L’Italia deve battersi per un Patto più flessibile, ma con un ruolo rafforzato della Commissione. Le nuove regole varate dai ministri finanziari dell’Unione restano troppo indulgenti verso alcuni paesi e non premiano abbastanza chi vara riforme strutturali. Ma affidare il giudizio sul loro rispetto all’Ecofin è svantaggioso per il nostro paese. Perché ogni riforma sarà giudicata perfetta, ogni investimento essenziale. E senza la garanzia che i deficit eccessivi saranno osservati da vicino da un’istituzione indipendente, le agenzie di rating alzeranno lo spread sui titoli italiani.
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La possibile bocciatura europea dell’Irap perché doppione dell’Iva pone interrogativi sulla certezza del diritto e la razionalità economica della giurisprudenza comunitaria. Senza considerare le differenze sostanziali con l’Iva, il problema sembra essere un’imposta la cui base è calcolata come differenza “ricavi-costi”. Mentre sarebbe formalmente compatibile con le norme comunitarie, un’imposta che pervenisse allo stesso risultato come somma dei redditi che compongono il “valore aggiunto”.
E’ un luogo comune che le risorse per il rilancio della competitività siano limitate. Perché la competitività si crea attraverso il mercato, con un insieme combinato di riforme strutturali a costo quasi zero. Vale anche per l’Italia, che deve passare a un modello di sviluppo basato sullÂ’innovazione. Punto di partenza è promuovere la concorrenza in tutti i settori e costruire un contesto economico che agevoli cambiamento. Invece di insistere sul sostegno generalizzato alla domanda, sarebbe più utile impiegare le risorse per far fronte ai costi sociali di breve periodo.
Eurostat non ha convalidato i dati su disavanzo e debito pubblico resi noti dallÂ’Istat. E’ una vicenda molto preoccupante per la possibilità concreta di una violazione del Patto di stabilità europeo negli ultimi due anni e per la credibilità dellÂ’Italia di fronte ai partner europei e ai mercati. Il divario tra indebitamento (di competenza) e fabbisogno (di cassa) della Pa potrebbe alla lunga far nascere il sospetto che si tratti di un tentativo italiano di addomesticare i conti. Forse varrebbe anche la pena di ripensare allo status di indipendenza dellÂ’Istat.
Il bilancio dell’Unione europea non riflette più le priorità e i compiti da affrontare. Gli aiuti all’agricoltura impegnano ancora il 40 per cento delle risorse, mentre appaiono drammaticamente insufficienti le spese per la ricerca, la difesa e la sicurezza interna ed esterna. Rescindere i legami diretti tra i bilanci nazionali e il bilancio dell’Unione, rendere il costo dell’Unione immediatamente visibile ai cittadini e rivedere le procedure decisionali implica una revisione del Trattato costituzionale. Ma dal Parlamento europeo potrebbe arrivare subito un segnale di cambiamento.
La diminuzione dell’offerta di lavoro e della disoccupazione evidenziata dai dati sulle tendenze del mercato del lavoro è pressoché tutta dovuta al calo del tasso di attività , in particolare delle donne e in particolare nel Mezzogiorno. Continua così a indebolirsi il fattore che dal 1998 aveva maggiormente contribuito all’innalzamento del tasso di occupazione. In generale, aumenta di poco e con differenze territoriali l’occupazione maschile a tempo pieno e indeterminato. L’occupazione femminile, là dove non diminuisce, rimane più facilmente in contratti temporanei o a tempo parziale.
Paul Wolfowitz non ha esperienza in economia dello sviluppo; ma neanche James Wolfensohn l’ aveva quando fu nominato presidente della Banca Mondiale nel 1995. Tuttavia, all’ epoca non vi fu alcuna sollevazione europea comparabile a quella attuale. Gli europei non amano Wolfowitz perché è un “unilateralista”, e pensano che i “multilateralisti” come se stessi dimostrino una maggiore attenzione ai problemi degli altri popoli. Non siamo d’accordo.
La definizione di un comportamento in “buona fede” verso i creditori è cruciale per i prossimi sviluppi della vicenda argentina. Da questo dipende la ripresa del programma triennale con il Fondo monetario internazionale e la possibilità di tornare in futuro a indebitarsi sui mercati internazionali. Altre strade non sembrano percorribili perché accrescerebbero notevolmente la fragilità finanziaria del paese. Che invece deve stabilizzare l’attuale corso positivo attraverso misure di aggiustamento strutturale.
La Commissione Europea e i ministri europei reponsabili della Competitività hanno varato una controversa direttiva sulla brevettabilità di “computer-implemented inventions”. Lungi da poter essere considerato concluso, il dibattito dovrebbe ora investire l’intero sistema di tutela della proprietà intellettuale. Se si vuole incoraggiare l’attività innovativa e favorire la circolazione dei suoi risultati, le strategie copyleft sembrano le più adatte a promuovere la ricerca di base. E potrebbero innescare meccanismi per il recupero di competitività e di rilancio verso l’economia basata sulla conoscenza, perno della strategia di Lisbona.
Paesi grandi e piccoli hanno cominciato ad analizzare i loro sistemi innovativi nel loro complesso, al fine di identificarne aree di forza e di debolezza. In alcuni casi, i risultati della valutazione sono già diventati ingredienti per la preparazione dei programmi degli anni successivi. Niente di tutto questo accade in Italia. Eppure dagli errori del passato c’è molto da imparare. Per esempio, l’inefficacia di offrire alle imprese incentivi temporanei all’interno di una giungla di altre agevolazioni, spesso sostitutive le une delle altre.