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Il Punto

Per il ministro Di Maio una “manina” ha aggiunto nella relazione tecnica al “decreto dignità” la previsione di un calo di 8 mila occupati. In realtà sono state le mani istituzionali dell’Inps – che ha fatto la valutazione – e della Ragioneria dello stato che l’ha validata. Mentre il ministro-economista Tria si unisce al coro di protesta contro i numeri. Numeri che – a guardarli bene – escono da ipotesi ottimistiche su ciò che accadrà nel mercato del lavoro con le nuove norme. In ogni caso, 8 mila unità di lavoro in meno non sono un disastro sociale. Anche le nuove stime del Fondo monetario per il 2018-2019 non sono lusinghiere per l’Italia: l’economia va indietro in un generale arretramento dell’Europa. Sempre parlando di cifre e dei dettagli delle misure da mettere in pratica, l’idea – difesa dal M5s anche in un’audizione al Senato –  che il reddito di cittadinanza si autofinanzierà sfruttando pieghe e definizioni dei parametri Ue, non sta in piedi. Se davvero lo si vuole fare, lo si farà in deficit.
Appena uscito, il rapporto Anvur sull’università segnala come la piccola crescita degli ultimi anni non basti a recuperare il nostro cronico ritardo rispetto al resto d’Europa nel numero di laureati (26,9 per cento contro una media di 39). Mentre pesa l’assenza di una formazione terziaria professionalizzante sul modello tedesco.
È poi vero che gli stranieri portano via la casa popolare agli italiani? In effetti ne occupano una quota consistente, ma sempre più vengono posti vincoli (di anzianità di residenza o relativi ad altre sistemazioni) che operano una selezione. 

Convegno annuale de lavoce.info il 17 settembre a Milano. Save the date!
“I primi 100 giorni di populismo“ è il titolo del convegno annuale de lavoce,info. Si svolgerà la mattina di lunedì 17 settembre a Milano. È un’occasione per vederci di persona, dopo tante interazioni digitali! Presto comunicheremo luogo e programma. La prima parte dell’incontro è riservata ai nostri collaboratori e sostenitori più affezionati (quelli che ci hanno finanziato con almeno 100 euro nell’ultimo anno o cumulativamente negli ultimi tre anni. Chi vuole è ancora in tempo per fare la donazione.

Precariato: l’Italia fa meglio o peggio dell’Europa?

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni dei giornalisti Antonio Caprarica e Luisella Costamagna sulla composizione del mercato del lavoro italiano.

Proteggere i lavoratori, non i posti di lavoro*

La mobilità è oggi il tratto caratterizzante del mercato del lavoro. La soluzione non è un ritorno all’articolo 18, ma dare priorità alle politiche attive, alla formazione professionale e soprattutto cominciare a pensare a nuove forme di protezione.

Gli occupati risalgono, le ore lavorate no

Qual è la situazione del mercato del lavoro? La grave crisi economica l’ha colpito, ma ora il numero degli occupati è tornato a salire. Per valutare l’effettivo apporto produttivo del lavoro bisogna però considerare un altro dato: le ore lavorate totali. 

Perché in Italia abbiamo i salari più bassi di tutti*

A tenere bassa la crescita dei salari reali italiani negli ultimi vent’anni non è stata né la partecipazione all’Unione monetaria, né l’incidenza fiscale e contributiva. Probabilmente la spiegazione è che anche la produttività del lavoro è aumentata poco.

Lavoro indipendente sul viale del tramonto

Le figure più tradizionali dell’occupazione indipendente sono in costante diminuzione. Sono i negozianti e gli artigiani messi fuori mercato dalla concorrenza o alle prese con difficili passaggi generazionali. Aumentano invece i liberi professionisti.

Ma la disoccupazione giovanile non è un inganno

Chi contesta il tasso di disoccupazione giovanile conclude anche che il problema vero è la fascia 25-34 anni. Su cui dovrebbero concentrarsi le politiche pubbliche. La questione però non è anagrafica, riguarda invece alcuni passaggi cruciali.

Riscatto gratuito della laurea: la peggior risposta possibile

Il governo sembra discutere sulla possibilità di “regalare” agli studenti universitari qualche anno di contributi previdenziali. Una risposta iniqua e inefficiente alle difficoltà dei giovani nel mondo del lavoro.

Minimi salariali all’italiana: alti, ma non rispettati*

La contrattazione collettiva offre minimi elevati, ma un’ampia fetta di lavoratori dipendenti ne è esclusa, in particolare al Sud e nelle piccole imprese. Non servono pene più severe: la soluzione passa per un sistema più semplice e più informazione.

Via i voucher, ma erano utili

I voucher, utilizzati marginalmente, sono stati aboliti. Il governo ha così evitato un referendum spinoso. Però ha anche rinunciato a uno strumento utile per sostenere i lavoratori più deboli e per riportare il lavoro occasionale alla luce del sole.

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