Il Dpef 2005-8 è uno dei più brevi della storia. Presenta un quadro realistico della situazione economica del Paese perché non nasconde il peggioramento strutturale dei conti pubblici, ma mostra l’assenza di una politica economica da parte del governo. Si comprende che ci saranno nuove “una tantum”, sia nella manovra finanziaria per il 2005, che in quella per l’anno successivo. Al nuovo ministro dell’economia la Redazione de lavoce.info, Riccardo Faini e Francesco Giavazzi chiedono un impegno chiaro: queste “una tantum” non devono includere altri condoni.
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Gli europei lavorano meno degli americani? E gli italiani meno degli altri lavoratori europei? Perchè ci sono differenze così grandi fra paesi in termini di ore lavorate? Si tratta di attitudini che rendono i lavoratori di alcuni paesi più “pigri” che in altri stati, oppure di istituzioni che tengono fuori dal mondo del lavoro molte persone? Mentre in Francia si abbandonano le 35 ore e in Germania si raggiungono accordi aziendali che prevedono un incremento degli orari di lavoro, riproduciamo per i nostri lettori gli interventi di Olivier Blanchard, Tito Boeri, Michael Burda, Jean Pisani-Ferry, Guido Tabellini, Charles Wyplosz e una scheda di Domenico Tabasso.
La diffusa percezione in vasti strati della popolazione di una perdita di potere di acquisto dovuta a prezzi più elevati si spiega col fatto che spese importanti nel bilancio famigliare, come gli affitti, sono aumentate considerevolmente. Il patto fra Governo e commercianti non servirà ad affrontare questo problema. Al contrario, rievoca vecchie filosofie di controllo della dinamica dei prezzi che non hanno mai funzionato. Lasciamo ai commercianti la libertà di fare saldi a piacimento e anche di allungare gli orari di apertura: di questo non possono che beneficiarne i consumatori. E garantiamo piena libertà di ingresso nel settore.
Vincenzo Visco commenta la lettura del DPEF fornita da Riccardo Faini e Francesco Giavazzi per quanto riguarda gli aiuti al Sud. È giusto lÂ’impegno ad aprire le ostilità con Bruxelles sulla differenziazione regionale delle aliquote sui profitti? Â
Il Dpef presenta un quadro realistico della situazione economica del Paese perché non nasconde il peggioramento strutturale dei conti pubblici, ma mostra l’assenza di una politica economica da parte del governo. Si comprende che ci saranno nuove “una tantum”, sia nella manovra finanziaria per il 2005, che in quella per l’anno successivo. Dal nuovo ministro dell’economia chiediamo un impegno chiaro: queste “una tantum” non devono includere altri condoni.
Nelle indagini di Istat e Banca d’Italia su consumi e reddito delle famiglie le misure aggregate di disuguaglianza e povertà non indicano alcuna tendenza al peggioramento tra la metà degli anni Novanta e il 2002. Le distribuzioni dei redditi e dei consumi appaiono sorprendentemente stabili, nonostante i cambiamenti che hanno interessato l’intera economia italiana. Da questo punto di vista, le fonti statistiche non sembrano confermare l’impressione diffusa di un arretramento dello standard di vita italiano.
Negli ultimi anni, alla sostanziale stabilità delle misure distributive aggregate, è corrisposto un mutamento delle posizioni relative delle diversi classi sociali. La quota delle famiglie operaie a basso reddito è aumentata, mentre quella delle famiglie dei lavoratori autonomi è diminuita. Inoltre, anche se la dinamica del reddito disponibile reale delle famiglie è stata superiore a quella delle retribuzioni, rimane grande il contrasto tra l’esperienza recente e quella dell’espansione degli anni Ottanta.
Il rinvio dellÂ’entrata in vigore della riforma al 2008 lascia aperta la possibilità che si verifichino consistenti “fughe” verso il pensionamento da parte dei lavoratori preoccupati di venir bloccati da regole più restrittive quanto all’età di pensionamento. Una recente indagine della Fondazione Rodolfo Debenedetti permette di valutare lÂ’entità di questi timori e di stimare il rischio di fughe comportato dall’”effetto annuncio”.
Alla luce dell’ennesima tragedia dell’immigrazione clandestina consumatasi al largo delle nostre coste, riproponiamo un contributo di alcuni studiosi dell’Università di Bari in cui si commentano le affermazioni del Ministero dellÂ’Interno che paventava lÂ’arrivo di “due milioni di poveracci” in Italia. Una cifra che non sembra fondata su alcun riscontro empirico. Meglio dosare le parole o spiegare su quali dati si fondano queste stime allarmistiche.
Vincenzo Visco, ex Ministro del Tesoro (2000) e Ministro delle Finanze (1996, 1998 e 1999) in risposta a Roberto Perotti, sostiene che non è corretto affermare che il risanamento italiano tra il 1996 e il 2001 si è basato su un eccesso di tassazione che ha interferito negativamente con lÂ’attività economica. Piuttosto, la finanza pubblica italiana ha trovato un equilibrio fondato su una pressione fiscale pari alla media europea e un livello di spesa primaria al netto degli interessi inferiore alla media europea e sufficiente a finanziare lÂ’eccesso di spesa per interessi. E’ una situazione di rigidità strutturale del bilancio che non consente “distrazioni populiste”. Pena deviazioni sostanziali dai criteri di convergenza.