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TREMONTI, IL CONSERVATORE

La recessione colpisce l’America e l’Europa, ma non risparmia né l’America Latina né l’Asia, dove anche la Cina sta raggiungendo la crescita zero. Non stupisce perciò che i governi abbiano predisposto sostanziose misure a sostegno dei consumatori e delle imprese. Tutti, ma non l’Italia. A causa dell’elevato debito pubblico, recita la giustificazione ufficiale. Ma se guardiamo alla relazione tra entità della manovra e peso del debito pubblico, vediamo che anche in Italia il piano di aiuti avrebbe potuto essere quattro volte il pacchetto predisposto dal ministro dell’Economia.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Quello che mi sorprende, nel dibattito sulle politiche anti-povertà che si sta svolgendo (non solo su questo sito), è il "nonsipuotismo". In Italia, questa la tesi, non si può fare il Minimo Vitale perché c’è l’evasione fiscale e fineremmo per darlo, in parte, a dei falsi poveri. La mia reazione è molto semplice: perché non si ragiona nello stesso modo anche per altri problemi di azzardo morale? Per esempio, perché non aboliamo il trasporto pubblico, visto che alcuni utenti non pagano il biglietto? O la scuola pubblica perché alcuni studenti (i cosidetti bulli) la frequentano senza profitto? Più in generale, se l’evasione giustifica la mancata adozione di politiche di contrasto della povertà, perché non estendere il ragionamento al prelievo fiscale in quanto tale? Mi spiego meglio: quando i giornali scrivono dell’evasione e dicono che X miliardi di euro "mancano all’appello", dicono una mezza verità. In un paese in cui il prelievo è circa metà del PIL le tasse evase non mancano mai all’appello. Piuttosto, le fanno pagare a qualcun altro. Qual è la giustificazione morale di questa prassi consolidata? Perché, in altre parole, i contribuenti onesti devono finanziare l’evasione fiscale? Da un punto di vista etico, non dovremmo forse sospendere il prelievo sui contribuenti onesti fino a quando non avremo sconfitto l’evasione? Per ovvie ragioni di utilità pubblica, simili proposte, intenzionalmente paradossali, devono essere respinte. Ma allora per coerenza si deve anche respingere l’argomento che dice che il Minimo Vitale non si può fare a causa dell’evasione. Piuttosto, in un paese serio, si dovrebbe ricavare da questo dibattito una ferma determinazione a quantificare i costi dell’evasione fiscale, paragonandoli a quelli del Minimo Vitale. Fra i costi dell’evasione fiscale, oltre alle somme "mancanti all’appello", metterei le distorsioni provocate dal sovraccarico fiscale per i contribuenti onesti. Quanti punti di PIL perdiamo per gli effetti di disincentivo delle aliquote, che sono alte solo per chi le tasse le paga davvero? Inoltre, ammettendo per ipotesi che in Italia non c’è il Minimo Vitale perché c’è l’evasione fiscale, conterei fra i costi di quest’ultima anche gli effetti sui più poveri. Di questi si sa molto poco. Per esempio, il 20 gennaio 2009 su "La Repubblica" si poteva leggere che in Italia, in media, muoiono ogni anno 600 (seicento) persone per il freddo. Novanta solo in Lombardia, nell’inverno 2008-2009.

QUESTO FEDERALISMO NON HA I NUMERI

In un immaginario dialogo, un discepolo ingenuo pone al suo illuminato Maestro alcune domande all’indomani dell’approvazione in Italia di una importante legge delega. Si scopre così che il federalismo fiscale è un elettrone, che aspetta di essere osservato. E per questo, il grande sacerdote si rifiuta di dare i numeri. Mentre le vie dell’opposizione sono imperscrutabili come le stelle. Ma la grande riforma risponde perfettamente alle esigenze della comunicazione politica.

2009, SFIDA ALL’EURO *

Il 2008 è stato l’anno degli shock finanziari asimmetrici nell’area euro, ma il 2009 sarà quello dello shock economico simmetrico. Tutta Europa scivola in recessione e si profila l’ombra della deflazione. Serve dunque una risposta comune di politica monetaria. Che porti a zero i tassi di interesse e ampli l’offerta di moneta. I paesi che possono permetterselo dovrebbero adottare politiche fiscali espansionistiche. L’anno iniziato con la più grande sfida all’euro potrebbe diventare l’anno della sua salvezza. A patto che i politici agiscano. E nel modo giusto.

L’EUROPA E OBAMA*

Una Commissione europea che sembra ormai l’ombra di se stessa. E un informale direttorio di alcuni Stati membri, Francia in testa, che si notare per il suo attivismo. E’ una strategia che ha innegabili vantaggi in un contesto in cui gli europei sono incapaci di definire posizioni comuni. Ma ha un grave inconveniente: ritarda ulteriormente la realizzazione di una vera politica comune. Per questo gli europei sembrano interessarsi di più a ciò che Obama farà per loro piuttosto che a ciò che essi vogliono fare insieme a Obama.

I PROBLEMI ECONOMICI DI BARACK

Il deficit degli Stati Uniti non consente di andare oltre le somme già stanziate dal piano Tarp e da quelle che la nuova amministrazione pensa di mettere in campo nel biennio 2009-2010? Intanto bisogna dire che la contabilità pubblica Usa è più prudente di quella europea. E in ogni caso non sarebbero sufficienti a rivitalizzare il sistema bancario e finanziario. Sono i problemi che il neo-presidente deve affrontare subito.

COSTA PIU’ IL CONTROLLO DEL CONSULENTE

Mettere sotto controllo gli incarichi esterni nella Pa per ottenere un significativo contenimento della spesa pubblica è un obiettivo sacrosanto in termini generali. Ma computando i costi della gestione necessari per giungere all’incarico di consulenza e quelli del contenzioso generato dalle norme, si scopre che la spesa è uguale o maggiore a quella che si vorrebbe risparmiare. Se la spesa per incarichi è considerata improduttiva, allora aboliamola. Altrimenti, è più utile fissare un tetto entro il quale gli incarichi sono sempre ammessi, anche in via fiduciaria.

COME SARA’ IL 2009

Le informazioni sull’andamento delle variabili macroeconomiche nell’ultimo trimestre 2008 sono ancora molto limitate. Per avere qualche indicazione sul 2009 possiamo guardare i dati della produzione industriale. Confrontati con quelli del 1992-93, mostrano che l’intensità della recessione di oggi è molto superiore a quella di allora. Anche la riduzione del Pil non potrà che essere maggiore. A meno che il settore dei servizi privati non si rivitalizzi per la ripresa delle liberalizzazioni o il settore pubblico non aumenti la spesa. Entrambi eventi improbabili.

SENZA TETTO, MA NON SENZA SPERANZA

Il 14 gennaio è stato effettuato a Milano il primo censimento dei senzatetto. La ricerca è stata realizzata grazie alla borsa di studio in ricordo di Riccardo Faini che due anni fa ci lasciava. A lui sono anche dedicati i Dossier Grazie Riccardo, Ricordando Riccardo e Riccardo, un anno dopo. Sono stati censiti quattromila adulti che dormono in strada, nei dormitori o in baraccopoli, campi nomadi ed edifici dismessi. E’ una popolazione estremamente variegata, ma con caratteristiche demografiche, di capitale umano, di partecipazione al mercato del lavoro che aprono alla possibilità di politiche di reinserimento e non solo di mera assistenza.

SE MICROSOFT TORNA NEL MIRINO DELL’ANTITRUST

La Commissione Europea apre un nuovo caso antitrust contro Microsoft. Questa volta per l’accorpamento di Windows con Internet Explorer. Ma l’accusa non sembra fondarsi su solide motivazioni economiche. La competizione nel mercato dei browser è florida e testimone ne sono la rapida ascesa di un programma alternativo come Firefox e l’ingresso di nuovi prodotti come Chrome di Google, tutti disponibili gratuitamente. L’incertezza legata a una nuova battaglia legale potrebbe ridurre gli incentivi a investire in ricerca.

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