Con standard europei l’imposta di successione diventa più equa

Introdurre una patrimoniale non è semplice. Più facile invece rivedere l’imposta di successione, dalla quale oggi, in Italia, si ricava troppo poco. Con pochi aggiustamenti potrebbe dare buoni risultati di gettito e sotto il profilo dell’equità.

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La ricchezza sempre più concentrata

La crescente concentrazione della ricchezza nelle mani del primo 0,1 per cento della popolazione ha fatto emergere un acceso dibattito sull’opportunità e la concreta realizzabilità di una imposizione di tipo patrimoniale. Ma anche un approccio tendenzialmente irrazionale, di pro o contro. Si sottovaluta, invece, il tema forse più spinoso: il superamento degli schermi che vengono normalmente frapposti fra il “ricco” e le sue proprietà (società in paradisi fiscali, trust, fondazioni e molto altro). Tematica, questa, assai delicata perché i grandi patrimoni vengono di solito schermati attraverso questi veicoli che usano nel modo migliore le differenze normative fra paese e paese. È la ragione che rafforza, in concreto, la soluzione – nei fatti alternativa – di un possibile riassetto dell’imposta sulle successioni e donazioni. Quest’ultima ha il pregio di riferirsi innanzitutto a un’imposta già esistente e in qualche misura digerita dal contesto, ma dalla quale si ricava oggi, in Italia, un po’ troppo poco. Con modesti aggiustamenti potrebbero conseguirsi, invece, interessanti obiettivi di carattere equitativo e di gettito. Proviamo, allora, a esaminarli in concreto.

La ricchezza, intesa come somma di patrimonio mobiliare e immobiliare, detenuta da coloro i quali hanno più di 65 anni è attualmente in Italia pari al 32 per cento del totale. Ammonta, quindi, in valore assoluto a circa 4mila miliardi. La Banca d’Italia ritiene che continuerà a crescere fino al 2040. Coloro i quali sono nati quaranta o cinquanta anni fa hanno accumulato patrimoni rilevanti, che nei prossimi venti anni alimenteranno la base imponibile delle successioni. Il tutto in una situazione demografica in cui i morti sono più dei nati e che quindi porterà a una ulteriore concentrazione della ricchezza pervenuta per via ereditaria.

La tabella 1 mostra la composizione attuale di tale ricchezza e fornisce alcuni ulteriori dati indicativi commentati di seguito.

Quanto si paga in Italia di imposta di successione

Attualmente, in Italia, per le successioni tra parenti in linea retta (coniuge e figli) vi è una franchigia di un milione di euro, oltre la quale si comincia a pagare un’aliquota fissa del 4 per cento. Nel caso di fratelli, la franchigia è di 100mila euro, oltre cui si paga il 6 per cento. Per tutti gli altri non vi è franchigia e si paga l’8 per cento.

In Spagna e in Francia (ove il coniuge è esente) il sistema è progressivo e le franchigie sono molto più basse. Nel Regno Unito (anche qui il coniuge è esente) si applica il 40 per cento e le franchigie sono molto più basse che in Italia. Ovvia conseguenza: il gettito dell’Italia è pari 800 milioni, in Francia è di 18 miliardi, in Spagna di più di 3 miliardi e nel Regno Unito di più di 8 miliardi.

Nel 2024, nel nostro paese, la base imponibile delle imposte di successione risulta pari a circa 80 miliardi. Sconta criteri di valutazione delle partecipazioni e dei trasferimenti in trust assai favorevoli che meriterebbero un intervento ad hoc. Va poi aggiunto che non tutti gli 80 miliardi sono tassati, viste le alte franchigie vigenti. Per non parlare delle esenzioni, assai discutibili, applicabili alle cosiddette successioni d’azienda: basta continuare l’attività imprenditoriale – o mantenere partecipazioni di controllo nel caso di struttura societaria – per i successivi cinque anni dalla morte di chi ne era titolare per essere esentati, come appunto è accaduto per molte note famiglie imprenditoriali. In Italia, infatti, l’imposta di successione nel 2024 è stata pagata da circa 57mila contribuenti.

Il calcolo del possibile gettito

Per avere una previsione dell’andamento della base imponibile nei prossimi venti anni sarebbe necessario conoscere quanto dei 4mila miliardi cade in successione ogni anno. Questo dipende dal numero di ultrasessantacinquenni deceduti e anche dall’evoluzione della base imponibile. Per quanto riguarda il primo punto utilizziamo la proiezione delle morti previste dall’Istat; per il secondo punto distinguiamo tra ricchezza immobiliare e mobiliare. Valutiamo la prima utilizzando i valori catastali. Il dato è fornito dall’Agenzia delle entrate e per il 2024 questo si attesta attorno ai 34 miliardi, che è pari al 45 per cento della ricchezza immobiliare se si utilizzano i prezzi di mercato. Tuttavia, per la base imponibile delle successioni bisogna, in base all’attuale legislazione, fare riferimento al valore catastale. Che, a meno che non ci siano riforme del catasto, rimane generalmente costante nel tempo. Per la ricchezza mobiliare, invece, abbiamo ipotizzato – in via cautelativa – un tasso di incremento del 3 per cento annuo.

Quindi, facendo riferimento al dato fornito dalla Banca d’Italia per la ricchezza, la base imponibile potenziale delle eredità lasciate dagli ultrasessantacinquenni è di circa 2.660 miliardi. Abbiamo distribuito, in proporzione alla proiezione delle morti fino al 2045, la base imponibile dal 2025 al 2045. Così facendo, la base imponibile per il 2024 risulta pari a circa 100 miliardi e non 80 come sembra essere dalle dichiarazioni di successione dell’Agenzia delle entrate. Sempre utilizzando i dati di Banca d’Italia, la determinante della discrepanza è data dalla ricchezza mobiliare. Infatti, se per quella immobiliare il dato di Banca d’Italia differisce da quello dell’Agenzia delle entrate di circa il 6 per cento, per quanto riguarda la ricchezza mobiliare la differenza è del 33 per cento. I motivi sono due: le partecipazioni mobiliari dichiarate sono valutate al prezzo di carico ai fini della base imponibile relativa a eredità e donazioni. Inoltre, verosimilmente quando ci si avvicina all’età della dipartita si provvede a intestare gran parte del patrimonio mobiliare agli eredi o a trasferire la nuda proprietà conservando l’usufrutto (il che riduce il valore che cade in successione).

Abbiamo quindi modificato la distribuzione prima calcolata con una correzione del 6 e del 33 per cento in relazione rispettivamente alla ricchezza immobiliare e mobiliare, in modo da rendere coerente la proiezione della base imponibile con ciò che sappiamo costituire in realtà la base imponibile del 2024. Abbiamo poi applicato una rendita annuale del 3 per cento per i beni mobili.

Il totale della ricchezza imponibile con l’imposta di successione per i prossimi venti anni risulta così pari a 3.340 miliardi.

Nel caso in cui si applichi il sistema attualmente in vigore in Italia otterremo 800 milioni nel 2025 e 1,7 miliardi nel 2045 per un totale in vent’anni di 28 miliardi. Applicando il sistema francese e lasciando le franchigie attualmente vigenti, si ottiene un gettito nel 2024 di circa 6 miliardi e mezzo che arriva a 7 se si porta la franchigia a 700mila euro.

Tuttavia, il sistema francese implica di fatto che la base imponibile non coperta dalla franchigia sia tassata a più del 40 per cento per il coniuge e parenti linea retta. Una proposta alternativa potrebbe essere un’aliquota fissa al 20 per cento oltre la franchigia di 1 milione di euro, alzando anche proporzionalmente tutte le altre aliquote per gli altri assi ereditari.

Assumere la base imponibile Imu per gli immobili

La tassazione degli immobili è ostacolata da un catasto mai riformato che non rispetta neanche lontanamente i valori di mercato. La riforma è un tabù politico che nessun governo è riuscito a superare. Nell’attesa di un graduale e ragionevole aggiornamento del catasto, si potrebbe per ora agire così: bisognerebbe semplicemente modificare la rivalutazione della base imponibile degli immobili da sottoporre a tassazione per successione, utilizzando gli stessi parametri utilizzati per identificare la base imponibile Imu. Stranamente, infatti, i coefficienti di rivalutazione che determinano la base imponibile sottoposta a tassazione in caso di successione sono più bassi rispetto a quelli previsti per l’Imu soprattutto nel caso di immobili residenziali.

Con tale modifica e mantenendo le attuali franchigie, si otterrebbe un gettito nel 2025 che supera i 5 miliardi e che progressivamente cresce nel tempo raggiungendo i 7 miliardi nel 2032 e i 10 miliardi nel 2045. Nel caso in cui si volesse abbassare la franchigia a 700mila euro, si otterrebbero – già nel 2025 – 6,1 miliardi, che nel 2029 sarebbero 7 miliardi, fino ad arrivare a 11 miliardi nel 2045. I due casi col sistema francese con franchigia a 700mila euro e quello con una più ragionevole aliquota del 20 per cento dopo la franchigia di 1 milione e la base imponibile rivalutata come per l’Imu danno più o meno in venti anni lo stesso gettito complessivo: circa 170 miliardi.

Se si riuscisse a fare questa operazione si potrebbe, in venti anni, ridurre in modo significativo la pressione fiscale sul reddito da lavoro delle classi medie. In particolare, con gli scaglioni attuali, nella seconda fascia di reddito per passare dal 33 al 28 per cento occorrerebbero 6 miliardi. Se poi all’abbassamento dell’aliquota si volesse anche accompagnare l’estensione della soglia per passare al terzo scaglione da 50mila euro a un più europeo 65mila euro, sarebbero necessari circa 10 miliardi, che con la riforma proposta di rivalutazione della base imponibile col criterio Imu e aliquota del 20 per cento dopo la franchigia di 700mila euro sarebbero disponibili interamente dal 2041.

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  1. Pietro Della Casa

    Gli autori hanno almeno il merito di ipotizzare una patrimoniale che serva a favorire i redditi da lavoro invece che ad alimentare il pozzo senza fondo del welfare. Detto ciò, le tasse sono solo l’ultimo stadio del processo. Il problema vero è che, nel contesto globale odierno, il lavoro ha perso valore PRIMA delle tasse. La delocalizzazione, le catene di fornitura globali e l’automazione spogliano i lavoratori occidentali di qualsiasi potere contrattuale. Se un algoritmo o un lavoratore dall’altra parte del mondo possono fare la stessa cosa a un costo infinitamente inferiore, ridurre le tasse sul reddito locale non porta lontano, semplicemente esso si aggiusterà spontaneamente verso il basso.

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