Il Documento di programmazione economico-finanziaria 2004-7 approda in Parlamento. Manca di tutto: contenuti e trasparenza. Non c’è l’arrosto. Per fortuna questa volta non c’è neanche il fumo. Non serve a capire nè lo stato di attuazione dei programmi di governo, nè gli impegni e i programmi futuri. Insomma un documento inutile. Ma non è affatto inutile avere un Dpef: serve a tenere separato il momento della fissazione dell’obiettivo sul disavanzo da quello in cui si definiscono gli interventi concreti (la Finanziaria). Servirebbe il Dpef anche a tracciare un bilancio dell’azione di governo e a stabilire i rapporti di finanza con le amministrazioni locali.
Il peggioramento del disavanzo commerciale degli Stati Uniti e l’apprezzamento dell’euro danno nuovo impulso alle lobby che chiedono misure protezionistiche da una parte e dall’altra dell’Atlantico. Peccato che trovino sponda nelle dichiarazioni del nostro Ministro dell’Economia, secondo cui la globalizzazione è responsabile del declino economico dell’Italia. Il protezionismo ci condannerebbe davvero al declino industriale, imponendoci una specializzazione produttiva troppo simile a quella dei paesi emergenti e, quindi, non in grado di reggere la loro competizione.
Categoria: Il Punto Pagina 156 di 157
Il Documento di programmazione economico-finanziaria 2004-7 si segnala più per le cose che non dice, che per quelle che dice. Fra i grandi assenti le pensioni, di cui tanto avevano parlato i Ministri recentemente. Il Governo ha perso un’importante occasione per rassicurare i cittadini su ciò che intende fare. Il silenzio alimenta solo l’incertezza, peggiore nemica di investimenti e consumi. Parliamo allora noi di pensioni. Contestando il modo con cui autorevoli commentatori ignorano i costi di stare in mezzo al guado, con l’acqua alla cintola. Settant’anni per introdurre il sistema contributivo sono davvero troppi. Un costo insopportabile per il bilancio pubblico e le giovani generazioni. Non servirà nemmeno ad acquisire consenso per le riforme. Al contrario, aspettando sarà politicamente più difficile completare le riforme.
Le due facce della globalizzazione: da una parte, vuol dire maggiore incertezza sulla durata del proprio lavoro; dallÂ’altra è sinonimo di opportunità di formazione e avanzamento di carriera. Studi recenti su di un campione di imprese indiane svelano che questo secondo effetto potrebbe essere molto rilevante. Mentre chi soffre davvero è chi — come in Mozambico — rimane ai margini della globalizzazione.
Il Ministro Bossi sostiene che gli immigrati non servano a nulla. Non la pensano così i cittadini della Padania. A Brescia, in 9 casi su 10, gli immigrati svolgono mansioni che nessun residente sembra più intenzionato a svolgere. Inauguriamo la rubrica “Pro e contro” con un confronto sullÂ’accesso al welfare da parte degli immigrati. Sullo sfondo l’allargamento a Est dell’Unione Europea
Si ritiene spesso che il Documento di programmazione economica e finanziaria sia un documento inutile. E in questi giorni di continui rinvii circa la data in cui verrà reso pubblico, sono molte le voci che propongono un “Dpef leggero”. Ma forse mai come in questo momento potrebbe essere utile al Governo un “Dpef pesante”. EÂ’ in forte ritardo nellÂ’attuazione degli obiettivi del suo programma, in particolare di quelli sottoscritti nel “Contratto con gli italiani”. Ci vorranno scelte difficili se si vogliono onorare gli impegni. Il Dpef dovrà dire quali scelte si intendono compiere vincolando al loro rispetto la coalizione di Governo nel suo complesso. Altrimenti meglio dire subito a quali parti del programma si intende rinunciare.
La normativa sul diritto fallimentare disincentiva la crescita delle imprese. Ma la Commissione Trevisanato, incaricata di elaborare un disegno di legge di riforma della materia, non riesce a trovare un accordo. Le divisioni riguardano scelte politiche: giusto perciò che il Governo se ne faccia carico.
A pochi anni dalla riforma dell’università , il Governo sembra intenzionato a rivedere il sistema di allocazione dei fondi alle diversi sedi. Ma senza aprire un pubblico confronto. lavoce.info rende pubblico il testo dell’emendamento preparato dal Ministro Moratti.
La General Motors ha appena effettuato una massiccia emissione obbligazionaria, accolta favorevolmente dai mercati. Ma questa positiva accoglienza non sembra giustificata dai fondamentali della società .Â
lavoce.info compie un anno. Lasciamo agli altri giudicare questa nostra iniziativa. A nostro avviso, le ragioni per cui esistiamo sono diventate più cogenti negli ultimi 12 mesi. A partire dalla concentrazione mediatica e dal clima di sospetto che circonda l’informazione in Italia. Soprattutto quella economica. Segnaliamo, a proposito di concorrenza televisiva, che sarà molto difficile completare entro il 2006 il passaggio al digitale, così come ipotizzato dal disegno di legge Gasparri in discussione al Senato.
Maggiore trasparenza è richiesta anche nei mercati finanziari europei. Un parere illustre ci spiega la necessità di un accordo a livello comunitario. E ci rivolge tanti auguri, che giriamo prontamente ai nostri lettori.
Si inaugura la Presidenza Italiana dell’Unione Europea. Il Governo ha da tempo caldeggiato la proposta di escludere la spesa per ricerca dal computo del deficit pubblico, ai fini del rispetto del Patto di Stabilità e Crescita. Sarebbe però forse più opportuno finanziare a livello europeo i programmi di ricerca di base, perchè questi generano effetti positivi su tutti i paesi dell’Unione. La Convenzione e la parziale riforma della politica agricola completata in questi giorni offrono spazio per una gestione di questi beni pubblici a livello comunitario. In Italia, i problemi della ricerca vanno risolti non tanto destinando più risorse pubbliche alla ricerca e sviluppo, quanto incoraggiando lÂ’accumulazione di capitale umano. Formazione e riforma dellÂ’università sono due componenti chiave di una strategia per superare un modello di specializzazione sempre più vulnerabile. Non guasterebbe poi la rinuncia a tentazioni colbertiste che poco farebbero se non proteggere le imprese che operano in settori tradizionali, lontani dalla frontiera tecnologica. Occorre anche migliorare l’utilizzo delle risorse esistenti: molte imprese non ricorrono ai finanziamenti pubblici disponibili, perchè scoraggiate dagli oneri burocratici. Per la ricerca universitaria, che deve essere in primo luogo “ricerca pura” e non applicata, occore invece utilizzare al meglio le risorse scarse puntando sulla formazione di “centri di eccellenza”.
Mezzo paese in black-out energetico. Colpa del caldo record? Niente affatto. Era tutto prevedibile. Colpa della miopia di chi ci ha condannato a essere un paese che genera poca energia elettrica. E colpa di una riforma costituzionale che assegna troppi poteri in materia agli enti locali. La sicurezza energetica nazionale deve prevalere su interessi locali. Soprattutto ora che la liberalizzazione del settore a livello europeo imporrà di assegnare i diritti a importare energia su base competitiva. In questo quadro, i sussidi impliciti che lo Stato passa ad alcuni grandi clienti non trovano più giustificazione.
Continua la crescita dell’occupazione in Italia: abbiamo creato 2 milioni di posti di lavoro negli ultimi 5 anni. Evviva! Ma non crescono il reddito e i consumi. Forse allora è sommerso che emerge, in parte in seguito alla sanatoria degli immigrati. Le vere riforme del mercato del lavoro sono quelle che permettono di programmare realisticamente i flussi anzichè obbligare gli immigrati di cui abbiamo bisogno a entrare clandestinamente nel nostro paese. Bisogna anche intervenire sul dualismo territoriale. L’occupazione ristagna al Sud, mentre cresce al centro-nord.
Promuovere i mercati significa anche costruire una infrastruttura adeguata a tenerli in vita. Ci vogliono autorità che tutelino la concorrenza, capaci di pungere. Bisogna anche prevenire il formarsi di coalizioni che agiscano contro i mercati. Un efficiente sistema di protezione sociale fa parte di questa infrastruttura che serve a tenere in vita i mercati. I lavoratori lasciati senza assicurazioni contro il rischio di mercato finiranno altrimenti per allearsi con i monopolisti nel combattere i mercati. E’ già successo tante, troppe volte. Bisogna salvare il capitalismo dai suoi peggiori nemici: i capitalisti.
Dietro alle dispute tra i Ministri Tremonti e Marzano sui nomi per il rinnovo dei vertici delle tre società nate per gestire la liberalizzazione del settore elettrico si cela un conflitto irrisolto tra diritto di proprietà e potere di indirizzo strategico. Da qui un’impasse molto grave, affrontata come ai tempi delle partecipazioni statali, con il regime di prorogatio. Importante che si riveda al più presto la normativa che crea questo perverso intreccio istituzionale e si chiariscano così ruoli e responsabilità .
La Pubblica Amministrazione italiana risulta in grave ritardo nell’adozione dei software di frontiera. Ad esempio, il software l’ Open Source (OS), il programma che permette di far funzionare i siti Web, è diffuso nel 38 per cento della PA italiana rispetto al 63 per cento delle amministrazioni degli altri paesi. Importante che il Governo chiarisca al più presto se e come vuole colmare questo divario.
Unione Europea e riforme istituzionali
sono al centro del dibattito. Al Consiglio Europeo di Salonicco viene presentata la bozza di Costituzione Europea elaborata dalla Convenzione. Molti i delusi. Tra lÂ’altro, perché la bozza non estende il voto a maggioranza in politica estera. Ma è un problema relativamente secondario. Se si applicasse il voto a maggioranza nellÂ’attuale situazione, nessun Paese si sentirebbe responsabile delle decisioni comuni, con il rischio di far prevalere le scelte ideologiche su quelle realiste, come per la guerra in Iraq. In questo campo, non c’è alternativa ad unÂ’assunzione diretta di responsabilità delle istituzioni europee. Ma i problemi non sono solo costituzionali. Il Patto di Stabilità strangola i paesi dellÂ’EMU e li spinge a tagliare gli investimenti pubblici o a portarli fuori bilancio, riducendo la trasparenza dei conti pubblici. La proposta Tremonti di riprendere il piano Delors sullÂ’infrastrutture transnazionali va nella giusta direzione ma appare del tutto insufficiente. Non c’è alternativa ad una revisione del Patto. Come non c’è alternativa ad una riforma della politica agricola europea. A dieci giorni dallÂ’inizio del suo semestre di Presidenza, l’Italia non sembra intenzionata ad affrontare il problema. Peccato, perché le follie della PAC le paghiamo soprattutto noi, date le inefficienze della nostra struttura produttiva. Infine, anche in Italia riprende quota il dibattito sulle grandi riforme istituzionali. Ma ci sono forse riforme più semplici, come quelle sui regolamenti parlamentari, che consentirebbero e in tempi brevi progressi maggiori.