La definizione di un comportamento in “buona fede” verso i creditori è cruciale per i prossimi sviluppi della vicenda argentina. Da questo dipende la ripresa del programma triennale con il Fondo monetario internazionale e la possibilità di tornare in futuro a indebitarsi sui mercati internazionali. Altre strade non sembrano percorribili perché accrescerebbero notevolmente la fragilità finanziaria del paese. Che invece deve stabilizzare l’attuale corso positivo attraverso misure di aggiustamento strutturale.
Categoria: Internazionale Pagina 73 di 76
L’agenda di eventi importanti in materia di cooperazione internazionale e di aiuti allo sviluppo si presenta molto ricca per il 2005. Al centro il dibatitto sulle sorti del continente africano, come ha ripetutamente dichiarato il governo di Tony Blair che vuole porre il tema della povertá e dello sviluppo dellÂ’Africa in cima ai temi del prossimo G8. E lÂ’Italia come si colloca all’interno dei dibattiti che si stanno alimentando a livello internazionale? Non molto bene, sia a livello intellettuale che nella pratica dei fatti.
In un recente passato negli Stati Uniti erano i repubblicani a ritenere un valore il pareggio di bilancio. Oggi lÂ’ortodossia fiscale è una bandiera dei democratici. E infatti il risultato dei tagli alle tasse dei più ricchi voluto da Bush è un deficit altissimo. Il problema però non è tanto la spesa in disavanzo, ma la forma scelta dall’amministrazione americana, che indebolisce la forza economica del paese nel lungo periodo. Mentre altre e più costruttive alternative avrebbero messo le basi per una più solida crescita futura.
La necessità di aumentare i contributi allo sviluppo ha aperto il dibattito sulle cosiddette fonti innovative di finanziamento. Accanto alle tradizionali “tasse globali”, la proposta più interessante è quella britannica della International Finance Facility, basata su un meccanismo di cartolarizzazione dei flussi futuri di aiuto. Ma non mancano i dubbi. Soprattutto, perché i paesi industrializzati dovrebbero impegnarsi di più, se le difficoltà politiche non sono poi molto diverse da quelle che frenano gli aiuti diretti?
Le fluttuazioni nei tassi di cambio determinano trasferimenti di ricchezza tra paesi impensabili fino a qualche decennio fa e il riequilibrio della bilancia corrente americana richiede un deprezzamento del dollaro che appare solo iniziato. Quale politica dovrebbero adottare le autorità monetarie? Interdipendenze finanziarie di così grande scala suggeriscono un coordinamento delle politiche monetarie e di cambio. Ma interventi sistematici sembrano difficili in mercati finanziari altamente reattivi. Luca Paolazzi commenta l’intervento; la controreplica dell’autore.
A cinque anni dall’apertura del mercato, in Gran Bretagna le tariffe dell’elettricità e del gas per le famiglie a più basso reddito crescono più lentamente delle altre. Questi consumatori restano comunque più vulnerabili agli aumenti nei livelli generali dei prezzi dell’energia perché a questa voce di spesa destinano quote più alte di reddito. Ma a preoccupare è soprattutto il permanere del forte potere di mercato degli ex monopolisti. Un controllo sulle posizioni dominanti produrrebbe benefici per tutti i consumatori, ma in particolare per i più poveri.
La fede e la religione hanno pesato più dellÂ’Iraq in queste elezioni. E i democratici lo hanno capito troppo tardi. Francesco Giavazzi interviene sulla vittoria di Bush nelle elezioni americane puntando sui temi della moralità e sul diritto dei cittadini a detenere armi. Nel secondo mandato si darà un’agenda politica tutta interna, con la promozione dei valori cristiani e conservatori nelle scuole, negli ospedali, trasferendo alle organizzazione religiose finanziate dallo Stato molti compiti di assistenza sociale. Mentre i repubblicani controllano anche il Senato. La risposta di Stephen Martin.
Il particolare sistema elettorale degli Stati Uniti rende estremamente difficili le previsioni su chi vincerà le elezioni presidenziali. E’ necessaria una continua e attenta analisi della distribuzione geografica dei voti. Che si può ottenere utilizzando i sondaggi statali per calcolare simulazioni della distribuzione statistica di ogni possibile risultato del collegio elettorale e le probabilità che ciascuno Stato risulti a favore di Bush o Kerry. Un metodo alternativo guarda invece al mercato delle scommesse. E il vincitore non è lo stesso.
Nell’impossibilità di sfiduciare il singolo commissario, il Parlamento europeo minaccia la censura dell’intera Commissione. Non disponendo dei voti per ottenere la fiducia, Barroso ha chiesto
un rinvio del voto. Tutto questo poteva essere evitato accettando la proposta della Convenzione di una rosa di nomi nella designazione dei Commissari.
Prevale la convinzione che la delocalizzazione impoverisca le economie nazionali con perdita di posti di lavoro. Dunque, si adottano misure per contrastarla. Al contrario, può essere un processo virtuoso di rafforzamento della competitività anche in settori manifatturieri maturi come quelli in cui è specializzata l’Italia. I fondi strutturali dovrebbero essere utilizzati per integrare le attività ad alto valore aggiunto con quelle che vengono trasferite. E da noi va favorita la creazione di consorzi che forniscano servizi a chi vuole internazionalizzarsi.