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Trent’anni di stagnazione e cinque di declino dei salari*

I salari italiani sono fermi da anni e l’inflazione ne ha corroso il potere d’acquisto. Servirebbe una riforma della contrattazione, con alla base una legge sulla rappresentanza. Andrebbe anche rivisto il sistema fiscale, per evitare il fiscal drag.

Prospettive magre per il potere d’acquisto dei lavoratori italiani

Se l’andamento delle retribuzioni degli ultimi vent’anni è stato articolato, il futuro non si prospetta roseo. Shock energetico e inflazione minacciano il potere d’acquisto delle buste paga. Servirebbero cambiamenti radicali, che non sono all’orizzonte.

Contro i bassi salari l’ultima spiaggia della magistratura

In vista del 1° maggio il governo prepara un decreto sulle retribuzioni, ma non attua la delega del “Collegato lavoro 2025”. A riempire il vuoto legislativo e sindacale è la magistratura, usando Costituzione e codice penale contro la povertà lavorativa.

Per una busta paga 2.0

In Italia non c’è molta trasparenza sulle retribuzioni. È un problema che nasce anche dalla scarsa comprensibilità dei cedolini che dovrebbero spiegare a lavoratrici e lavoratori le varie voci. Una proposta pratica: introdurre la busta paga 2.0.

Nella questione salariale contano anche gli strumenti di misura

Se si utilizzano le Ula come input di lavoro e il deflatore dei consumi delle famiglie come indice di prezzo si ottiene una riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti tra il 2019 e il 2025 significativamente inferiore rispetto ad altre stime.

Tempi certi per applicare le sentenze della Corte costituzionale

La questione dei tempi di pagamento del Tfs-Tfr dei dipendenti pubblici è solo l’ultimo esempio. Spesso le sentenze della Consulta restano lettera morta. Bisogna fissare un limite oltre il quale ciò che è costituzionalmente illegittimo non possa restare.

Politiche attive: l’eredità del programma Gol

Tra pochi mesi si esaurirà il programma Gol. Lascia alcune eredità positive e indica gli elementi su cui agire in futuro. Con tre priorità: definizione di un modello di apprendistato per adulti, politiche abitative e inserimento delle donne straniere.

I divari salariali di genere nascono a scuola*

Le donne continuano a percepire retribuzioni significativamente più basse di quelle degli uomini. Il divario è già evidente al primo impiego e affonda le radici nelle scelte degli indirizzi di studio, compiute ben prima dell’ingresso nel mercato del lavoro.

Ma quanto costa il lavoro femminile perso dopo la maternità?

Il congedo paritario è stato bocciato in Parlamento perché troppo costoso per la finanza pubblica. Ma il sistema attuale spinge molte madri ad abbandonare il lavoro dopo il parto. Con la maternità che diventa una penalizzazione occupazionale per le donne.

La consapevolezza batte gli stereotipi sulle Stem

Gli stereotipi hanno un ruolo nelle scelte educative e contribuiscono così agli squilibri di genere nel mercato del lavoro. Favorire la consapevolezza di quelli impliciti aumenta il numero di ragazze che optano per facoltà Stem. Con effetti anche sui maschi.

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