Nel 2014 il parlamento ha votato una legge contro l’occupazione abusiva delle case di proprietà pubblica. Anche sindaci e sindacati ne condivisero gli obiettivi. Ora però da più parti se ne chiede una revisione. Ma non bisogna dimenticare le ragioni di equità, oltre che di legalità, violate.
Con la legge di Stabilità il governo taglia le tasse, con l’intento di dare un sostegno all’economia. E lo fa in deficit. Ma più che ridurre imposte in vigore, la manovra evita che scattino le clausole di salvaguardia previste dalle passate finanziarie. Finzioni contabili e (poca) spending review.
L’innalzamento del limite all’uso del contante a tremila euro potrà portare a un aumento dell’evasione fiscale. I dati suggeriscono infatti che il fenomeno è legato alla tipologia dei pagamenti. Soprattutto, però, sembra un segnale di scarso impegno nella lotta all’evasione e al riciclaggio.
A leggere le tabelle della legge di Stabilità il taglio delle tasse sembra di 22,8 miliardi. Ma a ben guardare, tolti i mancati aumenti di Iva e accise, il vero taglio è di 3 miliardi, pari a un modesto 0,2 per cento del Pil. Rinviate al 2017 le clausole di salvaguardia e più corpose riduzioni di spesa, rimangono 14,6 miliardi di maggior deficit. Per combattere la povertà questa “Finanziaria” istituisce un fondo ad hoc di 600 milioni per il 2016 (su fino a 1 miliardo dal 2017). Ci vorrebbe dieci volte tanto. È però un aiuto concreto a 200 mila famiglie. Tra le misure della legge di Stabilità, l’innalzamento del limite all’uso del contante da mille a 3 mila euro. È vero che i pagamenti con bancomat, carte di credito e debito hanno costi ancora troppo alti. Ma la tracciabilità, anche di somme modeste, rimane fondamentale per battere l’evasione fiscale.
Con l’attuazione della riforma fiscale le imprese possono finalmente sottoporre all’amministrazione tributaria i dubbi interpretativi sulle tasse che intralciano la vita delle aziende e ottenere risposte vincolanti per il fisco stesso. Entro tempi certi ma ancora molto lunghi. Un piccolo passo per migliorare la competitività del paese.
Il problema industriale del Sud è presto detto: salari simili a quelli del Nord accoppiati con una produttività del 10 per cento inferiore. Sullo sfondo i fattori che tengono bassa la qualità del lavoro nel Mezzogiorno e spiegano i divari: imprese troppo piccole e attive nel sommerso, domanda interna e credito insufficienti.
La legge di Stabilità introduce un fondo nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, allargando a tutta Italia la sperimentazione del Sia. Pur con tutti i suoi limiti, la misura si avvicina a uno schema generale di reddito minimo. Beneficiari, esclusi e una gradualità positiva.
Il miglioramento dei rapporti tra fisco e contribuente è un obiettivo da perseguire, anche per favorire la crescita del paese. Ne fa parte anche il nuovo regime di interpello, che consente al contribuente di porre domande impegnative e obbliga l’amministrazione a rispondere in tempi certi.
Davvero i lavoratori del Sud sono meno produttivi di quelli del Centro-Nord? Ed è possibile prescindere dal contesto in cui operano le aziende e dalle condizioni economiche del Mezzogiorno? Dagli errori del passato insegnamenti per cambiare le politiche e utilizzare meglio fondi statali ed europei.
Da tempo il governo parla della possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro in cambio di una riduzione della pensione. Creando così grandi aspettative, soprattutto tra le donne, per le quali dal 2016 si alza l’età di pensionamento. Ma nella legge di stabilità c’è solo uno strano part time.
Il governo vuole far pagare il canone tv con la bolletta dell’elettricità. Ma è una soluzione che separa imposta e fruizione del servizio. Per risolvere il problema dell’evasione basterebbe invece crittare le trasmissioni Rai. E si potrebbero così abolire anche i tetti pubblicitari.
Arriva la legge di Stabilità. Per ora non un testo, ma slide colorate, tweet e un comunicato stampa con qualche numero. Cominciamo a vedere il provvedimento sul part-time per i lavoratori vicini alla pensione. Un classico provvedimento “topolino”. Farà salire il costo del lavoro orario per le imprese e scardinerà il legame tra contributi versati e valore della pensione percepita. Rischia anche di essere molto costoso. E l’impianto generale della legge conferma quanto si temeva: qualche taglio di tasse non compensato da riduzioni di spesa. Con l’equilibrio dei conti rimandato a un futuro migliore che forse verrà o forse no, dipende dalla crescita dei prossimi anni e dal permanere di bassi tassi d’interesse sul debito pubblico. Tra gli altri provvedimenti, il canone Rai nella bolletta elettrica. L’idea (buona) è quella di far pagare quel 27 per cento di utenti che lo evade. La tecnologia consentirebbe però di addebitare in modo meno rudimentale il costo delle trasmissioni della tv pubblica a chi davvero ne fa uso.
Primo bilancio della Naspi, l’ammortizzatore sociale entrato in vigore nel maggio scorso. Se ne avvantaggiano i giovani che perdono l’occupazione, mentre ci rimettono coloro – come gli stagionali – che alternano frequentemente periodi di lavoro e non lavoro.
Un rapporto di cooperazione fisco-impresa basato su equità e trasparenza era tra le buone intenzioni della riforma fiscale. In pratica è stato istituito un regime sperimentale in cui solo pochissime grandi società collaborano con l’Agenzia delle entrate per ottenere una certezza fiscale preventiva. Se però ciò non accade, prevale comunque e ancora l’interesse dell’erario.