GIOVEDì 20 AGOSTO 2026

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MA BASILEA 2 NON C’ERA

Non sono pochi gli osservatori che imputano al Comitato di Basilea la responsabilità dei recenti dissesti bancari. In realtà, l’accordo è entrato in vigore solo nel 2008 e per i primi anni è soggetto al vincolo di non discostarsi troppo dalle regole precedenti. Gli Stati Uniti, poi, sono stati molto recalcitranti ad accettare le nuove norme. Non si migliora la situazione tornando indietro, al contrario è necessario far crescere Basilea 2. Rimediando agli errori sul rischio di tasso dell’attività bancaria tradizionale, sul rischio operativo e sul capitale delle banche.

COSA CI ASPETTA NEL 2009. COL PESSIMISMO DELLA RAGIONE

Tutti si chiedono quando finirà la crisi. Si dice anche che se i problemi sono iniziati sul mercato delle case degli Stati Uniti, è probabile che sia lì che finiranno. Dal 2006 sul Chicago Mercantile Exchange viene quotato un contratto future sull’indice S&P Case-Shiller, costruito per quel mercato. Dagli andamenti delle sue quotazioni si ricava che la discesa continuerà fino a metà 2010 accumulando una perdita del 35 per cento.

EMERGENZA CONTINUA IN CARCERE

Le carceri italiane sono sovraffollate e obsolete: difficile garantire accettabili condizioni di vita per personale e detenuti, e perseguire l’obiettivo della riabilitazione. E’ necessario accantonare la logica dell’emergenza continua distinguendo tra misure di impatto immediato e politiche di lungo periodo. L’ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse, con la chiusura di istituti fortemente sottoutilizzati, può portare in tempi relativamente brevi a risparmi di spesa strutturali. Ma serve poi la costruzione di nuovi penitenziari, più grandi e più efficienti.

IMMIGRATO, CAPRO ESPIATORIO DELLA CRISI

In tempi di recessione, fermiamo i nuovi ingressi di lavoratori immigrati: è una proposta illusoria e dannosa. In primo luogo perché i decreti flussi non consentono l’arrivo di nuovi migranti, ma danno la possibilità di regolarizzare la propria posizione a chi è già in Italia e ha un lavoro. E una simile norma nulla potrebbe verso i lavoratori neo-comunitari. Quanto alle badanti, servono di continuo nuove forze per rispondere alla domanda. Si tratta però di una discussione utile alla propaganda politica perché individua un capro espiatorio delle difficoltà che si annunciano.

CONTROMANO IN AUTOSTRADA

Il governo ha una politica contraddittoria verso il settore autostradale. Critica le concessionarie per gli investimenti insufficienti e per i flussi di cassa dirottati verso operazioni finanziarie. Ma alla fine decide solo un rinvio di quattro mesi degli incrementi delle tariffe. Mentre il decreto anti-crisi contiene norme che modificano radicalmente la normativa Cipe e il suo obiettivo di mantenere i profitti delle concessionarie entro un livello congruo rispetto al capitale investito. Abolito anche l’obbligo di trasmettere gli schemi di convenzione alle Camere.

LA CRISI

Tengo ancor sugli scaffali
i miei vecchi manuali,
dove allora sÂ’insegnava
che sul prezzo comandava

la domanda con lÂ’offerta,
che tiravan la coperta,
da sua parte ciascheduna
a favor di chi consuma.

CÂ’era in banca la raccolta
dei depositi, ben folta,
ed i soldi risparmiati
alle aziende reimprestati.

Non di carta, ma reali
eran sì i fondamentali,
mentre il  deficit statale
più di tanto  non su sale.

Poi i tempi son cambiati,
ed apparsi i derivati
con i fondi ed i futuri,
dagli aspetti  un poco scuri.

Tutto fecesi globale,
la finanza agì letale
e le index delle banche
di limpiezza furon manche.

Il castello delle carte
costruito fu con arte,
però al soffio del Madoffie
son crollate le scartoffie.

Ma dellÂ’onda del gran crackque,
mai nessuno si compiacque
di predire chÂ’era in vista
e silente, molto fu lÂ’ economista.

Dei bei tempi ho nostalgia
del Fenizio e il De Maria,
quando lÂ’IRI era un modello
e la crisi… si parava con lÂ’ombrello,
mentre adesso è uno tsunami:
chissà… se basteran gli Obami!

IL TRATTATO CHE VISSE TRE VOLTE

L’ultimo Consiglio europeo è stato un successo diplomatico perché gli Stati membri sono riusciti nella notevole impresa di far rivivere il Trattato di Lisbona, sepolto prima dai referendum francese e olandese e poi da quello irlandese. A ben vedere non è stato difficile: gli irlandesi avevano rifiutato ciò che il Trattato non chiedeva e ora gli Stati hanno concesso ciò che il Trattato già concede. Due gli insegnamenti: non ci sono altri spazi di manovra sugli assetti politico-istituzionali dell’Unione. E in questo campo i referendum non sono solo sbagliati, sono inutili.

UNA POLITICA FISCALE CONTRO LA CRISI*

La soluzione delle crisi finanziaria ed economica richiede iniziative tempestive per salvare il settore finanziario e sostenere la domanda aggregata. L’analisi svolta dal Fondo Monetario sulle precedenti crisi finanziarie insegna che una soluzione rapida dei problemi finanziari è cruciale per assicurare una forte crescita negli anni successivi. L’esperienza ci dice anche che una risposta fiscale tempestiva, forte e attenta nella scelta degli strumenti è fondamentale.

FACCE DI PARAFFINA

Un’idea di come la cultura della concorrenza e il rispetto degli utenti sono incardinate nelle imprese pubbliche, non solo italiane, si può desumere indirettamente dai procedimenti antitrust nei quali sono state coinvolte. Illuminante il caso di Eni. Negli ultimi tre anni le Autorità italiana ed europea l’hanno condannata a pagare sanzioni per più di 840 milioni per abuso di posizione dominante e partecipazione a cartelli. Somme ricadute su consumatori e gli azionisti, mentre non c’è stata alcuna conseguenza per dirigenti e manager, che quelle condotte hanno attuato.

DI PAESE IN PAESE CONTRO LA CRISI

I piani d’azione anti-crisi dei governi europei si focalizziamo ora sul sostegno all’economia reale. Alcuni Stati preferiscono indirizzare più risorse agli investimenti pubblici, mentre altri limitano la pressione fiscale nel breve-medio periodo, per rafforzare il potere d’acquisto dei consumatori. Il fine è lo stesso: accorciare i tempi di uscita dalla crisi ed evitare una lunga recessione. Molto però dipenderà dalla risposta che sapranno dare gli operatori economici. Analizziamo le misure di Francia, Regno Unito, Spagna e Germania.

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