Estati sempre più torride rendono meno piacevoli le vacanze. E se il turista non ha un buon ricordo dell’esperienza, difficilmente tornerà nella stessa località. Vale anche per chi va al mare e si aspetta il caldo. Un problema per i paesi del Mediterraneo.
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Gli stabilimenti balneari meno affollati non indicano necessariamente una crisi del turismo. Suggeriscono invece un cambiamento nel modo di viaggiare e di vivere le vacanze. Adeguarsi richiede di dare più spazio alle spiagge libere e allungare la stagione.
Sono buoni i dati sul turismo in Italia, soprattutto per quanto riguarda immagine e arrivi dall’estero. Il settore è anche competitivo rispetto ad altri paesi europei. Con il fondato sospetto che la competitività si basi su lavoratori sottopagati.
Ogni estate, ciclicamente, un dibattito si riaccende: il turismo è davvero il motore della nostra economia? Per capirci qualcosa di più, riproponiamo una puntata di Lavoce in mezz’ora – il nostro format di divulgazione in video con economisti ed esperti – ancora incredibilmente attuale.
I dati del ministero del Turismo parlano di un’estate da record, trainata soprattutto dai settori del lusso e dell’enogastronomia. Eppure, dietro i grandi numeri ci sono tensioni evidenti. Da una parte, i 120 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione faticano a raggiungere le piccole e medie imprese, che ne avrebbero più bisogno. Dall’altra, l’overtourism e il boom degli affitti brevi stanno facendo alzare tantissimo i prezzi delle case, scatenando le proteste di residenti e lavoratori e spingendo molti sindaci a chiedere regole nazionali più severe.
Di questi nodi strutturali abbiamo parlato con Riccardo Trezzi, docente all’Università di Pavia e coautore di un recente libro sul declino italiano.
Nel dibattito pubblico si tende spesso a esagerare l’impatto del turismo, indicandolo come il “petrolio d’Italia”. Dati alla mano, nell’intervista abbiamo smontato questo mito: abbiamo analizzato il valore aggiunto reale del settore e i suoi storici problemi di produttività, spiegando perché fare “più presenze” non significa per forza creare benessere per tutti. Infine, abbiamo affrontato il tema del lavoro: tra contratti collettivi poco efficaci e stipendi al palo, per chi lavora nel settore è sempre più difficile tenere il passo con il costo della vita.
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Qual è l’impronta ambientale del turismo come settore produttivo? I nuovi dati Istat mostrano che gli effetti più forti sull’ambiente non arrivano da hotel e ristoranti, ma dai trasporti a lunga distanza. È il modo in cui si viaggia a fare la differenza.
Se il turismo internazionale cresce, altrettanto non si può dire per viaggi e vacanze degli italiani. Il calo strutturale riguarda anche vacanze brevi e viaggi di lavoro. Trasporti più veloci e tecnologie consentono infatti riunioni e lavoro a distanza.
Alla fine del mese clou di un anno che avrebbe dovuto essere eccezionale, a partire dal Giubileo, le informazioni sul nostro turismo continuano a essere lacunose e contraddittorie. Senza dati veri, detta la linea la ripetizione di termini e parole-chiave.
Lavoce in mezz’ora è il nuovo format di divulgazione de lavoce.info. Due volte al mese, in mezz’ora di chiacchierata, discutiamo di temi di attualità e di particolare rilevanza per il dibattito pubblico con esperti del settore. Con Riccardo Trezzi, professore all’università di Pavia e consulente per fondi di investimento, esaminiamo il fenomeno del turismo in Italia: dal suo valore aggiunto alla produttività, dai contratti collettivi ai salari reali.
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Tra Serie A e Serie B solo sette squadre italiane hanno uno stadio di proprietà. È un fattore che incide sulla stabilità finanziaria dei club. Intanto a Como si sperimenta un nuovo “modello sostenibile”: diventare una meta di turismo calcistico premium.
Siamo arrivati alla quinta revisione del Pnrr e già se ne preannuncia un’altra per l’autunno. Riguarderà misure cruciali, come “Transizione 5.0” e gli interventi nei settori del turismo, lavoro e inclusione sociale. Sarà dunque una rimodulazione decisiva.