VENERDì 15 MAGGIO 2026

Lavoce.info

Un’isola di rigore in un mare di demagogia

Professore di Political Science all’Università Pompeu Fabra di Barcellona

4 luglio, 2003

“Il nostro ambiente politico e mediatico sembra ogni giorno più sensazionalista, dedicato a manipolare invece di informare il cittadino. Una democrazia vitale richiede che il cittadino sia armato con informazioni e analisi rigorose. Per questo, merita un grande applauso lavoce.info, un’isola di rigore in un mare di demagogia. Dobbiamo provare a imitare questa bellissima idea qui in Spagna.”

 

Cosa dice la stampa

Il Foglio

9 luglio 2002

“Un’iniziativa un po’ anglosassone, che promette analisi controcorrente: non a caso, nel primo editoriale riservato al Dpef, si osserva come da un governo liberista ci fosse da attendersi forse qualcosa di meno keynesiano”.

 

Il Messaggero

Mario Ajello

6 settembre 2002

“.. il fastidio nei confronti delle speculazioni che travisano i problemi sta crescendo. Almeno a giudicare dall’attenzione che va riscuotendo su Internet una piccola grande “voce per interrompere la campagna elettorale permanente”. Ossia una rivista on-line, www.lavoce.info, che sventola il vessillo della pacatezza e del gusto dell’approfondimento su tutte le materie della politica economica. (Â…) “

 

Il Mondo

13 dicembre 2002

“Essere competenti nella critica, provocatori nei contenuti, equilibrati nelle proposte”. E’ quello che si propone di fare un gruppo di docenti universitari (per lo più di economia politica), molti dei quali affermati opinionisti, attraverso questo eccellente sito di critica economica”.

 

Italia Oggi

Lorenzo Facchinotti

24 marzo 2003

“Il sito è interessante sia per la qualità delle persone che lo animano, una discreta fetta degli intellettuali italiani, sia perché riprende alcuni elementi che sono alla base delle iniziative di maggior successo su Internet: dalla valorizzazione della rete come strumento di libera espressione, alla pubblicazione on-line di contenuti che si rivolgono ad una comunità ben definita; dalla gratuità dei contenuti offerti, al tentativo di sensibilizzare (ma non obbligare) gli utenti a contribuire economicamente al sostentamento di un’iniziativa che pensino avere valore.”

 

Italy Daily (supplemento di Herald Tribune)

16 luglio 2002

“La voce.info è il nuovo sito di informazione economica diretto al lettore non specializzato, con l’obiettivo di pubblicare articoli quanto più possibile semplici e chiari su temi che possono sembrare ostici, come la riforma del mercato del lavoro e la politica fiscale. Il tutto in assoluta indipendenza e senza etichettature di parte. Il nome del sito è ispirato al giornale la Voce, pubblicato negli anni ’90 e diretto da Indro Montanelli, una testata di ispirazione liberale e fortemente critica verso il potere e la classe politica in generale.”

 

La Stampa

Anna Masera

9 luglio 2002

“Nell’Internet gratis, quella delle comunità che si scambiano informazioni, quella che permette la “disintermediazione” – cioè il salto della mediazione delle notizie tra le fonti e il pubblico da parte dei giornalisti e degli addetti ai lavori del mondo della comunicazione – in Italia sembrava non ci credesse nessuno. E invece, ecco che spunta un nuovo sito, tutto gratis e disintermediato. Dedicato – proprio nel momento in cui viene varato il Dpef e il “Patto per l’Italia” – a chi vuole tenersi aggiornato sulla politica e l’economia italiana.”


Prima Comunicazione

Bruno Perini

Ottobre 2002

“Â… Una miniera di idee, analisi, critiche e opinioni sulla politica economica italiana e internazionale, partorite da economisti bocconiani poco noti al grande pubblico, ma con una navigazione di lunga data negli studi economici Â…”

Maggio 2003

“Â… Ci vuole la solita www.lavoce.info per fare l’analisi e rispondere alla domanda più ovvia che le dichiarazioni di Berlusconi hanno suscitato”.

Se anche in Germania…

Direttore del Centre for European Policy Studies

10 luglio 2003

“lavoce.info” è una delle poche fonti attendibili di seria analisi dei problemi di politica economica. Se esistesse anche una “voxFrankfurtensis” in tedesco la Germania non sarebbe diventata il malato d’Europa.

Il contratto da rinnovare

Il Documento di programmazione economica e finanziaria 2004-2007 dovrà tracciare il programma da qui alla fine della legislatura. Al Governo Berlusconi rimane poco tempo e moltissimo da fare per onorare i cinque punti del “contratto con gli italiani”. E nel frattempo si sono aggiunte nuove costose promesse. Per avvicinarsi ai traguardi indicati servono risorse e quindi tagli in delicati capitoli di spesa. Altrimenti bisognerà rinunciare a parti del programma. Meglio che il Dpef chiarisca tutto questo. Sarebbe anche un modo per vincolare l’intera coalizione di governo ai piani di fine legislatura.

Sicurezza, un diritto per tutti

Forte riduzione del numero dei reati, prometteva il “contratto con gli italiani”. Eppure la microcriminalità continua a godere di sostanziale impunità. Perché il poliziotto di quartiere non basta ad assicurare un’opera di prevenzione moderna. Il controllo del territorio deve essere integrato da una rielaborazione investigativa dei dati disponibili. La semplice informatizzazione delle denunce sarebbe già un buon inizio.

Solo per ricchi

L’abbattimento della pressione fiscale promesso dal “contratto con gli italiani” riguarda solo una piccola fascia della popolazione, quella più ricca. Lo dimostrano le misure già adottate, come la soppressione della tassa sulle eredità di maggiore entità, e quelle previste per il futuro, come la revisione delle aliquote Irpef per gli ultimi scaglioni di reddito. Mentre gli effetti distributivi del primo modulo della riforma sono stati quasi nulli.

sommario 11 luglio 2003

Si ritiene spesso che il Documento di programmazione economica e finanziaria sia un documento inutile. E in questi giorni di continui rinvii circa la data in cui verrà reso pubblico, sono molte le voci che propongono un “Dpef leggero”. Ma forse mai come in questo momento potrebbe essere utile al Governo un “Dpef pesante”. EÂ’ in forte ritardo nellÂ’attuazione degli obiettivi del suo programma, in particolare di quelli sottoscritti nel “Contratto con gli italiani”. Ci vorranno scelte difficili se si vogliono onorare gli impegni. Il Dpef dovrà dire quali scelte si intendono compiere vincolando al loro rispetto la coalizione di Governo nel suo complesso. Altrimenti meglio dire subito a quali parti del programma si intende rinunciare.

Vendita SME: il prezzo era giusto?

Riproponiamo ai nostri lettori lo studio ripreso dall’Economist del 31 luglio. Trae spunto dal fatto che oggi si confronta spesso l’offerta di De Benedetti a Prodi per l’acquisto della Sme nel 1985 e il ricavato dalla vendita tra 1993 e 1996, raffrontando cifre molto lontane nel tempo e tra loro non comparabili, a meno di non attualizzarle in modo adeguato

Un lettore affezionato

Ministero del Welfare e delle Politiche Sociali

10 luglio 2003

Forse si devono ringraziare le nuove tecnologie o lo sviluppo della scienza economica in un paese ad essa spesso ostico, ma è chiaro che “la voce” colma un vuoto ed è qualcosa di cui oggi non si vorrebbe dover fare a meno. I commenti possono essere a volte discutibili (del resto fra economisti notoriamente non ci si trova mai d’accordo), a volte troppo tecnici o, all’opposto, troppo semplicistici: si tratta però d’una tribuna aperta e che, soprattutto, ha il merito di aver sollecitato tante intelligenze ad esprimersi e fornire ad un vasto pubblico un punto di vista informato. Il mio suggerimento è di continuare, continuando a “beccare” il policy maker – è normale che siano i governi a dover subire le maggiori critiche – ma rinunciando ad assumere un proprio ruolo e profilo politico: il partito dei giovani economisti (liberal?) non serve a nessuno.

Troppo cemento fa male

Investimenti in opere civili per favorire il rilancio dell’economia? La loro efficacia è dubbia perché il settore non genera innovazione e non ha grandi ricadute occupazionali. Senza dimenticare che molte delle grandi opere progettate difficilmente potranno sottrarsi ai vincoli di bilancio europei perché sono inutili e non arricchiscono il Paese. E il rischio è che diventino anche “infinite”, come spesso accade in Italia.

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