Il disegno di legge di Ratifica del trattato con la Libia, approvato dalla Camera, prevede limpegno dellItalia a finanziare la realizzazione in Libia di progetti infrastrutturali di base per 5 miliardi di dollari: 250 milioni di dollari (180 milioni di euro) allanno per venti anni. Tutti questi soldi verranno raccolti con unaddizionale allIres
sullEni. Ovviamente il testo di legge non si esprime esattamente in questi termini: secondo lart. 3, questa addizionale si applica nei confronti di tutte le società e gli enti commerciali residenti che rispondono a un insieme di requisiti che di fatto solo lEni soddisfa. E in effetti, per fare i calcoli del gettito atteso dalladdizionale, la relazione tecnica fa riferimento a dati di bilancio coerenti con quelli
dellEni. Per la terza volta nel giro di pochi mesi, lutile dellEni viene quindi in aiuto alle finanze dello Stato: con la Robin tax, con il finanziamento volontario di 200 milioni per la social card (su un totale di 450 milioni), con questa nuova Gheddafi tax di durata ventennale. Cosa può giustificare un ricorso così disinvolto a norme fiscali ad personam? Forse la volontà di portare via allEni una parte della sua rendita da monopolista. Ma lestrazione della rendita del monopolista dovrebbe avvenire con la regolamentazione, e andare a beneficio degli utenti, garantendo loro prezzi più bassi. Obiettivo che non solo non è stato ancora raggiunto ma che, evidentemente, non si intende perseguire neppure nei prossimi ventanni. Della rendita di questo monopolista lo Stato già gode, in quanto azionista: leffetto della Gheddafi tax, come della Robin tax, sarà quindi, più modestamente, quello di evitare che essa si traduca in dividendi anche per gli azionisti privati, perché lazionista pubblico, a cui ne spetterebbero solo il 37,7 se li porta via prima che vengano distribuiti approfittando del suo
power to tax.