima che ha sollevato un’aspra reazione  negativa secondo ragionamenti già noti ma non condivisibili sulla sua iniquità, visto  che la casa è” frutto di risparmi sopravissuti alla tassazione” e comporta costi di manutenzione ).  
Non  ci sono stati commenti sulla ipotesi di una diversa imposizione straordinaria, con base imponibile tutta da studiare, analoga all’imposta transitoria introdotta dal primo Governo Prodi . Segno che è difficile negarne in astratto l’utilità ma anche difficile dare concretezza all’ipotesi. E allora continuiamo a pensarci.

GUERRE SANTE CONTRO NEMICI SBAGLIATI

La Corte costituzionale ha accolto due dei quattro referendum contro la cosiddetta privatizzazione dell’acqua. Una eventuale abrogazione del decreto Ronchi non impedirà comunque di coinvolgere il privato nella gestione. Il secondo quesito mira a negare la legittimità del profitto nell’erogazione dei servizi. Il rischio è ostacolare ulteriormente gli investimenti necessari per il settore. Si tratta però di un’occasione per affrontare in modo finalmente serio la materia idrica. Urgenti tre riforme: finanziaria, della regolazione e dei meccanismi tariffari.

 

ALLA CANNA DEL GAS

Chiave di volta del nostro sistema energetico, il gas naturale vive da un biennio una stagione nera. La crisi economica ha colpito duramente la domanda industriale e quella delle centrali elettriche. E ora i segnali di ripresa restano incerti. Un intero parco di nuove centrali a ciclo combinato è costretto a lavorare a mezzo servizio. Lo sviluppo delle rinnovabili e la progettata rinascita nucleare sollevano nuove incognite. Tenere tutto insieme sarebbe anche un problema di politica energetica. Che però latita.

Favole e tragedie nel Golfo del Messico

Milioni di barili di petrolio si sono rovesciati nel Golfo del Messico per la rottura della piattaforma Bp. Ma come si calcolano i danni di un simile disastro? Le incertezze e i fattori che potrebbero entrare in gioco sono moltissimi. Tanto che un investitore dopo aver considerato ex-ante la probabilità di un evento catastrofico e constatata l’impossibilità di produrre una stima credibile del danno associato, potrebbe decidere di investire poco in sicurezza degli impianti per privilegiare altri obiettivi. Alterando così la struttura stessa di probabilità della catastrofe.

 

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