I partenariati speciali pubblico-privati sono uno strumento amministrativo innovativo utile ad affrontare complessi processi di sviluppo territoriale, oltre al recupero e alla valorizzazione di beni culturali. Potrebbero estendersi anche ad altri ambiti.
Dalla logica dell’appalto a quella della collaborazione
Nella sua versione attuale, il partenariato speciale pubblico privato (Pspp) è stato introdotto nell’ordinamento italiano nel 2023 con il Codice dei contratti pubblici, (art. 134, c. 2 Dlgs 36/2023). L’obiettivo è favorire la valorizzazione del patrimonio culturale pubblico, attraverso procedure meno vincolate rispetto ai tradizionali appalti, e modelli di governance orizzontale capaci di attrarre competenze, risorse e innovazione.
La normativa permette allo stato, alle regioni e agli enti territoriali di attivare forme speciali di partenariato con enti e organismi pubblici e con soggetti privati per assicurare la fruizione del patrimonio culturale nazionale, sia di beni immobili che mobili. La caratteristica più interessante dei Pspp è che non si basano su una logica di scambio economico, ma su una “comunione di scopo”: è un accordo di lungo periodo – in genere 20-30 anni, rinnovabile – tra il comune e un ente del Terzo settore. Il bene resta di proprietà pubblica; il partner lo gestisce, investe risorse proprie e raccolte altrove (donazioni, bandi, Art Bonus) e si assume il rischio della gestione quotidiana, mentre il comune mantiene un ruolo di indirizzo attraverso incontri periodici con il partner.
Esempi concreti di collaborazione
Un recente rapporto Eurispes permette di analizzare alcuni esempi concreti dell’applicazione dell’istituto. Il primo Pspp italiano è del 2018, riguarda il comune di Bergamo e il Teatro Tascabile, una cooperativa attiva dagli anni Settanta. Fino ad allora la compagnia pagava un affitto oneroso per occupare l’ex monastero del Carmine, edificio storico di Città Alta privo da decenni di una destinazione stabile. Con il partenariato, approvato all’unanimità dal consiglio comunale, il teatro ha potuto programmare il recupero dell’edificio per fasi, grazie a un tavolo tecnico con il comune che si riunisce ogni sei mesi per valutare i risultati e condividere le scelte strategiche. Oggi il monastero ospita una sala teatrale, una biblioteca, spazi prove e laboratori aperti alla città.
Logiche simili hanno portato il comune di Cuneo e la compagnia Dispari Teatro a recuperare l’ex chiesa di Santa Chiara, e il comune di Sepino, in Molise, ad affidare alla cooperativa Just MO la nascita del Museo del Matese in un palazzo storico che altrimenti sarebbe rimasto inutilizzato. Un percorso analogo è stato avviato a Lentini, dove la cooperativa Badia Lost&Found è attualmente coinvolta nel recupero di una ex caserma destinata a funzioni culturali e sociali (Caserma Creativa).
Una crescita rapida dopo il 2022
Il rapporto Eurispes mostra come il ricorso ai Pspp sia rimasto limitato e sperimentale fino al 2021 per poi registrare una forte accelerazione negli anni successivi. Le procedure censite tra il 2018 e il 2025 mostrano una crescita costante, segnale di come lo strumento stia progressivamente uscendo dalla fase pionieristica per entrare in una di maggiore consolidamento istituzionale.
Figura 1 – Numero procedure attivate e importo medio per anno (anni 2018-2025)

La crescita coincide con l’attivazione di alcune importanti linee di finanziamento legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza e al Fondo complementare. In particolare, il “Bando Borghi” del Pnrr e il programma “NextAppennino” hanno attribuito un valore aggiunto ai progetti che prevedevano forme di partenariato speciale, incentivando amministrazioni locali e soggetti del Terzo settore a sperimentare nuove modalità di collaborazione.
Tuttavia, la diffusione resta fortemente disomogenea. Alcune aree del paese hanno sviluppato una significativa capacità di utilizzo dello strumento, mentre in altre le collaborazioni sono quasi assenti. Ciò suggerisce che il principale fattore di successo non sia soltanto la disponibilità di risorse economiche, ma soprattutto la presenza di amministrazioni capaci di interpretare il Pspp come uno strumento di innovazione amministrativa.
Figura 2 – Distribuzione territoriale dei principali Pspp (conteggio casi per provincia, anno 2025)

Perché piace ai comuni e al Terzo settore
Una delle ragioni del crescente interesse verso i Pspp risiede nella loro flessibilità. Le amministrazioni locali si trovano spesso a gestire problemi che richiedono competenze multidisciplinari (riqualificazione architettonica; rifunzionalizzazione; community engagement; inclusione sociale), tempi lunghi dovuti alle procedure tradizionali di esternalizzazione dei servizi (progettazione/capitolato, gara pubblica, assegnazione e monitoraggio) e capacità di adattamento ai cambiamenti e ai nuovi fabbisogni sociali. Il partenariato speciale permette invece di costruire accordi progressivi, adattabili all’evoluzione del progetto, favorendo la co-progettazione tra soggetti diversi e il coinvolgimento degli attori territoriali che possono accedere a servizi e forniture in tempi più rapidi.
Per le cooperative e le associazioni del Terzo settore, il vantaggio principale è la stabilità: un accordo di vent’anni permette di programmare investimenti e attività che un bando annuale o una convenzione triennale non consentirebbero, e di costruire relazioni di fiducia con l’amministrazione che si rafforzano nel tempo.
I problemi aperti
Nonostante la crescita registrata negli ultimi anni, il sistema presenta ancora diversi elementi di fragilità. Il primo riguarda la mancanza di un registro nazionale dei Pspp: attualmente non esiste una banca dati ufficiale che consenta di monitorare in maniera sistematica la diffusione dello strumento. Il secondo problema riguarda la forte eterogeneità delle procedure adottate. Molti enti continuano infatti a utilizzare schemi amministrativi tradizionali, adattandoli al partenariato speciale senza svilupparne pienamente le potenzialità collaborative. Le linee guida pubblicate nel 2025 dal ministero della Cultura offrono uno spunto per superare in parte questa difficoltà, ma si sbilanciano troppo verso una possibile deriva privatistica, lasciando spazio a progettualità non veicolate da enti del Terzo settore. Un terzo elemento critico riguarda la capacità amministrativa: i Pspp richiedono competenze che non sempre si trovano negli enti locali (progettazione integrata, gestione di reti multi-attore, monitoraggio degli impatti sociali e costruzione di modelli economici sostenibili). Il rischio, in questi casi, è che il partenariato speciale venga interpretato semplicemente come una modalità alternativa di affidamento, perdendo la sua funzione più innovativa.
Una possibile agenda per il futuro
Pur essendo nati principalmente nell’ambito della valorizzazione culturale, i Pspp stanno assumendo una portata più ampia, configurandosi come uno strumento di amministrazione condivisa capace di mettere in relazione enti pubblici, organizzazioni del Terzo settore, imprese e comunità locali. Il loro utilizzo potrebbe estendersi anche ad altri ambiti delle politiche pubbliche: rigenerazione urbana, innovazione sociale, turismo sostenibile, servizi di comunità e sviluppo delle aree interne.
Perché questo potenziale possa essere pienamente sviluppato occorrerebbe però intervenire su tre fronti: rafforzare il monitoraggio nazionale delle esperienze, indirizzare il Terzo settore verso queste pratiche e investire nella formazione delle amministrazioni locali. I Pspp diventerebbero così un laboratorio di nuove forme di governance territoriale, basate sulla collaborazione tra istituzioni e società civile.
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Marco Marucci, ricercatore presso il CNR – IRCrES, svolge studi e ricerche sulla rigenerazione urbana con un focus particolare sulla promozione culturale del territorio. Nella sua precedente esperienza in INAPP si è occupato dei temi legati all’esclusione sociale e al Terzo settore. In particolare, contribuendo agli studi su reddito minimo, disuguaglianze e valutazione d'impatto sociale. Membro del Forum Disuguaglianze e Diversità.
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