Dopo il 4 marzo l’Italia è politicamente divisa in due. Il risultato dipende forse anche dal fatto che flat tax della Lega e reddito di cittadinanza del M5s avrebbero effetti distributivi diversi tra aree geografiche. Così restano misure inconciliabili.
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Le nuove regole che guidano il funzionamento del Senato hanno introdotto alcune importanti novità . Più difficile formare gruppi parlamentari dal nulla e l’astensione non è più un voto contrario. Un governo di minoranza potrebbe avvantaggiarsene.
I professori in sciopero, il primo ministro che dubita dell’utilità della laurea, una burocrazia sempre più ossessiva. Nel Regno Unito le torri d’avorio universitarie sono in stato di assedio. E se niente cambia, si avviano verso un inevitabile declino.
L’analisi costi-benefici su sei autostrade italiane costruite negli ultimi anni dimostra che in alcuni casi si è trattato di un buon investimento. Soprattutto dimostra che serve una valutazione analitica per ogni singola opera, senza preferenze arbitrarie.
Mai come oggi l’Italia è politicamente e socialmente spezzata in due. La flat tax e il reddito di cittadinanza hanno contrapposto lavoratori e pensionati del Nord ai disoccupati del Sud. Ci sarebbe un modo di ricomporre il paese, ma nessuno vuole intraprendere questa strada.
I dati dell’Indagine Banca d’Italia dicono che il reddito reale delle famiglie è tornato a crescere, seppure lentamente. La povertà relativa continua a salire, ma la povertà assoluta è finalmente in calo, anche se rimane molto sopra i livelli pre-crisi.
La riforma del terzo settore punta al miglioramento dei servizi collettivi, attraverso il rilancio delle imprese sociali. Ma va chiarito come il Codice debba coordinarsi con il regime delle competenze di stato e regioni, per non finire in uno stallo.
Un esperimento su un campione di contribuenti ne ha valutato i comportamenti rispetto al 5×1000. Per esempio, quando si conoscono le somme raccolte in precedenza, le donazioni si spostano dalle organizzazioni più ricche a quelle che ricevono di meno.
Chi sono i capri espiatori della crisi economica? Ecco come quattro quotidiani di altrettanti paesi dell’Eurozona hanno raccontato la grande recessione dal 2007 in poi. Mettendo in evidenza il problema della mancanza di un’opinione pubblica europea.
I politici sembrano allergici a ogni tipo di valutazione degli investimenti pubblici che decidono, specie nei trasporti. Uno strumento utile per comprendere le scelte di qualsiasi futuro governo in questo campo è considerare la loro agenda nascosta.