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Prezzi alti, concorrenza scarsa

La lettura dei dati di contabilità conferma che molti settori della nostra economia stanno soffrendo, presentando risultati quanto meno allarmanti, con la necessità da parte delle imprese di contrarre i margini per preservare i volumi di vendita. Ma ve ne sono altri che godono di ottima salute, con miglioramenti marcati della redditività delle imprese. Peccato però che in diversi casi si tratti di uno stato di salute non conquistato sul campo, con la capacità di competere e di innovare, quanto l’esito dell’esercizio di potere di mercato a scapito degli acquirenti finali.

Il metrò a Parma: un piccolo ponte sullo Stretto?

A Parma saranno costruite due linee della metropolitana. Le previsioni di traffico indicano che i passeggeri saranno circa un quinto di quelli stimati necessari per sostenere economicamente un progetto. Anche la riduzione attesa del traffico privato su gomma e delle emissioni inquinanti è molto bassa. Forse, altri interventi sarebbero più efficaci in una città di quelle dimensioni. Ma lo Stato finanzia opere infrastrutturali “strategiche”, non un programma di spesa per la mobilità sostenibile. E tutti si affannano a presentare progetti anche se di dubbia utilità.

Appuntamento con la concorrenza

Molti suggerimenti dell’Antitrust restano lettera morta, anche quando è evidente che le norme segnalate creano inefficienze nel funzionamento del sistema economico nazionale e nuocciono alla sua competitività internazionale. Per ovviare a questa situazione, il calendario parlamentare dovrebbe prevedere una “Legge per la concorrenza” annuale o biennale. Le singole lobby faticherebbero maggiormente a sommare le loro resistenze al cambiamento, mentre le forze in campo a sostegno della legge sarebbero ampie. Anche per la natura ovviamente bipartisan dell’intervento.

Per la liberalizzazione del trasporto locale

Gli eccessivi costi di gestione e le basse tariffe del trasporto pubblico locale su gomma sottraggono risorse pubbliche che potrebbero essere destinate alla mobilità sostenibile. Tuttavia, può ora ripartire il processo di liberalizzazione fondato sulla concorrenza, avviato dalla riforma della scorsa legislatura. Fondi nazionali accessibili solo a Regioni e comuni che passano dal monopolio pubblico locale a un sistema di mercato basato sulle gare potrebbero vincere le resistenze politiche e corporative. E dotare il settore dei necessari ammortizzatori sociali.

La faticosa riforma dei servizi idrici

Il servizio idrico integrato su area larga promette più efficienza e più equità, perché permette di sfruttare le economie di scala e tende verso una tariffa uniforme all’interno dell’ambito territoriale ottimale. Restano da superare però alcune difficoltà. In particolare, preoccupano le recenti fusioni tra aziende multi-servizio. Il problema sta nell’incoerenza tra l’idea del legislatore, che porta al superamento dei confini comunali e al passaggio di poteri da ciascun comune a un’entità superiore, e la permanenza dei singoli comuni come attori del processo.

Lo spread Btp-Bund in tempo di euro

Con la scomparsa del rischio di cambio per l’Italia relativamente alla Germania dopo l’entrata nell’euro, anche il rischio di default si è drasticamente ridotto e i differenziali di interesse tra i due paesi si sono quasi allineati. Ora, però, sembrano tornare ad aprirsi. Un motivo di preoccupazione? L’evidenza empirica ci dice che il recente rialzo dello spread Btp-Bund può essere spiegato interamente da fattori totalmente indipendenti dall’andamento dei fondamentali fiscali italiani. Questo fatto sottolinea il fondamentale ruolo dellÂ’EURO per il contenimento del costo del finanziamento del debito pubblico italiano, in un ambito di aspettative di stabilizzazione dei nostri fondamentali fiscali.

Decentramento contrattuale? No, grazie

Il sistema contrattuale nato dagli accordi del 1993 ha molti limiti, ma la sua sostituzione non sarà facile. La contrattazione decentrata potrebbe tramutarsi in un aumento del costo del lavoro. Mentre allungare la durata dei contratti sarebbe un grave errore. Meglio intervenire sul contratto nazionale, che dovrebbe riguardare solo il salario minimo di base comune a tutti i lavoratori. Ma non sembra ci siano le condizioni per farlo. Né la misura è la più urgente per ridare competitività al sistema produttivo italiano. Il rischio è di ripetere la vicenda dell’articolo 18.

Imposte, una questione di famiglia

Per sostenere i redditi familiari, si chiede una sostanziale inversione di rotta per il nostro sistema fiscale: l’unità impositiva Irpef dovrebbe essere la famiglia e non più l’individuo. Ma il cosiddetto “quoziente familiare” crea distorsioni nelle scelte lavorative del coniuge con reddito più basso. Le statistiche mostrano infatti che nei paesi a tassazione congiunta, le donne in media lavorano di meno. Priorità del nostro paese sono invece il riconoscimento delle spese a carico delle famiglie e l’attenzione a non disincentivare ulteriormente il lavoro femminile.

Coppie di fronte alla legge

L’Italia, ormai quasi sola in Europa, non ha una legge che riconosca legalmente la convivenza al di fuori del matrimonio indipendentemente dal sesso, come chiede lÂ’Unione europea. Sotto il profilo costituzionale non vi è alcun ostacolo alla promulgazione di una norma di questo tipo. Non si deve necessariamente giungere a una equiparazione assoluta tra famiglia legittima e famiglia di fatto. Sarebbe già sufficiente l’adozione della formula francese dei Pacs. Oltretutto, dove le convivenze sono riconosciute e tutelate, cresce anche la natalità.

Un lavoro poco condiviso

Il modello di condivisione delle responsabilità familiari cambia molto lentamente. Le donne continuano a essere sovraccariche di lavoro familiare. Tra gli uomini, aumenta di qualche punto percentuale il numero di coloro che “aiutano”, ma di molto poco. Le donne che lavorano e hanno bambini piccoli sono un particolare segmento dai bisogni non soddisfatti: ancora non sufficientemente sostenute dal proprio partner e dalle strutture pubbliche, ricorrono al supporto informale e del privato.

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