Già prima delle elezioni si sapeva che i problemi della Germania non sarebbero stati di facile soluzione; in principio però il programma della Grosse Koalition apparve coraggioso e in grado di affrontare di petto i problemi del paese;ora, ad un anno dalle elezioni è necessario rendersi conto che sono due gli elementi che mancano al governo tedesco: un progetto di lungo respiro e il fiato sul collo dell’opposizione. Di fatto i problemi della Germania permangono: che serva da monito a chi, anche nel nostro paese, culla la speranza della Grande Coalizione.
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Il processo di consolidamento delle Borse ha subito un’improvvisa accelerazione. Perché ciascun attore sta cercando di creare il “polo dÂ’attrazione” vincente, attraverso la costituzione di una Borsa transatlantica. Borsa Italiana punta a promuovere una federazione allargata, che non escluda gli americani e raggruppi quelle maggiori dell’area-euro. Ma il compito più impegnativo spetta alle autorità di vigilanza e di tutela della concorrenza. Che devono riuscire a far arrivare almeno parte degli eventuali benefici agli utilizzatori. E non è un obiettivo banale.
Come previsto il G-8 ha lanciato un forte messaggio politico perché il negoziato, incagliato da tempo a Ginevra, riprenda nei tempi strettissimi imposti dalla scadenza all’inizio del 2007 dell’autorizzazione del Congresso USA al Presidente Bush per approvarne i risultati con la procedura spedita del fast track . Basterà questo impulso, che Pascal Lamy, il dinamico direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), ha subito raccolto convocando una serie di riunioni a livello di ministri entro metà agosto?
Finora il Fondo monetario internazionale ha finanziato la sua attività di sorveglianza e assistenza tecnica con gli interessi sui prestiti ai paesi in difficoltà economica. Ovvero grazie alle crisi che per altro verso cerca di prevenire. E’ uno schema strutturalmente sbagliato e occorre trovarne uno nuovo che garantisca entrate stabili. Al di là delle diverse possibili soluzioni, il problema è politico: la comunità internazionale crede davvero nel bene pubblico della sorveglianza di un’istituzione multilaterale, e quanto è disposta a pagare per averla?
Acque agitate al Fondo monetario internazionale. Già da tempo si discute su come adeguare l’assetto della dirigenza. Ora arriva la proposta di aumentare il peso dei paesi asiatici. Naturalmente, a scapito degli europei che crescono molto più lentamente. Ma che all’interno del Fondo, insieme agli Stati Uniti, hanno maggior potere. Una riforma passa allora per una revisione del sistema delle quote e delle circoscrizioni che portano alla nomina dei direttori. Mentre anche il tacito accordo che vede sempre un europeo al vertice è ormai superato dalla storia.
L’Italia ha vinto i campionati del mondo di calcio. La banca olandese Abn-Amro aveva accreditato l’Italia di uno 0,7 per cento in più di crescita in caso di vittoria ai mondiali. Ma lo scenario non ha nulla di reale. Infatti, lo studio non cerca di isolare l’effetto della vittoria sul Pil dopo aver tenuto in considerazione tutte le altre variabili che determinano la performance di unÂ’economia. Se poi si guardano i dati, si scopre che chi vince va peggio dal punto di vista economico rispetto all’anno immediatamente precedente e al successivo. E che il paese vincitore cresce meno in media dell’altro finalista.
Torna il vecchio ministero del Commercio estero. Ma il problema principale non è tanto stabilire in quale dicastero debbano confluire le burocrazie competenti, quanto piuttosto individuare un assetto complessivo delle politiche per l’internazionalizzazione più ordinato ed efficiente di quello attuale. Una possibile riforma corre lungo quattro linee: ridare allo Stato centrale la competenza esclusiva della promozione internazionale, costituire una cabina di regia, trasformare l’Ice in una agenzia governativa, proseguire nella creazione di “sportelli unici” all’estero.
Le politiche di cooperazione allo sviluppo sono uno strumento importante per promuovere una globalizzazione etica. Nonostante il forte sostegno della società civile, l’Italia ha fin qui seguito un approccio che privilegia la risposta a emergenze umanitarie o politiche, piuttosto che interventi di lungo periodo. Nei programmi elettorali delle due coalizioni non ci sono impegni precisi. Anzi sembra prevalere una certa miopia. La Cdl non affronta neanche il tema. E l’Unione non cita fonti di finanziamento alternative né l’eventualità di creare un ministero.
E’ naturale lo smarrimento di fronte al cambiamento nella geografia degli investimenti. L’attivismo delle società dei paesi emergenti è notevole, con motivazioni e tipologie d’impresa coinvolte assai eterogenee. L’irrompere di nuove multinazionali è una delle tante facce della globalizzazione. E’ lecito metterne in evidenza i rischi, ma sarebbe catastrofico non apprezzarne le opportunità . Soprattutto in un paese come l’Italia, che sconta tuttora il peso di una partecipazione insoddisfacente ai flussi globali di investimenti diretti.
Se la crescita è bassa in tutta l’area euro, esistono però notevoli differenze tra un paese e l’altro. Alcuni hanno intrapreso la strada delle riforme e ottengono risultati confortanti. Invece, senza le necessarie riforme, il circolo vizioso della stagdeflazione imporrà all’Italia l’uscita dall’Unione monetaria, con il ritorno alla lira e il ripudio del debito denominato in euro. Così come ha fatto il paese Sudamericano di fronte a una crisi non dissimile dalla nostra. Ovviamente gravi le ripercussioni, fino a un probabile collasso della stessa Unione monetaria.