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La Francia dopo il 22 aprile *

Dai risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi si possono già trarre alcuni insegnamenti. I francesi tornano a occuparsi di politica e confermano la fiducia al sistema presidenziale. In un momento crisi si affidano ai grandi partiti, rinunciando al voto di protesta. Si rinnova anche la contrapposizione destra-sinistra, sempre più orientata verso il bipartitismo. Quanto agli elettori di centro, chiedono pluralismo e lanciano un appello di modernizzazione e di apertura alle due formazioni principali.

Francia-Italia, stessa partita anche in economia

Per i poteri che la costituzione gli attribuisce, il futuro presidente della Francia avrà una profonda influenza anche sull’Europa. Importante dunque capire la visione del mondo dei due principali candidati all’Eliseo. Si può farlo attraverso due libri scritti da economisti che di Sarkozy e Royal sono consulenti. Vi si ritrovano parole chiave come pensioni, nanismo industriale, capitalismo familiare, tassa di successione: quasi le stesse della campagna elettorale italiana dello scorso anno.

I due volti di Ségolène*

Nel programma economico di Royal convivono tendenze opposte. Vi si possono ritrovare i sostenitori del mondo del lavoro di ieri, con i sussidi statali e i lavori utili, e i fautori di una visione moderna dell’economia. Per i giovani ci sono proposte che hanno una logica economica coerente, destinate a favorire il primo impiego, accanto ad altre del tutto incomprensibili. Lo stesso discorso vale per gli interventi sul sistema della formazione. Buone idee su reddito di solidarietà attiva e sistema previdenziale dei lavoratori autonomi.

Una campagna senza Europa*

Nella campagna elettorale francese si parla molto poco di Unione Europea. Difficile credere che i francesi si disinteressino della questione e che i candidati non abbiano niente da dire. Probabilmente evitano un argomento scottante. Ma perché la Francia, un tempo al vertice della costruzione europea, ha perduto gran parte della sua influenza? Per due malintesi, dagli effetti disastrosi: l’idea di Europa-potenza e il rifiuto dell’economia di mercato.

Uno sguardo dal fondo

Tre stralci dellÂ’ultimo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale; vengono trattati temi di particolare rilievo per gli sviluppi dellÂ’economia mondiale nei prossimi mesi: dalle possibili variazioni nei tassi di cambio, anche in considerazione di una riduzione del deficit della bilancia commerciale statunitense, alle conseguenze della frenata dellÂ’economia americana. Infine, gli effetti della globalizzazione della forza lavoro, unita a rapidi cambiamenti tecnologici, e le politiche necessarie per governare il fenomeno.

L’Europa e la governance economica globale

L’Europa è per lo più incapace di usare il suo peso economico e decisionale nella governance globale. Perché non parla con una “voce unica”. Ciò accade anche per la difficoltà dei paesi dell’Unione di definire un meccanismo di decisione interno che permetta di giungere a una posizione esterna comune. Ma la rappresentanza unica europea nelle istituzioni finanziarie internazionali e nei gruppi informali rimane condizione essenziale per una maggiore responsabilizzazione dei nuovi attori. E per lÂ’euro c’è la necessità di definire una politica da “valuta chiave”.

Tre “capitoli” per il dissesto

Negli Stati Uniti le procedure fallimentari sono regolate dall’Us Bankruptcy Code. Tre i capitoli rilevanti. Il problema sostanziale nasce dal fatto che i comuni non possono essere liquidati sotto il Chapter 7. E se il piano di ristrutturazione non viene votato dai creditori la procedura è ambigua: il giudice fallimentare può, in teoria, imporre un aumento delle imposte, la vendita delle attività e dei cespiti, il taglio delle spese. Ma non è mai successo. La migliore garanzia per il creditore sembra essere il potere del governo locale di gestire alcune imposte.

Più lontani dal baratro *

L’Italia si trova ancora di fronte a formidabili sfide, ma la sua economia non versa in condizioni tanto gravi da giustificare il catastrofismo. Il pesante rapporto debito/Pil richiede un supplemento di entrate fiscali sostenibile agli attuali tassi di interesse. Né i mercati finanziari prevedono un serio rischio di default. Se misurata attraverso l’indice dei prezzi al consumo la perdita di competitività è nettamente minore di quanto generalmente indicato. Anche sotto il profilo delle riforme strutturali la distanza con gli altri paesi si riduce.

Sud chiama Sud

La cooperazione economica Sud-Sud acquista un rilievo nuovo. La Cina si è impegnata a sostenere lo sviluppo dell’Africa attraverso prestiti, doni e investimenti di varia natura per un ammontare superiore ai 5 miliardi di dollari. In cambio chiede che i beneficiari vendano le proprie materie prime e utilizzino i fondi per acquistare beni e servizi da società cinesi. I paesi africani sono così considerati partner paritari, di cui per esempio è opportuno sottolineare l’attrattività come destinazione turistica. Un approccio ben diverso da quello adottato dai paesi del Nord.

Sulla legge delega

L’ultimo Consiglio dei Ministri tenutosi a Caserta ha approvato un disegno di legge che delega il Governo a riformare il settore della cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo. Questa iniziativa risponde alla necessitá, piú volte sostenuta anche su lavoce.info (recentemente nella lettera aperta agli On. D’Alema e Sentinelli riportata qui sopra) di mettere mano a un settore la cui legislazione era rimasta ferma al 1987, malgrado i grandi cambiamenti avvenuti nel frattempo a livello internazionale.
Malgrado il testo finale approvato non sia ancora stato reso pubblico, il documento presentato al CdM (allegato) introduce una serie di cambiamenti importanti, rifacendosi ai principi sostenuti in materia di cooperazione da Nazioni Unite e OCSE-DAC. In particolare, la proposta di legge-delega:

– chiarisce e ribadisce la centralitá della lotta alla povertá nei suoi diversi aspetti come obiettivo centrale delle politiche di cooperazione allo sviluppo.

– introduce il principio di ‘slegamentoÂ’ degli aiuti, prevedendo la possibilitá di utilizzare beni e servizi prodotti nei paesi beneficiari nelle attivitá di cooperazione.

– concentra la responsabilitá per le varie attivitá legate alla cooperazione (quindi promuovendone la coordinazione tra i vari attori coinvolti) nel Ministero degli Esteri, assegnandone la responsabilitá ad un Vice-Ministro delegato.

– crea unÂ’Agenzia autonoma per la cooperazione allo sviluppo e la solidarietá internazionale, responsabile dellÂ’attuazione delle politiche definite dal governo e di un Fondo Unico che riunisce i vari capitoli di spesa attualmente esistenti, suddivisi tra vari ministeri.

Gli ultimi due punti, in particolare, rappresentano un importante passo avanti nel tentativo di riportare lÂ’Italia al passo con i dibattiti internazionali, e di mettere ordine nel frammentato “sistema Italia”. Riunificare la responsabilitá politica e la gestione dei fondi dedicati alla cooperazione allo sviluppo sono aspetti fondamentali di una politica di cooperazione piú efficace.
Esistono peró parecchi punti da chiarire che saranno determinanti per l’esito della riforma, da tenere a mente mentre il testo della legge viene sottoposto agli iter necessari. In primo luogo, il documento approvato non fa alcuna menzione del problema delle scarse risorse oggi dedicate dal governo alla cooperazione (vedi articolo https://www.lavoce.info/articoli/pagina2457.html), e non chiarisce in che modo il fondo unico verrá alimentato, ad esempio includendo le risorse del fondo rotativo per i prestiti concessionali attualmente iscritto fuori del bilancio dello stato. Inoltre, non chiarisce definitivamente il ruolo di altri Ministeri, in particolare quello dell’Economia per ció che riguarda la gestione dei fondi e la rappresentanza presso le banche di sviluppo e le istituzioni finanziarie internazionali. Infine, il testo approvato, nello sforzo di garantire un coordinamento efficace del frammentato sistema italiano di cooperazione, tralascia l’importanza di definire in che modo gli attori di cooperazione nei paesi beneficiari, governativi e non, verranno coinvolti nella definizione di strategie ed interventi, in un’ottica di partenariato e ownership.

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