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Patti chiari, ma senza collusione

L’iniziativa di un consorzio di banche permette di confrontare i costi dei conti correnti. Senz’altro un vantaggio per i consumatori. Ma rendere pubblici i prezzi offerti può aiutare le imprese a verificare il rispetto di eventuali accordi collusivi, consentendo immediate ritorsioni verso chi pratichi sconti rispetto al prezzo di cartello. E dunque questa “operazione trasparenza” potrebbe finire con il favorire la collusione invece di stimolare la concorrenza. Soprattutto nel caso delle banche italiane, che non si sono certo distinte per attitudine a competere.

Il manifatturiero di Fazio

La strategia di Banca d’Italia è assicurare la stabilità del sistema bancario nazionale anche per consentire all’industria italiana di affrontare le crisi in cui si trova periodicamente coinvolta. Ma, a giudicare dai risultati di competitività e produttività del manifatturiero, il supporto dato finora non basta più, perchè quella attuale è soprattutto una crisi di efficienza produttiva. Le aziende manifatturiere italiane hanno bisogno di finanziamenti finalizzati a facilitare le necessarie ristrutturazioni, per crescere e per internazionalizzarsi.

Ci vuole un’Autorità europea

Le battaglie societarie sulle banche italiane dimostrano che una buona regolamentazione è fondamentale per il corretto funzionamento dei mercati e la tutela della stabilità degli intermediari. Ma è altrettanto importante avere “buone” Autorità che applichino quelle regole con efficienza e imparzialità. E in un mercato finanziario denominato in un’unica valuta, per una disciplina uniforme e libera da condizionamenti nazionali, sarebbe opportuna la centralizzazione delle competenze di vigilanza in una Autorità europea, “costruita” sull’esempio della Bce.

Miracolo a Roma

Avevamo ragione a segnalare l’assenza di una guida della politica economica in grado di richiamare a tutti i vincoli di bilancio.  L’accordo sul pubblico impiego è generoso in tempi di vacche magre, ipocrita perché dichiara di promuovere la produttività, ma fa esattamente lÂ’opposto e ostacola i processi di decentramento della contrattazione nel settore privato. Se non vogliamo perdere l’unica notizia positiva sull’andamento della nostra economia di questi anni, la crescita dei posti di lavoro, urge creare una fiscalità di vantaggio per il Sud, riducendo il cuneo fiscale sui salari più bassi. Un’operazione che potrebbe essere inserita nella riforma dell’Irap.

Le conseguenze del “no” francese

La vittoria del “no” nel referendum in Francia sulla Costituzione europea porterà secondo alcuni a una crisi valutaria nei nuovi Stati membri, alla fine dell’UME e al blocco di ogni ulteriore allargamento. Sono previsioni che non hanno fondamento. E non dimentichiamo che anche dopo il “no” francese e un probabile “no” olandese, la prosecuzione delle ratifiche secondo i programmi è doverosa ai sensi della dichiarazione n. 30 annessa al Trattato. Ma occorre capire il disagio diffuso rispetto al processo di integrazione comunitaria. Carlo Altomonte, Giancarlo Perasso, Ettore Greco e Gian Luigi Tosato discutono le implicazioni del voto negativo sulla Carta UE al referendum francese. 

La risposta del ministro

Il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, risponde allÂ’intervento della redazione de lavoce.info.

Piccolo è bello per la logistica

Il costo della logistica è variabile strategica nelle decisioni delle aziende, che possono optare per la delocalizzazione in aree maggiormente competitive. E’ perciò un asse portante per lo sviluppo dell’economia nel suo insieme. Nella selezione degli investimenti pubblici, la scelta dovrebbe cadere sulle “piccole opere” capaci di dare risposte di breve-medio termine alla richiesta delle imprese di qualità nei servizi di trasporto e di logistica. Tenendo conto della peculiarità della struttura industriale italiana e del fatto che i tempi di realizzazione sono un elemento cruciale.

Opere buone per evitare il declino

Perché l’Italia torni a crescere è necessario offrire agli investitori, nazionali e internazionali, un sistema moderno, nel quale sia conveniente impiegare i propri denari. E dunque recuperare il ritardo infrastrutturale rispetto ad altre città europee. Per farlo, dobbiamo adottare programmi di opere pubbliche coerenti con le effettive disponibilità di bilancio. Ben sapendo che anche la migliore legislazione è destinata al fallimento se la gestione amministrativa che ne consegue non è orientata all’efficienza e alla responsabilità del risultato.

Gli errori che cementano le infrastrutture

La rete stradale italiana non appare particolarmente carente. Mentre quella ferroviaria nel suo complesso non può definirsi congestionata. Ma la situazione è assai differenziata fra le diverse zone del paese e i problemi di congestione vanno risolti caso per caso. In alcune situazioni è necessaria la grande opera, in altre è molto più utile il piccolo intervento. Servirebbe dunque una più diffusa cultura della valutazione. Quanto al project financing all’italiana, incentiva un aumento ingiustificato dei costi, con pesanti riflessi sulla finanza pubblica.

Prof. Siniscalco, rifletta

Tanti episodi portano a una sola conclusione: in questo esecutivo un ministro tecnico serve ormai solo a impedire il controllo democratico degli elettori e a coprire di fronte ai mercati scelte di politica economica avventurose. Siniscalco non solo non ha oggi il potere di stabilire l’agenda di politica economica, ma neanche quello di veto. Altri sembrano decidere per lui. Ne risente anche la qualità degli interventi, come si preannuncia per l’Irap e come è già accaduto con la riforma dell’Irpef. La risposta del ministro Domenico Siniscalco. Una lettera del vicepresidente del Consiglio Giulio Tremonti.

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