L’Italia deve ritornare al nucleare? Un’analisi approfondita delle argomentazioni di chi lo sostiene ne rivela le lacune. Il nucleare non è comunque a emissioni zero e i suoi costi effettivi lo rendono una “soluzione” tra le più controverse per la politica climatica di lungo periodo. In ogni caso, bisognerebbe chiarire le sottostanti ipotesi finanziarie e di sovvenzioni pubbliche, la ripartizione del rischio, come raggiungere una soluzione tecnica e un accordo politico per lo stoccaggio finale delle scorie e come evitare i rischi della proliferazione .
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La vicenda rifiuti in Campania ha vari aspetti, tecnologici ed economici. Il settore rappresenta una delle maggiori aree d’affari e di occupazione del Mezzogiorno. Se gli oneri per il funzionamento degli impianti dovessero risultare troppo alti e non bilanciati dai crediti ancora in via di definizione, la società che nel 2000 se ne è aggiudicata la lavorazione potrebbe farsi indietro. Si potrebbero allora impiegare gli operatori dei Consorzi di bacino, istituiti per la mai decollata raccolta differenziata. In un difficile equilibrio da cercarsi tra Napoli e Roma.
Il dato sul Pil e la possibilità che preluda a un’ulteriore involuzione dellÂ’economia italiana pone tutti, senza eccezione, di fronte alle proprie responsabilità . Il Governo deve tracciare un quadro di politica economica che dia certezze a imprese e famiglie e abbandoni ogni ipotesi di sgravi fiscali. I sindacati riconoscano che la moderazione salariale non può essere confinata al settore privato. Il sistema produttivo faccia ricorso alla capacità di innovare e investire e non alla ricerca di rendite di posizione.
La proprietà di Edison pare che sarà divisa tra Aem Milano e la francese Edf. Tramonta così la stagione dell’imprenditoria privata italiana nell’elettricità . In questo settore, vitale per l’economia moderna, abbiamo molto denaro pubblico, molto denaro estero e poche aziende. L’operazione, poi, consente al monopolista pubblico francese di controllare Edison in cambio di un doppio vantaggio per Enel: l’ingresso sul mercato francese e la partecipazione a un importante progetto di ricerca sul nucleare. Ma non ne trae guadagno la concorrenza. Né, probabilmente, il sistema paese.
I risultati della sperimentazione del reddito minimo di inserimento non sono mai stati resi noti ufficialmente. Un’occasione persa dal punto di vista politico e scientifico, perché il dibattito su povertà ed esclusione sociale non può prescindere da un’accurata analisi della situazione effettiva e delle possibili soluzioni. Anche se i valori di uscita dall’assistenza non dovrebbero essere l’elemento esclusivo di valutazione dei progetti, solo la disponibilità di dati individuali consente una verifica approfondita. Come dimostrano i casi di Genova e Rovigo.
Il fondo nazionale è lo strumento per potenziare l’intervento verso i cittadini non autosufficienti. Servirebbe a incrementare le risorse, ma anche a razionalizzare gli interventi. Dopo un’iniziale attenzione al problema, il Governo non ha fatto seguire interventi concreti. Mentre l’opposizione deve chiarire come intende trovare le risorse per finanziare il fondo di cui sostiene oggi la necessità . D’altra parte, i bisogni sono sempre più diffusi e dunque un progetto politico orientato ai problemi concreti dovrebbe fare dei non autosufficienti una priorità .
Il rapporto Istat sui collaboratori coordinati e continuativi contiene molte conferme. Per esempio, i veri parasubordinati sono circa 400mila, un numero sostanzialmente stabile dal 1999. Ma i dati disponibili non permettono di rispondere alla domanda cruciale se la condizione di parasubordinato sia temporanea o permanente. Ancora una volta in Italia le misure di politica del lavoro vengono varate, riformate, abrogate e reintrodotte senza prevedere un sistema di monitoraggio che ne renda possibile la valutazione in termini scientifici.
La riforma degli ammortizzatori è strategica per fare uscire il nostro paese dal declino. Risponde alla domanda di protezione degli italiani. Permette di ridurre i costi sociali del cambiamento strutturale. Può stimolare una maggiore partecipazione al mercato del lavoro ed emersione di sommerso. Risponde a ragioni di equità . Costa nel complesso quasi un punto di Pil. Ma trovare le risorse per attuarla è possibile. Basta giudicarla una priorità . E l’efficacia della lotta all’evasione fiscale e al sommerso detterà i tempi di altre riforme che non siano a costo zero.
Di una riforma organica degli ammortizzatori sociali si parla ormai dal 1997, ma non sarà varata neanche in questa legislatura. Anche se resta una delle grandi priorità dell’agenda di policy nel nostro paese. Il sistema vigente è fortemente inadeguato rispetto alle funzioni che dovrebbe svolgere e appare completamente fuori linea rispetto agli standard europei. Serve un insieme coerente di interventi capaci di tutelare equamente ed efficacemente i rischi economici della disoccupazione e al tempo stesso incentivare il re-inserimento lavorativo.
Il provvedimento sulla competitività prevede un aumento dell’entità e della durata dei sussidi di disoccupazione, che oggi in Italia sono molto bassi. Quale sarà l’effetto di questo intervento su disoccupazione, livello medio dei salari e disuguaglianza salariale? La riforma, seppur indirizzata nella direzione giusta, non porterà cambiamenti significativi. Un impatto ben maggiore si otterrebbe riformando l’intera materia delle provvidenze finanziarie e normative conseguenti ai licenziamenti, in particolare la cassa integrazione.