Quel tal AD Sergio Marchionne,
da sempre se ne sta desto ed insonne
ed ora va cercando di svegliare
lÂ’Italia che non cessa di sognare,
nella sua buona, ma offuscata stella,
che sempre rimaner la fece in sella,
lasciandola poltrire neÂ’ coltroni,
vegliata da Tremonti e Berlusconi.
La poverella dorme e non sÂ’accorge
che il sol su questi lidi più non sorge
e l’avvenir s’è trasferito a Oriente
dove non sÂ’agita, ma studia lo studente.
Agli Italiani qualcuno forte glielo dica,
che occorre ritornare a far molta fatica,
che il tempo non è più di rilassarsi,
ma tutte e due le maniche imboccarsi.
Ci sono diritti, ma ancor più doveri,
sia il cambiamento in cima de pensieri,
ci vuol più impegno pure dai bancari,
dagli statali, da quanti son, Â ligi agli orari.
Il PIL non cade quale don dal cielo,
è come un chicco che cresce sullo stelo,
va coltivato, col gelo, se piove, col sole,
lasciando le linde, accoglienti lenzuole.
Non restiam fermi, vietata sia la sosta,
la sfida è aperta ed alta n’è la posta,
suvvia si cambi gli antichi, stanchi riti,
si cassino i vantaggi, pure se acquisiti!
Il solo modo per rimaner tra i vivi
è d’agguantare presto i più competitivi,
di non cercar di dar la colpa agli altri,
noi che pensiamo d’essere più scaltri.
Fratelli dÂ’Italia, lÂ’Italia sia desta
la grinta del Sergio le colmi la testa,
ovunque si faccia, sÂ’investa e lavori,
tornino a crescere i bei mirafiori.
Italia mia, tÂ’attende una fatal tenzone,
lascia la giacca e metti un bel maglione!