Il quadro dell’avanzamento lavori a pochi giorni dalla conclusione del Pnrr appare problematico. Ma anche se tutto dovesse chiudersi nei tempi previsti, resta l’esame più difficile: trasformare gli investimenti in servizi per i cittadini e le imprese.
Autore: Alberto Zanardi Pagina 1 di 9
Professore ordinario di Scienza delle finanze nell'Università di Bologna. Attualmente è componente del -Comitato scientifico per le attività inerenti alla revisione della spesa pubblica istituito presso il MEF. Durante il 2022 è stato presidente della Commissione tecnica per i fabbisogni standard presso il MEF e tra il 2014 e il 2022 componente del Consiglio direttivo dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Nel passato ho fatto parte della Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale e della Commissione tecnica per la finanza pubblica presso il MEF.
Con il Ddl di assestamento del bilancio dello stato per il 2026, il governo ammette che negli ultimi anni il drenaggio fiscale ha accresciuto il prelievo reale sui redditi. Per le regole europee, ciò ha permesso la creazione di spazi fiscali aggiuntivi.
Le intese preliminari tra governo e Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto sull’autonomia differenziata sono all’esame del Parlamento. Sollevano importanti questioni generali. Sotto i profili di finanza pubblica sembrano destinate a generare nuove spese.
Si deve introdurre anche in Italia un meccanismo esplicito di indicizzazione dell’Irpef per limitare il fiscal drag? Tra l’altro, aver presentato gli interventi sulle aliquote come “misure di riduzione del cuneo fiscale” toglie spazio fiscale al governo.
Il governo ha approvato gli schemi di intesa preliminare per attribuire maggiore autonomia a quattro regioni del Nord. Preoccupano, in particolare, i possibili effetti sui principi di universalità e uguaglianza alla base del sistema sanitario.
Cambiano le regole sulla minimum tax globale. L’accordo “Side-by-Side” introduce una flessibilità che potrebbe portare a passi indietro nel coordinamento tra paesi. Ma potrebbe anche rivelarsi uno stimolo per una risposta strategica e coordinata della Ue.
Il Pnrr ha un vizio di fondo: l’uniformità delle scadenze a prescindere dalla tipologia del lavoro da effettuare. Unito alle inefficienze organizzative ha portato a dirottare i fondi per le opere infrastrutturali verso i più gestibili sussidi alle imprese.
Le revisioni del Pnrr operate dal governo hanno via via rinviato, ridimensionato o modificato gli obiettivi iniziali, per consentirne il conseguimento. Arrivati alla fase finale del Piano, restano da raggiungere target e milestone decisamente impegnativi.
Misurare l’effetto dell’aggiustamento previsto dalla manovra di bilancio sull’imposta effettiva dei diversi contribuenti è complesso, per la somma degli interventi degli ultimi anni. Il calcolo per un lavoratore dipendente, un pensionato e un autonomo.