Difficile fare previsioni sulle conseguenze della nuova crisi energetica. Perché incerta è la sua durata e incerte le ripercussioni sul sistema macroeconomico. Il problema è che l’Italia resta tuttora dipendente dall’estero per gli approvvigionamenti.
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La crisi energetica mette la Bce in una situazione delicata: muoversi troppo presto può innescare una recessione, ma troppa cautela potrebbe alimentare aspettative di inflazione difficili da sradicare. Molto dipenderà dalla capacità di anticipare i rischi.
È confermata la proroga del taglio delle accise sui carburanti per tutto aprile. Così come è strutturato è un provvedimento costoso con pochi vantaggi per i consumatori. L’alternativa è prevedere un bonus specifico per le famiglie a basso reddito.
La sicurezza energetica europea è tornata al centro del dibattito con le tensioni in Medio Oriente e il blocco delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale per il commercio globale di petrolio e gas.
Negli ultimi anni l’Unione europea ha profondamente trasformato il proprio sistema di approvvigionamento energetico. Dopo l’invasione dell’Ucraina ha ridotto drasticamente la dipendenza dal gas russo, sostituendolo in larga parte con gas naturale liquefatto (GNL), soprattutto dagli Stati Uniti e, in misura minore, dal Qatar e da altri paesi.
Questo cambiamento ha aumentato la diversificazione dei fornitori ma ha anche modificato la natura della vulnerabilità europea. Il maggiore ricorso al GNL lega infatti l’Europa alle rotte marittime globali e la espone a nuove fonti di rischio: tensioni geopolitiche, competizione internazionale per i carichi e volatilità dei prezzi.
In questo contesto, l’Italia rappresenta un caso particolarmente esposto. Pur avendo ridotto quasi completamente le importazioni di gas russo, ha aumentato il peso del GNL nel proprio mix energetico, rafforzando la dipendenza da forniture via mare e da snodi strategici come lo Stretto di Hormuz. Sei grafici per raccontare come sono cambiati i flussi di gas verso l’Europa e l’Italia, quali sono i nuovi equilibri tra i fornitori e perché la sicurezza energetica resta una questione aperta.
Il sistema Ets è uno strumento importante ed efficace per ridurre le emissioni. Vale pena smontarlo come chiedono alcuni paesi, Italia compresa? Per affrontare la crisi energetica causata dalla guerra in Medioriente si può ricorrere ad altri mezzi.
Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Luisa Loiacono, economista esperta in mercati energetici.
La sicurezza energetica europea è tornata al centro dell’attenzione con le nuove tensioni in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz, uno degli snodi più importanti per il commercio globale di petrolio e gas. Una parte significativa delle forniture energetiche mondiali transita da lì, e le interruzioni dei flussi stanno già producendo effetti rilevanti sui prezzi delle materie prime.
Non è la prima volta che accade: la guerra in Ucraina aveva già mostrato quanto il sistema energetico globale sia fragile e interconnesso. Nonostante alcuni progressi, le economie europee restano esposte a shock esterni che possono trasmettersi rapidamente a inflazione, crescita e costo dell’energia per famiglie e imprese.
Capire come funzionano i mercati di gas e petrolio e attraverso quali canali questi shock si propagano è fondamentale per interpretare ciò che sta accadendo oggi e ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi.
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Il blocco dello Stretto di Hormuz ha già provocato rincari di petrolio e gas. Ma gli effetti sistemici della guerra dipenderanno dalla sua durata e dal suo esito. L’unica previsione possibile riguarda un’incertezza globale che appare destinata a durare.
Negli ultimi anni c’è stato un aumento significativo della spesa in contributi pubblici alle imprese, dovuto alla pandemia e alla crisi energetica. Un’analisi accurata della loro destinazione può servire a indirizzarli in modo più efficace, ora e in futuro.
L’aumento dei prezzi e dei costi dell’energia non sembra aver influenzato in modo particolare la dinamica dei posti di lavoro, neanche nelle imprese energivore e gasivore. La cassa integrazione è rimasta su livelli simili a quelli pre-pandemici.
Una sfida chiave nella crisi energetica è definire politiche capaci di alleviarne gli effetti sulle famiglie in difficoltà . Il prerequisito è che i possibili beneficiari siano consapevoli della disponibilità di questi strumenti. Spesso non accade.