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Tutti i numeri della disuguaglianza

Il rapporto Oxfam sulle disuguaglianze certifica una sempre maggiore concentrazione della ricchezza. Eppure, alcuni risultati nella lotta alla povertà ci sono stati. L’arma migliore è l’accesso universale a servizi pubblici come educazione e sanità.

In busta paga non conta solo il talento

Sulle retribuzioni del settore privato ancora oggi pesano fattori diversi dalle competenze. Come genere, regione di appartenenza e datore di lavoro. Un rapporto dell’Istat ci dà un’immagine chiara del fenomeno.

Se i poveri diventano sempre più poveri

Nel 2014-2015 i redditi delle famiglie italiane sono risaliti, ma povertà e disuguaglianza aumentano. La spiegazione va cercata in una crescita diseguale e nel crollo delle risorse disponibili registrato dal 5 per cento più povero della popolazione.

Perché aumenta la disuguaglianza in Italia

I dati Eurostat sulla distribuzione del reddito dicono che la disuguaglianza in Italia è aumentata durante la crisi. Non per la crescita dei redditi più alti, ma per il forte calo di quelli bassi. Di sicuro, rispetto a quindici anni fa, sale la povertà.

Il Punto

Le disuguaglianze aumentano ovunque, ma in Italia in modo speciale. Da noi non sono i ricchi a diventare sempre più ricchi ma i poveri a essere sempre più poveri. Tutte le fasce di reddito, poi, sono messe peggio rispetto alle stesse in Germania e Francia. La crisi ci ha riportato indietro di 15 anni.
Mentre esce il mini Def, continuano le trattative per formare il nuovo governo a due mesi dalle elezioni.  Sembra un’eternità ma non è così. Dal 1946 ad oggi il tempo medio per formare un governo post-voto è stato di 67 giorni. E anche nel resto d’Europa da nessuna parte alla chiusura dei seggi c’è un governo bell’e pronto. Suona dunque un po’ strana la denuncia del deputato Pd Michele Anzaldi sul “vergognoso balletto” delle trattative costato 252 milioni di spese parlamentari. Un numero che non passa la prova del fact-checking de lavoce.info.
Mark Zuckerberg e il suo Facebook si rimangiano la promessa di applicare in tutto il mondo la nuova rigorosa normativa europea sulla privacy e la osservano solo nell’Unione. Significa che gli utenti degli altri continenti passano dalla legislazione Ue a quella Usa. Un miliardo e mezzo di persone, la più grande migrazione (virtuale) mai vista.
Intorno al prestito ponte di 900 milioni ad Alitalia si sente quell’inconfondibile profumo di aiuto di stato. Sul mercato chi finanzierebbe un’impresa in default? Andrà a finire che la Ue ne imporrà la restituzione. Il governo avrebbe potuto dichiararlo subito come tale, chiedendone l’ok con un programma di ristrutturazione.
Una ricerca suggerisce il sospetto che la causa del numero elevato di contratti a termine potrebbe essere attribuita non tanto all’opportunismo dell’imprenditore quanto alle caratteristiche del mercato del lavoro italiano in alcuni comparti caratterizzati da forte stagionalità e bassa qualificazione della manodopera.

Perché la disuguaglianza fa male alla democrazia

L’attuale interesse per la disuguaglianza economica non dipende da motivazioni etiche. Deriva ancora una volta da considerazioni economiche. Dovrebbe invece scaturire da preoccupazioni per possibili evoluzioni non democratiche del sistema politico.

E ora la povertà risale pian piano dal fondo

In Italia la diffusione della povertà e la disuguaglianza sociale sono ancora temi di grande attualità. Sebbene i livelli pre-crisi siano ancora lontani, il momento peggiore sembra sia passato. Finalmente, il paese ha preso, forse, la strada giusta. Basta avere pazienza.

Che fine ha fatto la classe media

La globalizzazione ha aumentato i redditi nei paesi in via di sviluppo, con significativi miglioramenti delle condizioni di vita. D’altra parte, disuguaglianze e impoverimento della classe media indeboliscono la democrazia nei paesi industrializzati.

Se l’istruzione resta una questione di classe

In tutta Europa, gli studenti con basso rendimento si concentrano nelle famiglie in condizioni più svantaggiate. Anche perché quelle benestanti investono molto nell’educazione dei figli. Tocca alla politica riparare questa forma di disuguaglianza. 

Se la leader Fiom scivola sull’industria

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alla segretaria generale Fiom, Francesca Re David, e alle sue affermazioni su lavoro e diseguaglianze.

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