Qual è l’impatto sulla crescita delle riforme strutturali? È il tema di un recente Working Paper del Fondo monetario internazionale dedicato al caso Italia. Vi sono riportati risultati promettenti. Accompagnati, però, da un ammonimento: le riforme vanno attuate e poi rafforzate con tempestività.
Spingere gentilmente i cittadini alla collaborazione è molto spesso più efficace di norme cavillose. Perché contribuisce a eliminare quel senso d’inadeguatezza e ostilità quasi sempre provato da chi entra in contatto con organi amministrativi. Suggerimenti per avvicinare Equitalia ai contribuenti.
Matteo Salvini, Otto e mezzo (La7), 6 febbraio:
“La Lombardia ha il quarto Pil d’Europa. Se fosse uno stato a sé stante sarebbe la quinta economia d’Europa. Secondo Moody’s la Regione Lombardia è più affidabile della Repubblica italiana”.
Questa affermazione può essere divisa in tre parti distinte.
“La Lombardia ha il quarto Pil d’Europa”.
Falso ma…
In base a dati Eurostat, se si considerano le regioni europee classificate come NUTS2, la Lombardia risulta essere la seconda regione Europea per Pil in milioni di euro, inferiore solo all’ Ile de France. La posizione relativa della regione risulta quindi essere migliore rispetto a quella prospetta dal politico della Lega Nord.

“Se fosse uno Stato a sé stante sarebbe la quinta economia d’Europa”
Falso
Considerando anche in questo caso valori aggregati il Pil della Lombardia risulta essere il decimo in Europa. Escludendo la Turchia la posizione diverrebbe la nona.
“Secondo Moody’s la Regione Lombardia è più affidabile della Repubblica italiana”
Vero
In base alle informazioni riportate sul sito della Regione, la Lombardia ha, a partire dal 17 Febbraio 2012, un rating A2 mentre lo Stato italiano ha rating A3. La Regione Lombardia ha ricevuto un giudizio sulla sua qualità di debitore migliore rispetto allo Stato italiano seppure questa differenza risulti estremamente contenuta. La situazione non era differente precedentemente alla data indicata in quanto i rating erano rispettivamente A1 per la Lombardia e A2 per lo Stato italiano. Ulteriori informazioni possono essere ricavati sul sito della Regione (1).
Silvio Berlusconi, Ballarò (Rai 3), 5 febbraio:
“C’è un extra-gettito Imu perché il gettito da seconda casa ed altri immobili è stato superiore a quello previsto”.
VERO MA…
In base ai dati pubblicati dal Ministero delle finanze, il gettito derivante dall’Imu è stato pari a circa 23,7 miliardi di euro contro una previsione di 20,1 miliardi previsti nel decreto Salva Italia. In particolare il gettito è stato superiore di circa 600 milioni sulla prima casa e di 3,2 miliardi su altri tipi di immobili. Non è possibile disaggregare ulteriormente queste categorie e risulta quindi difficile verificare se l’extra-gettito derivi dalla tassazione della seconda casa.
Va tuttavia sottolineato che l’extra-gettito deriva esclusivamente dalla variazione delle aliquote introdotte dai comuni. Come sottolineato dal documento ufficiale, al netto delle manovre comunali il gettito risulta perfettamente in linea con le proiezioni (al momento è, anzi, inferiore di circa 200 milioni). Se si dovesse quindi valutare l’affermazione in base alla pertinenza dell’imposta, il gettito Imu non si discosta dai valori previsionali.
Documenti di riferimento
– Dipartimento delle Finanze, 2013, “IMU: analisi dei versamenti 2012”, http://www.tesoro.it/primo-piano/documenti/Bozza_documento_IMU_rev.pdf
Silvio Berlusconi, (Corriere live), 19 febbraio:
“Ogni cittadino tedesco paga 3000 euro per lo stato, un italiano 4.500”.
FALSO
La spesa totale pubblica nel 2011 (ultimi dati disponibili), si attesta a 14.362 euro per ogni tedesco contro 12.973 euro per ogni italiano.
Qualsiasi altro confronto (ad esempio tra stato centrale italiano e tedesco) è privo di significato, viste le diverse competenze tra stato centrale e diversi enti locali.
Fonti: tutti i dati sono reperibili nei dataset Eurostat (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/)
La fine della crisi ancora non si vede e il presidente della Fsa propone di stampare moneta per finanziare politiche fiscali espansive, rompendo un tabù. La sua efficacia non è garantita e i rischi non sono trascurabili. Il solo fatto che se ne discuta è un segnale della gravità della situazione.
Schiacciata tra Rai e Mediaset, La7 è sempre rimasta una “riserva indiana”, senza diventare il terzo polo televisivo che avrebbe arricchito il pluralismo dell’offerta televisiva. La vendita all’editore Urbano Cairo ci allontana da questo disegno. E cade in una campagna elettorale che ha avuto il mezzo televisivo al centro del confronto, ma in cui non si è parlato di proposte per una equa regolamentazione delle tv.
Adair Turner, presidente della Financial services authorithy, propone di monetizzare il deficit, cioè farlo finanziare dalle banche centrali. Si genera inflazione e si permette ai governi di tornare a spendere a volontà. Nell’area euro comunque impraticabile data la governance della politica economica. Un bene o un male?
Il programma Lega-Pdl di trattenere il 75 per cento del gettito tributario nel territorio dove è generato non sta in piedi né dal punto di vista costituzionale né da quello contabile. È, soprattutto, un colpo basso a tutto il Sud.
L’Italia spende tanto in formazione dei disoccupati senza preoccuparsi di capire se serve a trovare lavoro o solo a pagare i formatori. Meglio investire in auto-imprenditorialità, supporto e creazione diretta di occupazione. L’università italiana trasferisce risorse dai poveri ai ricchi. Ma non abbastanza da vanificare la redistribuzione in senso opposto operata dall’Irpef.
Altri fact checking per capire se le cifre che danno i politici sono vere o false. Analizziamo le ultime dichiarazioni di Berlusconi, Grillo, Enrico Letta, Fassina e Monti.
Un commento di Federico Russo a “Dimezzare il Parlamento? No, meglio gli stipendi” di Valentino Larcinese.
Anche a seguito dell’intervento “Come risparmiare 200 milioni di euro con un solo farmaco” di Nerina Dirindin e Nicola Magrini, l’Antitrust ha aperto un procedimento contro Roche e Novartis per “condotte suscettibili di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza nel mercato delle cure destinate alle patologie della vista” a danno delle finanze pubbliche.
Con il rinnovo del sito, è iniziata la consueta “campagna d’inverno” di sostegno finanziario a lavoce.info. Vi chiediamo di continuare a contribuire tangibilmente (o di farlo per la prima volta) a questa impresa che ha le donazioni dei lettori come risorsa indispensabile. E vi ringraziamo!
Gli articoli:
Pluralismo televisivo: c’è ben altro che La7,
di Michele Polo
Stampare moneta, l’ultimo tabù
, di Fausto Panunzi
Il programma di Lega-Pdl contro il Sud,
di Giampaolo Arachi, Caterina Ferrario e Alberto Zanardi
È il momento di creare lavoro,
di Francesco Giubileo e Marco Leonardi
Chi finanzia l’università pubblica?,
di Emanuele Pugliese e Ugo Gragnolati
Ma i poveri studiano con i soldi dei poveri,
di Andrea Ichino e Daniele Terlizzese
La campagna elettorale ha visto un’assenza totale di proposte sul riassetto del sistema televisivo che rimane il mezzo più importante nella formazione dell’opinione pubblica. Preservando così una regolamentazione inefficace, basata sulle posizioni conquistate in passato da ciascuna rete.
La Lega Nord propone di lasciare il 75 per cento del gettito dei tributi nei territori dove sono generati. È un punto del programma elettorale sottoscritto con l’alleato Pdl. Se fosse realizzata, sarebbe una secessione di fatto. Eccone l’impatto su dimensione e modi dell’intervento pubblico.


Dimezzare il Parlamento con il modello tedesco
Di Federico Russo
il 19/02/2013
in Commenti e repliche, Rubriche
Nel suo intervento intitolato “Dimezzare il Parlamento? No, meglio gli stipendi” Valentino Larcinese sostiene che la proposta di dimezzare i parlamentari sia eccessiva, perché rischierebbe di penalizzare la capacità rappresentativa dell’istituzione.
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