Il decreto “Milleproroghe” ha confermato per il 2026 le modifiche al Fondo centrale di garanzia per le Pmi. Superate le emergenze, come utilizzare questi strumenti per promuovere gli investimenti nei settori oggi strategici per la competitività?
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La Commissione dovrebbe definire un nuovo regime opzionale di diritto europeo, senza affidarsi all’armonizzazione di quelli nazionali, aperto a tutte le imprese e non solo a quelle innovative. Dovrebbe anche prevedere regole semplici e ben formulate.
Finora le regole europee sono state utilizzate in Italia come capro espiatorio della crisi dell’industria dell’auto. Ma il vero atto di pragmatismo non è cambiarle, quanto indirizzare la politica industriale a sostegno dell’innovazione nella filiera.
Le imprese non affrontano la sostenibilità ambientale e sociale tutte allo stesso modo. L’adozione di pratiche sostenibili dipende dalla struttura proprietaria e dalla capacità di superare ostacoli differenti nelle varie fasi del processo di transizione.
I fondi pensione hanno un ruolo fondamentale nella strategia di crescita della Comunità europea e sono un motore nello sviluppo del mercato unico dei capitali. Per spingere i lavoratori ad aderirvi arriva il principio della sottoscrizione automatica.
Per permettere agli investitori di ottenere le detrazioni fiscali previste, le startup e le Pmi innovative devono descrivere nell’iniziale business-plan le exit strategy e le prevedibili successive necessità di capitali di rischio. È una norma paradossale
Dal 2012, sull’acciaieria di Taranto si è consumato un conflitto tra valori di rango costituzionale: ambiente, salute, vita, lavoro e impresa. Risolverlo richiede un processo di riconversione degli impianti e la ricollocazione di parte degli addetti.
La Savings and Investments Union della Commissione europea traccia nuove regole per le cartolarizzazioni. L’obiettivo è conciliare lo sviluppo dei mercati con la stabilità degli intermediari. Il richiamo alla prudenza delle autorità di vigilanza.