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LA RISPOSTA AI COMMENTI

Ringraziamo chi ha voluto commentare il nostro articolo. Alcuni argomenti sono largamente condivisibili, come i dubbi che sorgono sulla necessità di iniziare la riforma del sistema scolastico proprio dalla scuola primaria, che in realtà presenta buone performance. E’ anche utile sottolineare la difesa dei moduli, oltre che del tempo pieno.

Sintetizziamo e tentiamo di rispondere agli scetticismi principali avanzati verso le nostre argomentazioni:

  1. il tempo pieno non fa bene al bambino, perché troppe ore a scuola sono pesanti e negative per il suo apprendimento. Si tratta di un argomento condivisibile, ma privo di fondamento scientifico. Come abbiamo sottolineato, l’organizzazione e la qualità del tempo pieno sono fondamentali.
  2. Se il lavoro è scarso, è meglio darlo ai padri prima che alle madri. Si tratta in questo caso di un giudizio culturale. Dal punto di vista scientifico è privo di fondamento, in quanto basato sull’idea (non necessariamente vera) che il numero di posti di lavoro sia fisso e uomini e donne perfettamente sostituibili.  
  3. E’ meglio scegliere serenamente chi dei due deve restare a casa invece di chiedere più servizi. Anche in questo caso si tratta di un giudizio culturale che non condividiamo: il superamento della divisione dei ruoli e la promozione della doppia carriera sono essenziali nella società attuale, per proteggere dai rischi, sempre più diffusi, di lavoro e anche di scioglimento delle famiglie.
  4. Il part-time e il telelavoro potrebbero essere la vera soluzione invece che il tempo pieno. Su questo punto c’è molta confusione e il dibattito suscitato dal nostro articolo si è argomentato in maniera confusa e anche poco corretta. Occorre sottolineare alcuni aspetti: (i) in Italia il part-time è poco diffuso e il telelavoro ancora meno; (ii) spesso il part-time è una scelta irreversibile; (iii) il part-time si associa a forme di discriminazione verticale, che relegano le donne in mansioni meno prestigiose e meno remunerative. Se l’obiettivo è promuovere la doppia carriera all’interno della famiglia, e non solo l’occupazione di entrambi i partner, puntare tutto sul part-time può essere fuorviante.
  5. I tagli degli insegnanti porteranno grandi risparmi. Il decreto sugli organici, approvato in via definitiva, prevede dal primo settembre un taglio di 42100 posti. La Campania conquista il primato con 5645 cattedre soppresse, segue la Sicilia con 5020, la Puglia con 3600 e la Calabria con 2800. Aumentano gli alunni, ma calano i professori e di conseguenza il livello del servizio offerto. Si consideri, inoltre, che in Italia la spesa per istruzione primaria e secondaria pubblica (dati in percentuale del PIL) è inferiore rispetto alla maggioranza dei Paesi Ue, ad eccezione di Grecia e Germania (Eurostat, “Population and social conditions”, 2008).

La nostra preoccupazione riguarda principalmente l’organizzazione e la qualità del tempo scolastico e la promozione di un modello di riferimento in cui non prevalga la divisione dei ruoli tra padre e madre. I tempi lunghi della scuola potevano aiutare in questa direzione.

PERCHÉ ALL’ORDINE NON PIACE LA CONCORRENZA

A più di due anni dal decreto Bersani, i servizi professionali appaiono ancora assai poco concorrenziali. La riforma è stata sostanzialmente annullata dall’azione degli ordini, che hanno utilizzato i codici deontologici per ridurre al minimo i cambiamenti, soprattutto sulla disciplina delle tariffe e la pubblicità. Ma mettere all’indice i minimi tariffari ha un valore più simbolico che di sostanza. In ambito legale, la regola da smantellare è quella che determina l’onorario degli avvocati secondo il numero degli atti svolti. Per passare alla parcella a forfait.

FMI DAVVERO INTERNAZIONALE CERCASI

La crisi finanziaria globale ha creato l’opportunità per riaffermare il ruolo del Fondo monetario internazionale. A patto però di diventare davvero internazionale e non solo euro-atlantico come lo giudicano oggi molti paesi emergenti. E’ il momento giusto per stabilire regole eque anche per i debitori. Ma serve prima di tutto una riforma della governance, che ridimensioni il ruolo e i privilegi dell’Europa, rispecchi l’attuale dimensione e influenza delle economie ed elimini i diritti di veto. Altrimenti, i paesi asiatici potrebbero decidere di fare da soli.

MONDO NUOVO, FONDO NUOVO

Non c’è solo il G20. Altri eventi potenzialmente non meno rilevanti si verificano in questi giorni. Primo fra tutti l’annuncio dell’apertura di una nuova linea di credito di 47 miliardi di dollari da parte del Fondo monetario in favore del Messico. La novità è che sono soldi concessi dall’Fmi solo sulla fiducia, senza condizioni e senza basarsi sui giudizi delle società di rating, come avveniva in passato. Dopo la crisi, il mondo sarà davvero molto diverso.

SI FA PRESTO A DIRE AMERICA

L’accordo di Fiat con Chrysler non è privo di rischi, ma si inserisce in un piano coerente di sviluppo di lungo periodo, in una fase di profonda ristrutturazione del settore. Se funziona, permetterà alle due imprese di sfruttare le economie di scala di R&S e di condividere le reti distributive. Se non funziona, i costi per la casa italiana saranno limitati, a patto che la partnership non duri a lungo. Ma per Fiat rappresenta solo un passo, seppur importante, del processo di riposizionamento. Che richiederà altri capitali, finanziari e manageriali.

UNA NUOVA FRONTIERA TRA STATO E MERCATO

Obama ha annunciato che non lascerà fallire Gm e Chrysler. Ma il salvataggio non è senza condizioni, anche se negli Usa resta forte l’avversione verso la gestione pubblica delle imprese. Diversa la situazione in Europa, dove i cittadini sono più abituati a un intervento statale nella sfera economica. Per questo sarebbe opportuno indicare limiti temporali precisi alla partecipazione pubblica nelle aziende in difficoltà. Perché sarebbe una vera beffa se il lascito più duraturo della crisi fosse il ritorno al vecchio capitalismo di Stato.

SE FINISCE LA FESTA DEI BONUS D’ORO

La crisi ha chiaramente messo in luce quanto fossero inadeguati i meccanismi di mercato e di corporate governance a tutti i livelli di retribuzione delle performance degli addetti del sistema finanziario. E’ perciò necessario cambiare le regole. Il monte bonus va fissato in modo trasparente e vanno stabiliti limiti quantitativi al totale. Gli azionisti dovrebbero adottare modalità per premiare i risultai basate non solo sui profitti attesi, di breve o di lungo periodo, ma anche su accurate valutazioni dei rischi.

APPUNTI PER IL G20*

La riunione del G20 non dovrebbe cercare di risolvere tutti i problemi, ma concentrarsi sulle decisioni più urgenti. Prima fra tutte, una nuova architettura della regolamentazione. Che dovrebbe fondarsi su una completa trasparenza del sistema finanziario e sul rafforzamento delle regole prudenziali per le banche ma in modo chiaro e semplice: “Keep it simple” come il titolo delle proposte di policy. Lo studio analizza le cause macroeconomiche della crisi e fornisce proposte per risolvere gli squilibri nei pagamenti internazionali, anche attraverso un ruolo rafforzato delle istituzioni internazionali. In materia di regolamentazione finanziaria, la vigilanza dovrebbe essere organizzata per obiettivi. E in Europa concepita come l’attuale sistema delle banche centrali.

MUSICAL CHAIRS NELL’INFORMAZIONE

Il valzer di nomine che ha portato De Bortoli al Corriere della Sera e Riotta al Sole-24ore trae anzitutto origine dagli scarsi risultati della carta stampata. L’esito del giro di poltrone appare politicamente equilibrato. Ma non è finito: è ora vuota la casella della direzione del TG1. Un incarico di grande peso se si considera che l’insieme dei principali giornali indipendenti raggiunge un pubblico comparabile con solo uno dei telegiornali principali. E che il capo del governo ha sempre fatto del controllo delle televisioni, un suo punto di forza.

CORVI E SPAVENTAPASSERI

Un mese fa il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, aveva dato dei corvi agli industriali per avere previsto un Pil in calo del 2,5 per cento nel 2009. Oggi le stime più aggiornate del Centro Studi Confindustria sono di un meno 3,5 per cento.Il Ministro del Welfare Sacconi le ha accolte con un “Qualcuno ama il peggio”. Poche ore dopo il Ministro dellÂ’Economia Tremonti, dopo aver pronosticato che ormai “lÂ’Armageddon finanziario è alle spalle”, dichiara “mi stupisce che qualcuno faccia ancora delle previsioni”. Passano due giorni e alla riunione del G8 lavoro, lÂ’Ocse presenta le sue stime sulla disoccupazione, prevista a due cifre entro il 2010 per i paesi dellÂ’organizzazione. Il commento di Sacconi è leggermente più cauto, ma ugualmente caustico: “Non aiuta il continuo prodursi di previsioni in sequenza l’una con l’altraÂ…spesso le stesse organizzazioni che le fanno sono costrette a correggerle”.
È certamente vero che fare previsioni è difficile, e che ci sono stati e ci saranno errori. Ma qual è il punto che vogliono fare Sacconi, Scajola e Tremonti? Che è meglio non fornire informazioni “disfattiste” al pubblico? Oppure che loro hanno visto nel futuro che la crisi è finita, mentre tutti gli altri sono degli incapaci?
È vero che ci sono dei segnali che inducono a un cauto ottimismo, tra cui alcuni dati dal settore dell’edilizia statunitense. Ma altri dati, dall’andamento della produzione industriale in tutto il mondo ai sentimenti di imprese e consumatori in alcuni paesi non danno alcun segnale di ripresa. E molti dirigenti di impresa in vari settori (quindi non gli odiati economisti con la testa fra le nuvole) hanno detto chiaramente che non vedono spiragli a breve. Sul settore finanziario, infine, c’è un’enorme incertezza: gli stessi CEO di Citibank e Bank of America, dopo aver annunciato profitti record nei primi due mesi del 2009 (annunci che avevano dato il via al recente rally azionario), hanno dovuto correggere il tiro su marzo; ed il mercato sa benissimo che c’è ancora una concreta possibilità che qualche banca non possa sopravvivere senza una nazionalizzazione di fatto. La disoccupazione, infine, è chiaramente in aumento ovunque, e per molti il processo è solo iniziato.
Può darsi benissimo che Sacconi, Scajola e Tremonti abbiano ragione, e che OCSE, Fondo Monetario, e organizzazioni nazionali si sbaglino alla grande nel predire forti cali del Pil in tutto il mondo. Ma ci piacerebbe sapere perché. La strategia di comunicazione del governo sembra invece essere quella di stravolgere ogni teoria economica comunemente accettata, per cui un macchinoso sostegno temporaneo di 2 miliardi all’acquisto di elettrodomestici dovrebbe portare a un aumento dei consumi di 15 miliardi, o 1,3 miliardi per il fondo di garanzia delle piccole imprese potrebbero generare nuovi prestiti bancari per 70 miliardi. Con dei moltiplicatori così enormi, risolvere la crisi mondiale sarebbe uno scherzo da ragazzi.  E certo non aiuta che i media accettino queste cifre senza un minimo di vaglio critico.

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