Sembra ormai decisa la proroga del taglio delle accise sui carburanti tutto aprile. Così come è strutturato è un provvedimento costoso con pochi vantaggi per i consumatori. L’alternativa è prevedere un bonus specifico per le famiglie a basso reddito.
L’ipotesi di proroga di un provvedimento costoso
La crisi energetica conseguente alla guerra in Iran incombe. Il governo ipotizza una proroga del taglio delle accise sui carburanti per il mese di aprile. Per farlo, nell’ipotesi di una proroga di un mese, sarà necessario trovare altri 630 milioni circa, che sommati ai quasi 417 milioni precedenti, fa già più di un miliardo.
Queste misure generalizzate sono molto costose e la loro efficacia (sul prezzo al dettaglio) non è garantita con certezza. Ad esempio, il provvedimento del governo che scade il 7 aprile non ha avuto un effetto pieno sui prezzi alla pompa. Le imposte sono diminuite di 24,4 centesimi, ma dopo 14 giorni dal provvedimento il prezzo della benzina è diminuito di 10 centesimi e quello del diesel di 1 centesimo.
La letteratura economica sul tema non arriva a conclusioni univoche (qui, qui e qui), ma sembra pressoché unanime nel confermare una certa variabilità di reazione nel tempo al taglio delle accise sui carburanti. Pare vi sia una iniziale immobilità, che perdura per le prime settimane dal taglio di imposte, poi arriva una buona reazione in termini di riduzione dei prezzi, che però tornano ad aumentare nelle settimane che precedono la fine del provvedimento.
Per manifestare effetti sui prezzi al consumo misure di questo tipo devono quindi prevedere un ragionevole lasso di tempo in cui la variazione di prezzo può essere programmata, anche in base al timing degli acquisti dei distributori.
La strategia del nostro governo – prima un taglio di venti giorni e ora un prolungamento di un mese o peggio ancora dalle ultime notizie solo fino a fine aprile- crea molta incertezza e non dà probabilmente il tempo di programmare una ragionata variazione dei prezzi. Per esempio, sembra più adeguata la scelta dell’Australia, che proprio in questi giorni ha previsto un provvedimento di taglio delle accise per tre mesi.
Meglio un bonus specifico
Resta comunque, la domanda di fondo: è effettivamente necessario un taglio delle accise per aiutare i consumatori in difficoltà con il costo del carburante? Anche ammesso che arrivino a incidere totalmente sul prezzo al consumo, provvedimenti del genere hanno l’effetto di diminuirlo per tutti i consumatori, anche per coloro i quali potrebbero sopportarne un aumento, stornando risorse da altri settori di spesa importanti, come si è visto nel primo decreto governativo.
Un’alternativa potrebbe essere quella di aiutare i consumatori che effettivamente ne hanno necessità tramite, ad esempio, l’erogazione di bonus specifici (social card o sconti diretti) destinati alle famiglie a basso reddito. Già il decreto del 18 marzo prevede crediti di imposta per le imprese più colpite dal caro-carburanti. Nel caso dei consumatori si potrebbe ad esempio ipotizzare uno sconto su una ragionevole spesa mensile per l’uso dell’automobile.
Se nel nuovo decreto si utilizzasse lo stesso metro del precedente, sarebbero necessari circa 630 milioni per finanziare un mese di taglio e un po’ meno se il taglio si dovesse fermare a fine aprile. Visto che lo sconto previsto è circa 25 centesimi a litro, ciò significa che il governo prevederebbe di finanziare il consumo di 2.520 milioni di litri di benzina o diesel. In Italia hanno la patente circa 38 milioni di persone. In prima approssimazione si può dire che si assuma che ognuno consumi 66 litri di carburante al mese, cifra che eventualmente potrebbe essere raffinata considerando nel dettaglio alcuni fattori tecnici. Quindi, in linea teorica, il bonus da dare a ogni possessore di patente sarebbe pari a 66*0,25=16,5 euro. Se poi il provvedimento fosse modulato in base all’Isee il bonus potrebbe essere più alto per alcuni e più basso per altri, o addirittura potrebbero servire meno risorse.
Il bonus potrebbe essere direttamente accreditato come già si fa per l’assegno unico. Il vantaggio sarebbe che il trasferimento non passerebbe per il sistema dei prezzi, che quindi resterebbero identici, ma l’erogazione del bonus sarebbe finanziata con parte delle accise e dell’Iva che sarebbe incassata – senza alcun taglio – sulla benzina e sul diesel. Si avrebbe così la certezza che i 25 centesimi andrebbero tutti nelle tasche del consumatore.
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Si è laureato in Economia all'Università Cattolica di Milano. Ha conseguito il Master in Economics a Louvain-la-Neuve e il dottorato in Economia Politica all'Università Federico II di Napoli. E' stato Marie Curie post-doc fellow alla LSE. Si occupa di temi di economia pubblica e political economy con particolare riguardo alla finanza locale. Ha insegnato all'Università Cattolica di Milano e all'Università di Novara e Ferrara. E' professore ordinario di Scienza delle Finanze presso quest'ultima Università e research affiliate presso l'IEB dell'Università di Barcellona. Ha svolto e svolge attività di consulenza per vari enti pubblici. È stato membro del comitato direttivo della Siep (Società Italiana di Economia Pubblica) per il periodo 2015-2021. È redattore de lavoce.info. @leonziorizzo su Twitter.
Enrico
Il bonus al posto del taglio generalizzato delle accise è un’ottima idea, al netto delle distorsioni dovute ad evasione ed elusione (possibili anche con l’Isee). Perché il bonus non sia traslato quasi interamente alle compagnie petrolifere, elettriche e del gas sono tuttavia necessari anche altri provvedimenti. Infatti la domanda di energia è piuttosto anelastica al prezzo, quindi ogni sussidio o tassa tende ad essere trasferita sugli utili delle imprese fornitrici. Per esempio, per rendere la domanda di carburanti più reattiva ai prezzi sarebbe utile un potenziamento del trasporto pubblico, senza il quale l’auto non ha praticamente alternative.