Quattordici mesi di commissariamento hanno permesso ad Alitalia di migliorare i suoi conti. Ora si tratta di decidere quale offerta accettare tra quelle presentate. Perché la compagnia non può più tornare nell’alveo pubblico, né formalmente né di fatto.
Ceta con il Canada e Jefta con il Giappone rappresentano un modello di gestione dei rapporti tra stati basato su regole moderne. Avvantaggiano l’Europa e l’Italia. E sono un’alternativa alla politica di potenza, utile solo a Stati Uniti, Cina e Russia.
Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Vincenzo Boccia e Luigi Di Maio sui contratti a termine.
Durante il commissariamento dell’ultimo anno Alitalia è uscita dal profondo rosso del conto economico, anche beneficiando di un “prestito” pubblico di 900 milioni. Ora ci sono tre pretendenti all’acquisto ma sono stranieri. Il che fa a pugni con il principio di italianità di cui purtroppo la politica è tornata a parlare.
Sempre l’italianità è al centro delle dispute sul Ceta, patto commerciale Ue-Canada che il governo vuole respingere. I fatti sono che prima c’erano zero garanzie anti-contraffazione per i prodotti Made in Italy, mentre – con il trattato – dei 143 prodotti con indicazione geografica protetta 41 sono italIani. Tra l’altro, è proprio con questo tipo di accordi bilaterali che – oltre a ridurre o eliminare i dazi – si regolano standard, procedure, concorrenza, barriere non tariffarie. Dettagli cruciali per evitare che le nostre Pmi rimangano schiacciate nella guerra commerciale di Usa, Cina e Russia. Vale comunque la pena di verificare se dall’entrata in funzione provvisoria del Ceta nel settembre 2017, i prodotti italiani – vini in testa – hanno esportato di più o di meno nel paese nord-americano. La risposta è: generalmente sì.
Esordio col botto di Paolo Savona nei panni di ministro per gli Affari europei. In un recente intervento sulla stampa il professore fa confusione tra strumenti di politica monetaria, il Qe e il mai usato Omt. E propone per la Bce un ruolo di sostegno ai governi nazionali che spetterebbe ad una politica fiscale comune. Confusione anche sul fronte delle politiche del lavoro: il fact-checking de lavoce.info spiega perché in un confronto tv tra il numero uno di Confindustria Boccia e il ministro Di Maio le cifre prodotte da entrambe le parti sui lavoratori precari siano imprecise.
Paolo Miccoli, presidente dell’Anvur (Agenzia valutazione dell’università e della ricerca) commenta l’articolo di Andrea Gavosto “Dopo la crisi, si torna all’università”.
Convegno annuale de lavoce.info il 17 settembre a Milano. Save the date!
“I primi 100 giorni di populismo“ è il titolo del convegno annuale de lavoce,info. Si svolgerà la mattina di lunedì 17 settembre a Milano. È un’occasione per vederci di persona, dopo tante interazioni digitali! Presto comunicheremo luogo e programma. La prima parte dell’incontro è riservata ai nostri collaboratori e sostenitori più affezionati (quelli che ci hanno finanziato con almeno 100 euro nell’ultimo anno o cumulativamente negli ultimi tre anni. Chi vuole è ancora in tempo per fare la donazione.
L’accordo commerciale con il Canada è vantaggioso per le imprese italiane, specialmente quelle medio-piccole. L’ipotesi che il Parlamento possa non ratificarlo chiama in causa gli assetti istituzionali della UE e la necessità di maggiore integrazione.
Il ministro Savona sembra aver confuso creazione delle Omt, avvio del Qe e rientro delle banche dai crediti con i paesi in crisi. Chi lo ha criticato è caduto in altre inesattezze. Facciamo un po’ di chiarezza, proposta sul tasso di cambio compresa.
Il Ceta è un accordo favorevole all’Italia? I dati registrati dopo la sua entrata in vigore provvisoria dicono che il Canada è per noi un mercato in crescita, e non solo nel comparto agroalimentare. Ma per una valutazione complessiva serve più tempo.
Il decreto dignità farà salire il costo del lavoro, causando una riduzione di occupazione. Un calo quantificato in ottomila persone da Inps e Ragioneria dello stato. Ma non dal ministro Tria che non contesta i numeri quanto il metodo di calcolo.
Quanti lavoratori saranno interessati dalle novità previste per il tempo determinato nel decreto dignità? E con quali effetti possibili? E va anche compreso come la nuova normativa si inserisce nella storia lunga della regolazione del mercato del lavoro.
Quella scheda che manca sulla terza missione*
Di Desk
il 20/07/2018
in Commenti e repliche
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