Troppo facile imputare all’Europa anni di decisioni mancate. Soprattutto se la responsabilità è dei singoli paesi, che con un sistema di veti incrociati possono paralizzare le riforme. Quando è l’Unione Europea a decidere, il meccanismo non si inceppa.
Il meccanismo con cui si calcola il Reddito di cittadinanza nasconde una discriminazione più grave del previsto nei confronti delle famiglie numerose, in particolare di quelle con minorenni. La scala di equivalenza anomala gioca un ruolo decisivo e va corretta subito.
L’Unione Europea è un comodo capro espiatorio della politica nazionale che adora indicarne le lentezze. In realtà l’Europa che non si muove è quella del Consiglio dove gli egoismi nazionali manifestano i loro diritti di veto. Mentre su temi di interesse comune come commercio estero e antitrust la Ue ha saputo e sa decidere.
Nel meccanismo del reddito di cittadinanza è nascosta una discriminazione verso le famiglie numerose, particolarmente spiacevole per quelle con minorenni. Un’iniquità introdotta per ragioni di bilancio e per tenere fede alla promessa dei 780 euro e che andrebbe corretta.
In difficoltà per il caso Siri, Matteo Salvini vuole chiudere i negozi di cannabis light. Diffusi ovunque grazie a un errore legislativo nel 2017, hanno portato a una piccola riduzione del traffico di stupefacenti, e hanno in parte sostituito – dice una ricerca – il consumo di ansiolitici e sedativi. Oggi il settore è un far west da regolamentare.
Molti ritengono un grave errore che lo stato non abbia mantenuto il controllo sulla rete delle telecomunicazioni. Ripercorrendo le giravolte di politici e imprese del settore, si vede che il più recente tentativo per riportarla nel pubblico è la rete unica per la banda ultralarga.
Intanto su internet le fake news e le espressioni di violenza si diffondono in modo virale. Mentre Facebook chiude 23 pagine italiane con 2,4 milioni di follower, ci si chiede quante altre rimangano aperte. Spesso ci crediamo vaccinati contro questi rischi. Ma le tecniche di manipolazione diventano sempre più sofisticate. Soprattutto sotto elezioni.
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La cannabis light è arrivata in Italia nel 2017 grazie a una “liberalizzazione involontaria”. Dove sono stati aperti più negozi sono diminuiti i sequestri di stupefacenti e la vendita di tranquillanti. Ora però serve una regolamentazione del fenomeno.
Circola da tempo la tesi che non aver mantenuto sotto controllo pubblico la rete delle telecomunicazioni sia stato un grave errore. L’ultimo tentativo in ordine di tempo per riportarle nell’alveo dello stato passa dalla rete unica per la banda ultralarga.
Tecniche di manipolazione delle informazioni, creazione del consenso, propaganda e contro propaganda: quanto siamo in grado di evitarle nella nostra fruizione quotidiana dei contenuti web? E attraverso i social quale forma di democrazia si va costruendo?
Per ottenere il reddito di cittadinanza gli stranieri devono certificare il possesso di alcuni requisiti aggiuntivi. Si tratta però di condizioni molto difficili da accertare, spesso anche nei paesi Ue. Si avrà un’applicazione rigida o equa della norma?
Il 26 maggio si terranno le elezioni per la nona legislatura del Parlamento europeo, un organo composto da 751 deputati, di cui 73 spettanti all’Italia. Purtroppo non ci sono informazioni UE sul profilo dei candidati. Tra quelli italiani, buone notizie su donne e laureati, meno sull’età.
Nel decreto sul reddito di cittadinanza il governo richiede documenti del paese di origine spesso impossibili da produrre da parte degli stranieri beneficiari. Un altro trofeo da esibire in campagna elettorale per la Lega che rischia di restringere l’accesso al sussidio a molti poveri. A meno che il ministero del Lavoro non aggiusti la norma. Degli italiani che saranno eletti al Parlamento della Ue non sappiamo ancora né nomi né distribuzione tra le famiglie politiche. Possiamo però – analizzando le candidature – farci un’idea dei loro profili, lista per lista: genere, età, livello di istruzione, esperienze politiche. I nuovi eletti in Europa si giocheranno la faccia su pochi grandi temi, tra cui l’ambiente. Una proposta è quella di azzerare le emissioni di gas serra nel 2050. Su questo qualche paese – Germania, Polonia e Ungheria – ha per ora messo il veto. Mentre la Svezia fa da front runner.
Nella sua guerra commerciale con Pechino Trump aumenta dal 10 al 25 per cento i dazi su 200 miliardi di importazioni cinesi. Finora consumatori e imprese americane hanno pagato pegno per queste misure: il deficit commerciale Usa è salito, come i costi di produzione e i prezzi in America. Wall Street si preoccupa. Un paese dove, analogamente alla Cina, il socialismo si è trasformato in “capitalismo di stato” è il Vietnam. Anche lì le imprese a capitale pubblico, competitive sulla carta, sono frenate dal clientelismo. E ostacolano la crescita generata dalla globalizzazione.
L’irresistibile ascesa dei video on demand (tipo Netflix) penalizza particolarmente la tv in Europa. Che potrebbe però riguadagnare posizioni puntando sulle produzioni originali e locali. Rimane da capire come inciderà la regolazione Ue, a partire da quella sul copyright.
Salvatore Nisticò risponde ai commenti al suo articolo “Perché il Qe non ha prodotto inflazione”
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Perché non basta dire “e allora il Qe?”
Di Salvatore Nisticò
il 10/05/2019
in Commenti e repliche
L’importanza di capire cosa è moneta e cosa non lo è
Desidero ringraziare i lettori dell’articolo “Perché il QE non ha prodotto inflazione” per i commenti e le domande, molte delle quali sembrano attribuire al pezzo uno scopo più ambizioso di quello che in realtà non abbia.
L’articolo non intende, infatti, analizzare gli effetti che le misure di politica monetaria non convenzionale (di cui il Quantitative easing è l’esempio più noto) possono avere sull’economia reale, né valutarne l’efficacia nei sistemi che le hanno messe in campo (come l’Eurozona o gli Stati Uniti), né tantomeno analizzare le determinanti dell’inflazione. Sono interrogativi non solo legittimi, ma di primaria importanza, e l’analisi teorica ed empirica dei molteplici canali attraverso i quali la politica monetaria non convenzionale si trasmette all’economia reale è florida, nella letteratura economica, e ha già offerto diversi risultati (alcuni riferimenti, per l’Eurozona, sono qui e qui; per gli Stati Uniti qui e qui).
Ritengo quindi che sia improprio e impreciso trarre dalla lettura dell’articolo la conclusione che queste misure sono state inefficaci. Lo scopo, molto più modesto, dell’articolo è provare a chiarire che: i) la narrazione della banca centrale che “stampa moneta” è una sintesi tanto suadente quanto inaccurata; ii) la differenza logica tra base monetaria e moneta diventa plastica ed evidente in tempi di turbolenza finanziaria e interventi non convenzionali, ma esiste ed è importante in ogni condizione; iii) per sottoporre (legittimamente) a ulteriore scrutinio il legame di medio-lungo termine tra moneta e prezzi è necessario comprendere cosa sia esattamente “moneta” e cosa no (e quindi cosa guardare nei dati), e non è sufficiente un generico “e allora il Qe?”.