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Categoria: Informazione Pagina 22 di 49

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Prima di rispondere ai commenti credo sia necessaria una breve premessa. Infatti, l’articolo pubblicato era molto breve in quanto l’obiettivo principale del documento era la presentazione dell’indice piuttosto che i dati. Di conseguenza l’utilizzo dei dati erano finalizzato a verificarne l’affidabilità. Inoltre, l’idea di analizzare i risultati delle elezioni nasce dal fatto che nelle scorse elezioni amministrative 2009, organizzate in occasione delle europee, passò il messaggio che il centro-sinistra aveva perso le elezioni. Tuttavia, la mia sensazione era che la lettura del risultato fosse fuorviante o quanto meno non esatto. Infatti, avevo avuto la sensazione che il centro-sinistra aveva perso le elezioni solo perché molte erano le amministrazioni andate al centro-destra mentre alla fine il centro sinistra nonostante la sconfitta mantenne la maggioranza degli enti (1).
Infatti, il Centro sinistra governava 25 comuni capoluogo contro i 5 del centro-destra e 143 tra i comuni non capoluogo ma importanti contro i 40 del centro-destra (37 centro –destra e 4 lega). Il centro-sinistra ne mantenne rispettivamente 16 e 107 mentre il centro-destra se ne aggiudicò 14 e 73 (70 centro-destra e 3 lega). La vera sconfitta del centro-sinistra fu invece fu nelle provinciali dove governava 50 province contro 8. Attualmente ne governa 28 contro 35 (34 centro-destra e 1 lega). Quindi, nel primo caso, il centro-sinistra si è mantenuto oltre la soglia del 50% mentre nel secondo il centro-destra ha conquistato la maggioranza degli enti.
Quindi il risultato era fortemente influenzato dal risultato delle elezioni precedenti dove il centro-sinistra aveva vinto a mani basse. Di conseguenza l’analisi dei risultati basata sul numero di amministrazioni vinte o passate di mano non è sufficiente. E’ necessario un indice che sia in grado di coniugare i diversi aspetti (2).
Dall’altra parte, non si può non tenere conto che il centro-destra si aggiudica due tra le regioni con la maggiore densità abitativa (Lombardia e Veneto), in particolare la Lombardia.
Detto ciò, intanto si ringrazia un lettore che ha fatto presente che vi sono alcuni errori nella tabella dei risultati delle passate elezioni. In particolare, per quanto riguarda il dato dell’Umbria nelle elezioni del 2005. Infatti, nella tabella risulta che in Umbria ha vinto il centro-destra mentre è noto che vinse il centro-sinistra. Tuttavia, si fa presente che nell’articolo, con nota piedi pagina, si faceva presente che l’Umbria è una delle regioni che non è mai passata di mano nell’arco delle tre tornate elettorali come la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche e la Basilicata. Inoltre, si sottolineava  come l’Umbria insieme all’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche e la Basilicata siano state sempre di centro-sinistra.
Mentre per quanto riguarda l’Abruzzo, si fa presente che il dato è corretto. Infatti, nel 2005 l’Abruzzo se lo aggiudicò il centro-sinistra e solo nel dicembre 2008 il centro-destra vinse le elezioni.
La questione del Molise è più complicata, in quanto il Molise votò nel 2000 centro-sinistra ma il TAR annullò la vittoria del centro-sinistra ed indicò nuove elezioni nel 2001 che il centro-sinistra perse. Successivamente i molisani tornarono alle urne nel 2006 confermando la fiducia al centro-destra. Di conseguenza, proprio per evitare confusione si è fatto riferimento ai dati ufficiali del ministero dell’interno che riporta i dati del 2000 e del 2001.
Per quanto riguarda i commenti all’indice. Anche in questo caso, è necessaria una premessa. Inizialmente si pensava di sviluppare un indicatore composto che tenesse conto del peso delle diverse regioni dal punto di vista economico o dei trasferimenti dallo stato centrale tuttavia ciò avrebbe reso l’indice discutibile perché soggettivo. Includere le risorse amministrate/spese è interessante ma è noto che le risorse dipendono dallo stato centrale, spesso accade che le risorse vengono tagliate ad alcune regioni piuttosto che ad altre per diverse ragioni. Mentre un indice che tiene in considerazione il numero delle regioni vinte e la popolazione o il numero degli elettori è sicuramente più stabile, equilibrato ed oggettivo.
Invece, la proposta di prendere in considerazione il numero degli astenuti potrebbe essere interessante, lo metteremo presto alla prova tuttavia, vi è il rischio di snaturare l’indicatore stesso. Un indicatore composto che misuri la qualità della governance, come sostiene il lettore, potrebbe tenere in considerazione appunto di tale parametro ma non è l’obiettivo dell’indicatore creato.
Infine, un altro suggerimento utile è sicuramente quello del Sig. Bottai che sottolinea l’importanza del dato delle regioni passate di mano. In effetti, è stato sottolineato anche nell’articolo. Due sono i problemi in questo caso: l’indice diviene più complesso e quindi meno comprensibile ma soprattutto si pone la questione di quale peso assegnare per ciascuna regione passata di mano. Inoltre quale peso complessivo da assegnare a tale parametro rispetto al numero degli elettori e delle regioni. In definitiva, si rischierebbe una forte valutazione soggettiva.
In conclusione, si ringrazia tutti coloro che hanno ritenuto utile la lettura. Si vuole sottolineare che con l’articolo si intendeva aprire una discussione sulla modalità di analisi dei risultati elettorali. Si auspica una maggiore oggettività nell’analisi e noi per primi intendiamo, prossimamente, migliorare tale indice per renderlo più efficace.

(1) Purtroppo i dati ufficiali non sono ancora disponibili tuttavia è possibile confrontare (http://www.repubblica.it/speciale/2009/elezioni/comunali/riepilogo_comuni.html
(2) Non è questo il luogo e il momento per spiegare le motivazioni del perché il centro-sinistra tendeva ad avere una prevalenza alle amministrative piuttosto che alle politiche. Tuttavia, alcune spiegazioni possono essere trovare in un articolo che ho scritto recentemente.

 

CARTOLINE DALLO ZIMBABWE

Tra il 14 e il 20 marzo, dunque in piena par condicio, il Pdl ha ricevuto una esposizione incomparabilmente più elevata rispetto alle altre formazioni politiche in tutti i telegiornali della Rai e di Mediaset. Poco spazio alla Lega, scampoli per i partiti dell’opposizione e praticamente assenti quelli minori. Al di là delle sanzioni comminate da Agcom, il problema è che oggi gran parte dei cittadini si formano una opinione sui fatti principali e l’operare della politica attraverso i mezzi di informazione. In Italia, con un ruolo preponderante della televisione.

LE 13 REGIONI DOVE SI VOTA IL 28/29 MARZO

Vedi anche le tabelle raggruppate per indici.

UN INDICE PER CAPIRE CHI VINCE LE ELEZIONI

I risultati elettorali si prestano a più letture, il che consente spesso a tutte le coalizioni di dichiararsi comunque vincitrici. Nelle elezioni regionali, per esempio, si può guardare al numero di Regioni conquistate, oppure a quelle passate da uno schieramento all’altro. Oppure si può considerare il totale dei voti ottenuti. Per capire chi ha vinto davvero si può invece usare un indice che coniughi più sistemi di analisi. Se ne ricava una valutazione più equilibrata. E acquista importanza la soglia del 50 per cento.

REGIONI A CONFRONTO

Pubblichiamo una serie di tabelle con i dati dei principali indicatori economici delle regioni in cui si voterà il 28-29 marzo. Alcuni sono dati economici di contesto, altri sono relativi a materie in cui le regioni hanno specifiche competenze e un ruolo diretto. Raffrontando le regioni tra loro e rispetto alle medie nazionali, i lettori possono farsi un’idea dello sviluppo economico e civile raggiunto nei diversi territori, nonché della qualità dei loro governi. Saremo grati ai lettori che ci segnaleranno altre eventuali fonti di informazioni statistiche per completare questo panorama.

L’utilizzo di colori diversi dal rosso e verde è dovuto dal fatto che l’aumento o la diminuzione della spesasanitaria corrente procapite non può esprimere di per sé una performance positiva o negativa se non vieneconfrontata con il livello qualitativo del servizio.

L’utilizzo di colori diversi dal rosso e verde è dovuto al fatto che l’aumento o la diminuzione della dotazionedi posti letto per 100.000 abitanti non può esprimere di per sé una performance positiva o negativa se non èesaminata rispetto al parametro nazionale di riferimento (450 posti letto) e alla sua composizione tra postiletto per acuti e per post acuti (distinzione non disponibile per il 2008 per regione).

L’indice Case Mix esprime la complessità dei casi trattati dall’unità operativa/ospedale in rapporto allacomplessità media dell’insieme delle unità operative/ospedali italiani. Valori superiori all’unità indicano unacomplessità della casistica superiore a quella di riferimento.

Note: Oltre a coloro che hanno conseguito il diploma di scuola media inferiore sono inclusi anche coloro che hanno conseguito la qualifica professionale e il diploma di scuola media superiore, nella fascia di età 15-19 anni.

Note: Gli abbandoni calcolati sono relativi agli studenti che interrompono la frequenza scolastica e non si iscrivono all’anno scolastico successivo. Dall’anno scolastico 1998-99 non sono considerati nel calcolo (cfr  ISTAT, ARGOMENTI 1/1996), in quanto non disponibili, gli studenti esterni promossi agli scrutini di fine anno e ammessi alla frequenza del terzo anno; ciò determina una sottostima del fenomeno.
Per gli anni scolastici 1998-99 e 1999-00 gli indicatori non sono confrontabili con quelli relativi agli anni precedenti e successivi. Ciò è dovuto ad una signifcativa incidenza di mancate risposte da parte delle scuole nel corso dell’indagine svolta dal Mpi.
I dati relativi agli a.s. 2000-01 e 2001-02 sono stati recentemente aggiornati e revisionati dal Mpi, attuale Ministero della pubblica istruzione mentre l’Istat ha rivisto i dati dall’a.s. 1994-95 all’a.s. 1996-97.
Si fa presente che le interruzioni di frequenza possono risultare in numero negativo per effetto della mobilità territoriale in entrata e in uscita (vedi il caso di Bolzano).
Dall’anno scolastico 2006/07 per la provincia autonoma di Bolzano i valori indicati comprendono gli iscritti alle prime e seconde classi delle scuole professionali riconosciute per l’adempimento dell’obbligo di istruzione (Legge Finanziaria 2007, comma 623).

Note: Questo indicatore, pur conservando lo stesso nome e numerazione, si differenzia da quello precedentemente diffuso per aver innalzato la soglia di formazione da 6 mesi e due anni.
Analogamente alla metodologia utilizzata da Eurostat, sono esclusi i militari di leva. Tuttavia la definizione utilizzata si discosta leggermente da quella utilizzata da Eurostat per gli "early school leavers" in quanto la soglia della durata dei corsi di formazione professionale è stata innalzata da 6 mesi a 2 anni.
Sono esclusi anche i casi in cui non è possible ricostruire l’informazione in quanto le informazioni sottostanti sono mancanti (ad es. l’aver partecipato o meno ad un corso scolastico o di formazione). Si tratta, a livello nazionale, di circa 18.000 casi per il 2004 e di circa 35.000 casi per il 2005.

Note: Gli aggregati di contabilità nazionale utilizzati nella tavola sostituiscono integralmente i precedenti in quanto risultato di una complessa revisione metodologica e definitoria che ha riguardato tutti gli aggregati di contabilità nazionale. Gli utenti interessati alle serie storiche 1995-1999, calcolate secondo la vecchia metodologia, possono farne richiesta all’indirizzo infoterr@istat.it.

Note: Sulla base dei dati definitivi del Censimento Popolazione 2001 sono stati ricalcolati i pesi di riporto all’universo e pertanto, a partire dal 2001, i dati assoluti hanno subito una revisione.
Anteriormente al 1997, la domanda non era contenuta nell’indagine di riferimento.
Nell’anno 2004 l’Indagine Multiscopo ha subito lo spostamento del periodo di rilevazione da novembre a gennaio-febbraio 2005 (Regolamento Europeo N° 808/2004). Pertanto, i dati dell’anno 2004 non saranno disponibili.

Note: Il debito delle Amministrazioni locali consiste nell’insieme delle passività finanziarie del settore valutate al valore facciale di emissione. Esso è consolidato tra e nei sottosettori, in linea con la definizione adottata ai fini della Procedura per i disavanzi eccessivi dell’Unione economica e monetaria europea.
L’aggregato è calcolato in coerenza con i criteri metodologici definiti nel Regolamento del Consiglio delle Comunità europee n. 3605/93, sommando le passività finanziarie afferenti le seguenti categorie: monete e depositi, titoli diversi dalle azioni, prestiti. Le altre passività includono principalmente le operazioni di cartolarizzazione considerate come prestito secondo i criteri indicati dall’Eurostat." 

Note: Sono state considerate come rinnovabili la fonte eolica, fotovoltaica e biomasse (inclusa la parte dei rifiuti non biodegradabili). Produzione totale lorda. Questa è la somma delle quantità di energia elettrica prodotte  inclusa la quantità di energia elettrica destinata ai servizi ausiliari della produzione (servizi ausiliari di centrale e perdite nei trasformatori di centrale).

Note:Per rifiuti urbani si intende: rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui al punto precedente, assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità; rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade  ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua; rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli precedentemente descritti.

Note:Per interruzioni accidentali lunghe si intendono quelle senza preavviso superiori ai tre minuti.
A marzo 2005 l’indicatore è stato ricostruito, a partire dall’anno 1998, in base ai nuovi criteri che Enel-Distribuzione ha apportato alla propria metodologia di registrazione del numero di clienti coinvolti in ciascuna interruzione.
I dati hanno subito una revisione della serie storica dal 1998 al 2003 e sono stati pubblicati sul sito dell’autorità dell’energia elettrica e gas.

Note:Sulla base dei dati definitivi del Censimento Popolazione 2001 sono stati ricalcolati i pesi di riporto all’universo e pertanto, a partire dal 2001, i dati assoluti hanno subito una revisione. Per gli altri anni è stata fatta una revisione generale dei dati di base che può aver dato luogo ad alcune variazioni.

Note: Gli abitanti equivalenti totali urbani di una regione sono stati calcolati dall’Istat come somma di popolazione residente, popolazione presente non residente, popolazione in case sparse (in sottrazione), lavoratori e studenti pendolari, posti letto di alberghi, campeggi e alloggi per turisti, abitanti in seconde case (non destinate a turisti), ristoranti e bar e micro industria.
E’ stata rivista la serie storica.
Il depuratore ubicato in Contrata Padula a Montenero di Bisaccia (Cb) che risulta essere prevalentemente a servizio della regione Abruzzo (Vasto e San Salvo) e in minima parte a servizio della regione Molise (Marina di Montenero di Bisaccia), è stato conteggiato, nel calcolo dell’indicatore,in Molise, regione  di ubicazione. Per considerare tale depuratore nella regione Abruzzo, che lo utilizza effettivamente, si deve tener conto che esso contribuisce alla depurazione di 74.653 abitanti equivalenti di cui 26.200 industriali e 48.453 civili.

Note:Si considera verde urbano il patrimonio di aree verdi gestito (direttamente od indirettamente) da enti pubblici (comune, provincia, regione, stato) esistente nel territorio comunale. I dati si riferiscono ai 111 capoluoghi di provincia a partire dal 2000.
I cambiamenti intervenuti nella serie storica 2000-2007 sono da attribuire principalmente all’integrazione di dati, precedentemente non  comunicati dai soggetti rispondenti, relativi ad aree verdi appartenenti a riserve naturali ed aree protette e al patrimonio verde gestito (direttamente o indirettamente) da enti pubblici (comune, provincia, regione e stato). Si fa presente inoltre che alcuni valori degli indicatori relativi ai comuni capoluogo provengono da dati stimati. Tali integrazioni e modifiche hanno comportato una variazione dei dati relativi al verde urbano diffusi precedentemente al 2007.

Note:Le linee urbane di trasporto pubblico includono autobus, tram, filobus, metropolitana e funicolari.
Si fa presente che alcuni valori degli indicatori relativi ai comuni capoluogo provengono da dati stimati.
Per i comuni di Catanzaro, Cosenza e Crotone il dato relativo alle reti di trasporto pubblico 2000-06 è in attesa di conferma.

Note:La popolazione di riferimento sono gli occupati di 15 anni e più, gli studenti fino a 34 anni e gli scolari di scuola materna che sono usciti di casa per recarsi al lavoro, università e scuola.
Sono considerati mezzi pubblici: treno, tram, bus, metropolitane, pullman e corriere. Sono stati esclusi i pullman e le navette aziendali.
Sulla base dei dati definitivi del Censimento Popolazione 2001 sono stati ricalcolati i pesi di riporto all’universo e pertanto, a partire dal 2001, i dati assoluti hanno subito una revisione. Per gli altri anni è stata fatta una revisione generale dei dati di base che può aver dato luogo a delle variazioni.
Nell’anno 2004 l’Indagine Multiscopo ha subito lo spostamento del periodo di rilevazione da novembre a gennaio-febbraio 2005 (Regolamento Europeo N° 808/2004). Pertanto, i dati dell’anno 2004 non saranno disponibili.

Note: Media delle persone che si dichiarano soddisfatte delle sette diverse caratteristiche del servizio rilevate (frequenza corse, puntualità, possibilità di trovare posto a sedere, pulizia delle vetture, comodità degli orari, costo del biglietto, informazioni sul servizio) sul totale degli utenti del servizio.
Sulla base dei dati definitivi del Censimento Popolazione 2001 sono stati ricalcolati i pesi di riporto all’universo e pertanto, a partire dal 2001, i dati assoluti hanno subito una revisione. Per gli altri anni è stata fatta una revisione generale dei dati di base che può aver dato luogo a delle variazioni.
Nell’anno 2004 l’Indagine Multiscopo ha subito lo spostamento del periodo di rilevazione da novembre a gennaio-febbraio 2005 (Regolamento Europeo N° 808/2004). Pertanto, i dati dell’anno 2004 non saranno disponibili.

Note: Media delle merci in ingresso ed in uscita. Fino all’anno 1998 la fonte dei dati è il Conto nazionale dei trasporti.
A partire dall’anno 2000 i dati sono di fonte Trenitalia spa. I dati relativi agli archivi della Provincia di Perugia non sono attendibili.

Note: Comprende, secondo le nuove definizioni del sistema informativo del Ministero dell’Interno: furto con strappo, furto con destrezza, furti in uffici pubblici, in esercizi commerciali, in appartamenti, su auto in sosta, di opere d’arte e materiale archeologico, di merci su automezzi pesanti, di autoveicoli, ciclomotori e motocili, rapine in abitazioni.
I dati statistici in materia di delittuosità sono desunti dal Sistema d’Indagine (SDI) del CED Interforze del Ministero dell’Interno. Essi comprendono i delitti commessi e denunciati all’A.G. dalle cinque principali forze di Polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato , Polizia Penitenziaria), nonché da altri organismi (DIA, Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Guardia Costiera) obbligati all’alimentazione del sistema. Ciò posto è utile precisare che il totale delle informazioni riferite a ciascuno degli ambiti territoriali considerati dal Sistema (comuni, province, regioni e totale nazionale) può non coincidere con il dato di sintesi riferito al livello immediatamente superiore (ad esempio: la somma dei dati provinciali può differire dal dato riferito all’intera regione, ecc.). Ciò si verifica perché i "delitti commessi" non localizzabili in un determinato ambito territoriale (comune, provincia, regione) sono rilevati dal sistema al più ampio livello  nel quale è possibile collocarli (provincia, regione, stato).

Per il 2004 e 2005 l’Istat diffonde i delitti in forma aggregata.  Pertanto, in relazione all’indicatore si considera, per questi anni, solo la voce Furto in quanto non è disponibile il dato disaggregato delle Rapine.

Note:Comprende, secondo le nuove definizioni del sistema informativo del Ministero dell’Interno: furto con strappo, furto con destrezza, furti in uffici pubblici, in esercizi commerciali, in appartamenti, su auto in sosta, di opere   d’arte e materiale archeologico, di merci su automezzi pesanti, di autoveicoli, ciclomotori e motocicli, rapine in abitazioni.
I dati statistici in materia di delittuosità sono desunti dal Sistema d’Indagine (SDI) del CED Interforze del Ministero dell’Interno. Essi comprendono i delitti commessi e denunciati all’A.G. dalle cinque principali forze di Polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Penitenziaria), nonché da altri organismi (DIA, Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Guardia Costiera) obbligati all’alimentazione del sistema. Ciò posto è utile precisare che il totale delle informazioni riferite a ciascuno degli ambiti territoriali considerati dal Sistema (comuni, province, regioni e totale nazionale) può non coincidere con il dato di sintesi riferito al livello immediatamente superiore (ad esempio: la somma dei dati provinciali può differire dal dato riferito all’intera regione, ecc.). Ciò si verifica perché i "delitti commessi" non localizzabili in un determinato ambito territoriale (comune, provincia, regione) sono rilevati dal sistema al più ampio livello nel quale è possibile collocarli (provincia, regione, stato).
Per il 2004 e 2005 l’Istat diffonde i delitti in forma aggregata.  Pertanto, in relazione all’indicatore si considera, per questi anni, solo la voce Furto in quanto non è disponibile il dato disaggregato delle Rapine.

Fonte: Istat, Eurostat – elaborazione dati Davide Baldi e Ludovico Poggi.

FONDO MONETARIO EUROPEO: DI COSA PARLIAMO

Qual è la proposta?

L’idea trae origine da un paper pubblicato il mese scorso da Daniel Gros e Thomas Mayer. E consiste nel creare un’istituzione con il principale obiettivo di erogare prestito ai 16 paesi dell’Unione allorché uno dei paesi membri incorra in una crisi come quella Greca. In caso di crisi, un paese potrebbe richiedere al Fondo prestiti fino a raggiungere la somma pagata che ha versato sino a quel momento, a patto che le sue politiche di bilancio siano state approvate dagli altri membri della zona euro. Aiuti superiori a quell’importo comporterebbero un piano di adeguamento di bilancio sotto la supervisione delle autorità europee. Compito del fondo sarebbe istituire una cornice di regole per gestire in modo ordinato le crisi di debito disinnescando panico e rischio di contagio.

Come verrebbe finanziato?

L’Fme sarebbe finanziato dai paesi che non rispettano i limiti di Maastricht su deficit e debito e fornirebbe a un paese in difficoltà garanzie sul proprio debito a fronte di pensanti sanzioni (esclusione dai fondi strutturati, non eleggibilità del proprio debito come collaterale per il finanziamento della Bce, e in casi estremi, esclusione dall’Unione e dall’euro). Secondo Gros e Meyer se un fondo di questo tipo fosse stato introdotto con l’euro nel 1999, sarebbero stati accumulati fino a oggi 120 miliardi di euro – una cifra sufficiente per salvare un paese membro anche di medie dimensioni.

Avrebbe solo funzioni di salvataggio?

No. Avrebbe anche una importante funzione stabilizzatrice perché, finanziandosi con prelievi sui paesi che violano le norme di bilancio dell’Unione si aumenterebbe l’incentivo a rispettarle. Le istituzioni dell’Unione si doterebbero di uno strumento di  maggiore potere per punire i “bricconi” fiscali.

Che differenza col fondo monetario internazionale?

L’Fme avrebbe le stesse funzioni e modalità di intervento dell’Fmi, ma inoltre stabilirebbe le procedure da seguire in caso di default (anche parziale) di uno stato, cosa che il Fondo Monetario internazionale non fa.

E’ applicabile alla Grecia?

No. è un progetto che richiede tempi di non rapida attuazione.

QUANDO IL PIL FA I CONTI CON IL CAPITALE INTANGIBILE

Il Pil non misurerà la felicità, ma finché resta l’indicatore principale della statistica economica occorre cercare di calcolarlo al meglio. Oggi le spese per beni intangibili sono contabilizzate tra i costi, perché si ipotizza che non contribuiscano alla produzione futura. Se invece si considerano tra i beni capitali, il quadro della crescita economica di un paese diventa sostanzialmente diverso. Il capitale intangibile dell’Italia si compone per una quota molta alta di investimenti in consulenze. Mentre rimane bassa la spesa in ricerca scientifica.

L’UMILIAZIONE

Il regolamento votato dalla Commissione parlamentare di vigilanza, su delibera dell’Agcom, è stato esteso anche alle tv private, che hanno poi fatto ricorso al Tar. Finché il tribunale non si pronuncia, la norma, che è restrittiva rispetto alla legge sulla par condicio, ed ha gravi profili di incostituzionalità, vale anche per le tv private. Questo è un fatto gravissimo di cui, a mio avviso, non si è percepita la portata. In nessun paese democratico sono mai stati chiusi i programmi di approfondimento in diretta. Una decisione che costringe i giornalisti a calpestare ciò in cui credono e che priva il pubblico del diritto ad essere informato.
La norma scritta da Beltrandi (Partito radicale), quella che ha imbavagliato tutti, dice: “Le trasmissioni di informazione, con l’eccezione dei notiziari, a partire dal decorrere del termine ultimo per la presentazione delle candidature, sono disciplinate dalle regole proprie della comunicazione politica”.
Le regole della comunicazione politica sono quelle che regolano le tribune politiche: parlano tutti in uguale tempo. Impossibile trasformare un talk in tribuna politica e così si chiudono i talk e si impedisce ai programmi registrati di parlare di argomenti politici o intervistare politici.
Il fatto che Report invece vada regolarmente in onda non è indice di libertà, poiché la ragione è dovuta al fatto che è un programma registrato (quindi sottoposto ad un controllo preventivo), e la condizione è che non tratti argomenti politici, e non intervisti uomini politici. È un po’ complicato, visto che perfino a monte di un buco per strada c’è sempre un sindaco che ne deve rispondere. Nella mia non breve carriera professionale non ho mai vissuto un momento più umiliante.

L’ELETTORE DISINFORMATO

La par condicio è un sistema di garanzia che non possiamo dismettere a cuor leggero nel contesto italiano di totale squilibrio nel controllo dei mezzi di informazione. Ma è un sistema pieno di difetti. Fino alle regionali non saranno più trasmessi sui canali pubblici programmi di approfondimento, una delle più importanti fonti di orientamento degli elettori. Intanto, pur rispettando un apparente equilibrio, molti telegiornali esercitano una distorsione delle notizie nel raccontare ai telespettatori quanto avviene in Italia e nel mondo. Dei problemi dell’informazione si discuterà anche al Festival dell’Economia di Trento, dal 3 al 6 giugno.

COME MISURARE LA CORRUZIONE

Ha fatto scalpore la denuncia della Corte dei conti su un vertiginoso aumento dei casi di concussione e corruzione in Italia. Una loro misurazione precisa è però estremamente difficile con gli strumenti finora a disposizione. Tuttavia, la percezione dei cittadini è che il fenomeno sia grave, in peggioramento e si irradi dalla politica alla pubblica amministrazione. Prendere provvedimenti è dunque indispensabile. Magari a partire da dati affidabili. E proprio la Corte dei conti potrebbe costruire una misura accurata di corruzione.

 

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