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Prezzi alti, concorrenza scarsa

La lettura dei dati di contabilità conferma che molti settori della nostra economia stanno soffrendo, presentando risultati quanto meno allarmanti, con la necessità da parte delle imprese di contrarre i margini per preservare i volumi di vendita. Ma ve ne sono altri che godono di ottima salute, con miglioramenti marcati della redditività delle imprese. Peccato però che in diversi casi si tratti di uno stato di salute non conquistato sul campo, con la capacità di competere e di innovare, quanto l’esito dell’esercizio di potere di mercato a scapito degli acquirenti finali.

La battaglia sul bilancio

L’80 per cento del bilancio europeo è destinato all’agricoltura e alle regioni più povere. E’ una struttura di spesa costosa e di dubbia efficacia. Ora, dopo lÂ’allargamento, sarà la causa di pericolosi conflitti per accaparrarsi le risorse. Servirebbe invece un ripensamento radicale su Pac e fondi strutturali. L’Unione dovrebbe allocare i fondi sulla base di una valutazione economica e sociale dei progetti. Potrebbe così diventare una potenza impegnata nella lotta alla povertà nel mondo. E ridare ai suoi cittadini il giusto entusiasmo per l’ideale europeo.

Non date la colpa agli immigrati dell’Est

Un alto tasso di disoccupazione (in Francia) e il timore di “welfare shopping” (in Olanda) hanno probabilmente contribuito alla vittoria del “no” nei referendum sulla Costituzione europea. Ma chiudere le frontiere o l’accesso allÂ’assistenza sociale per i lavoratori dei nuovi Stati membri avrebbe solo effetti negativi. Si bloccherebbe infatti quel tipo di immigrazione che è più facile assimilare: legale e allÂ’interno della Ue di persone mediamente o altamente qualificate. Le nostre stime indicano che frontiere aperte ai lavoratori dei Nuovi Stati Membri offrirebbero in dote all’Europa a 25 una crescita del Pil di mezzo punto percentuale. L’Europa non può rinunciarvi.

L’euro non cambia il conto

E’ vero che i ristoranti hanno approfittato del cambio lira-euro per alzare notevolmente i prezzi? Uno studio sui locali di qualità nel periodo 1998-2004 mostra che i rincari sono stati piuttosto elevati in quasi tutti gli anni considerati, in parte per la crescita della domanda e dei costi. Quelli del 2002 non appaiono eccezionali rispetto alla tendenza di medio periodo. La maggior parte della crescita media del prezzo in quell’anno può essere attribuita al gran numero di revisioni, piuttosto che alla loro entità. E molta influenza ha avuto il grado di concorrenza sul mercato locale.

Miti e realtà sulla delocalizzazione in Francia

Uno studio dell’Insee riflette sul presunto problema delle delocalizzazioni industriali. Nonostante molti siano convinti che il fenomeno abbia ormai assunto dimensioni notevoli, si stima che nel periodo 1995-2001, in Francia i posti di lavoro delocalizzati siano stati in media a 13.500 l’anno. Una cifra tutto sommato esigua. E per meno della metà destinata ai paesi emergenti. In una logica di ristrutturazioni e joint-venture, non tocca le piccole aziende, ma coinvolge i grandi gruppi industriali e le medie imprese. A subirne le conseguenze sono i lavoratori non specializzati.

L’Europa degli italiani

Un nostro sondaggio conferma che i giovani italiani continuano a essere filo-europei e voterebbero a favore del Trattato costituzionale europeo perché hanno poca fiducia nel sistema politico e nelle istituzioni nazionali. L’Europa piace perché ci protegge dai nostri stessi errori. La maggioranza degli intervistati ritiene però che l’euro abbia danneggiato l’economia italiana. Da questi dati si possono trarre alcune indicazioni sull’atteggiamento che il Governo dovrebbe tenere al Consiglio europeo e nel negoziato con Bruxelles sul riequilibrio dei conti pubblici. E ci sarebbe materia di riflessione anche per la Bce.

Per la liberalizzazione del trasporto locale

Gli eccessivi costi di gestione e le basse tariffe del trasporto pubblico locale su gomma sottraggono risorse pubbliche che potrebbero essere destinate alla mobilità sostenibile. Tuttavia, può ora ripartire il processo di liberalizzazione fondato sulla concorrenza, avviato dalla riforma della scorsa legislatura. Fondi nazionali accessibili solo a Regioni e comuni che passano dal monopolio pubblico locale a un sistema di mercato basato sulle gare potrebbero vincere le resistenze politiche e corporative. E dotare il settore dei necessari ammortizzatori sociali.

La faticosa riforma dei servizi idrici

Il servizio idrico integrato su area larga promette più efficienza e più equità, perché permette di sfruttare le economie di scala e tende verso una tariffa uniforme all’interno dell’ambito territoriale ottimale. Restano da superare però alcune difficoltà. In particolare, preoccupano le recenti fusioni tra aziende multi-servizio. Il problema sta nell’incoerenza tra l’idea del legislatore, che porta al superamento dei confini comunali e al passaggio di poteri da ciascun comune a un’entità superiore, e la permanenza dei singoli comuni come attori del processo.

Il metrò a Parma: un piccolo ponte sullo Stretto?

A Parma saranno costruite due linee della metropolitana. Le previsioni di traffico indicano che i passeggeri saranno circa un quinto di quelli stimati necessari per sostenere economicamente un progetto. Anche la riduzione attesa del traffico privato su gomma e delle emissioni inquinanti è molto bassa. Forse, altri interventi sarebbero più efficaci in una città di quelle dimensioni. Ma lo Stato finanzia opere infrastrutturali “strategiche”, non un programma di spesa per la mobilità sostenibile. E tutti si affannano a presentare progetti anche se di dubbia utilità.

Appuntamento con la concorrenza

Molti suggerimenti dell’Antitrust restano lettera morta, anche quando è evidente che le norme segnalate creano inefficienze nel funzionamento del sistema economico nazionale e nuocciono alla sua competitività internazionale. Per ovviare a questa situazione, il calendario parlamentare dovrebbe prevedere una “Legge per la concorrenza” annuale o biennale. Le singole lobby faticherebbero maggiormente a sommare le loro resistenze al cambiamento, mentre le forze in campo a sostegno della legge sarebbero ampie. Anche per la natura ovviamente bipartisan dell’intervento.

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