L’Unione europea ha fornito ingenti risorse all’Ucraina nella guerra con la Russia. Ma quel sostegno non si è tradotto in una politica e in un bilancio comune della difesa. Una speranza arriva dal gruppo dei “volenterosi”. L’Italia però non ne fa parte.
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Il premio Nobel Paul Krugman ha riaperto il dibattito sul declino dell’Europa. Il Vecchio Continente rimane una superpotenza ricca e probabilmente “più giusta” degli Stati Uniti, ma è fragile per i problemi che il Rapporto Draghi ben descrive.
L’offerta avanzata da Intesa Sanpaolo sulla totalità delle azioni di Monte dei Paschi di Siena sarà probabilmente accolta. Ma l’operazione non è priva di rischi perché realizzare l’integrazione di tutte le varie entità coinvolte non sarà semplice.
I pesanti bombardamenti non hanno abbattuto il regime iraniano. L’opposizione interna è stata messa a tacere e Teheran è oggi meno isolata a livello internazionale. Gli Usa sembrano avere solo due vie per uscire dalla guerra, entrambe rischiose e costose.
La globalizzazione sembrava aver abbattuto i confini e reso irrilevanti le distanze. Oggi la geografia si prende la rivincita. Perché se non si capisce la morfologia dei paesi o dove si trovano le materie prime non si capiscono le cause di tensioni e guerre.
I paesi del Golfo pagano un prezzo altissimo nella guerra degli Usa contro l’Iran. Per ora hanno seguito una politica di “pazienza strategica”. Ma per gli americani una vittoria diventa ancora più importante, per non rischiare di perdere un “pezzo dell’impero”.
I primi giorni di guerra in Medioriente rimandano lezioni di geopolitica e strategia militare che, per quanto provvisorie, non possono essere ignorate. Nella seconda guerra fredda, solo due paesi sembrano aver capito come difendersi in modo efficace.
La figura di Donald Trump ha certo caratteristiche peculiari. Ma il suo ritorno al potere va letto come il riflesso di trasformazioni strutturali profonde, destinate a durare nel tempo. L’ascesa della Cina nello scacchiere internazionale ha cambiato molte cose.
Rovesciare un regime con le proteste richiede tempo e il governo di Teheran per ora mantiene il controllo sul paese. Potrebbe però scegliere una strada di compromesso per garantirsi la sopravvivenza ed evitare lo scontro diretto con gli Stati Uniti.