Il Pnrr ha dimezzato i tempi di affidamento delle opere pubbliche al Sud, oggi più veloci rispetto al Centro-Nord. Ma le condizioni che hanno portato a questo risultato scadono il 31 agosto, mentre il Fondo sviluppo e coesione non è pronto a raccoglierle.
Effetto Pnrr sugli affidamenti
Fra il 2012 e il 2018 un’opera pubblica nel Mezzogiorno impiegava in media 30,7 mesi per arrivare all’affidamento. Otto mesi in più che nel Centro-Nord. Nei progetti conclusi nell’ambito del Pnrr ne impiega 16,8, contro i 18,8 del Centro-Nord. Il Sud non ha ridotto il divario: lo ha ribaltato. Il dato viene da un’analisi econometrica della Svimez su 68.194 progetti, 60.361 dei quali realizzati prima del Piano.
Isolando l’effetto netto attribuibile al Pnrr, i tempi calano del 55,1 per cento nel Mezzogiorno, del 40,5 per cento nel Centro, del 32,2 per cento nel Nord. Chi partiva peggio ha guadagnato di più.
Perché è successo
Non è un caso, e non è merito di una riforma sola. Sul Sud hanno agito insieme tre cose. La semplificazione delle procedure avviata nel 2019 e proseguita con la riforma dei contratti pubblici. Le scadenze europee, che hanno legato i soldi al rispetto di date certe. E un supporto tecnico che prima non c’era: la sola Invitalia ha gestito 218 procedure di gara per 11,6 miliardi di euro, con 778 soggetti attuatori.
Sono i comuni ad aver fatto il lavoro. Nel Mezzogiorno gestiscono 7.946 progetti e sono responsabili del 69 per cento delle opere pubbliche del Piano. Sono anche gli enti con i bilanci più fragili del paese.
Due dati che sembrano contraddirsi
La lettura corrente dice il contrario. Al 26 febbraio 2026 il Mezzogiorno aveva rendicontato il 39,5 per cento delle risorse di sua competenza, contro il 52,7 per cento del Centro-Nord. Il Veneto era al 65 per cento, la Calabria al 35,6 per cento, la Sicilia al 35,2 per cento. Se ne conclude che il Sud non sa spendere.
I due dati non si contraddicono. Misurano cose diverse. Il primo indica quanto tempo serve a un comune per bandire e aggiudicare. Il secondo misura quanto denaro è uscito di cassa. Una scuola si paga per stati di avanzamento, lungo anni di cantiere. Un credito d’imposta si compensa in F24 il giorno in cui matura. Al Sud sono andate soprattutto opere pubbliche, cioè la parte del Piano che paga tardi per costruzione.
Non è un caso nemmeno questo. La clausola che riserva al Mezzogiorno almeno il 40 per cento delle risorse vale solo per quelle allocabili territorialmente: 145,3 miliardi sui 194,4 del Piano. I 49 miliardi restanti, in larga parte crediti d’imposta alle imprese, non hanno vincolo di destinazione. Transizione 4.0, la misura più importante, è stata fruita per circa due terzi da imprese del Nord. Al Sud è stata garantita una quota della parte lenta del Piano. La parte veloce è rimasta libera.
Resta un ritardo che la composizione non spiega: sulle sole opere pubbliche, 68,9 miliardi, lo scarto fra le due aree supera i venti punti. Ma quel ritardo si forma dopo l’aggiudicazione, nel cantiere e nella cassa. Non nella capacità di fare le carte, che è la cosa che al Sud è cambiata.
Cosa accadrà dal 1° settembre
Il problema vero arriva adesso. Le tre condizioni che hanno prodotto quel risultato scadono con il Piano. La semplificazione era in larga parte legata al Pnrr. Le scadenze europee finiscono il 31 agosto 2026. L’assistenza tecnica era pagata dal Piano.
E manca il lavoro da dare alla macchina. Il Fondo sviluppo e coesione 2021-2027, che dovrebbe subentrare, nelle regioni meno sviluppate è fermo a impegni intorno all’11 per cento e pagamenti fra il 3 e il 4 per cento. Circa 24,2 miliardi del Pnrr, riferiti a 66 misure, slitteranno oltre il 2026 su altri strumenti.
La capacità amministrativa non è un tratto caratteriale. È una funzione delle condizioni in cui un ufficio lavora. Si è formata in quattro anni sotto pressione. Si perde in molto meno.
Mantenere le condizioni per correre
Per mantenerla si possono fare tre cose, concrete. Stabilizzare i centri di competenza che hanno affiancato i comuni, invece di scioglierli con il Piano. Le persone che hanno imparato a gestire una gara Pnrr sono in gran parte assunte a termine. Applicare al Fondo sviluppo e coesione il meccanismo che ha funzionato nel Pnrr: scadenze vincolanti e verifica sui tempi, non solo sulla spesa. Il Fsc ha oggi la dotazione, non l’ingranaggio. Misurare i tempi di affidamento come si misurano i pagamenti, e pubblicarli per ente. Oggi il dato più aggiornato sui tempi del Mezzogiorno lo produce un’associazione di ricerca privata, non l’amministrazione che quei tempi dovrebbe governare.
Il Pnrr ha stabilito una cosa che vent’anni di dibattito non erano riusciti a stabilire: al Sud le amministrazioni corrono, se messe nelle condizioni di correre. Buttare via questa informazione sarebbe lo spreco più grande del Piano.
Tabella 1 – Tempi medi di pre-affidamento e affidamento delle opere pubbliche (mesi)

Tabella 2 – Spesa PNRR rendicontata al 26 febbraio 2026 (% delle risorse di competenza)

Nota: le percentuali esprimono la spesa rendicontata sulle risorse di competenza di ciascun territorio. In grassetto le due macroaree; le regioni riportate sono i valori estremi e quelli meridionali sopra media.
* L’autore è consulente Ifel – Fondazione Anci per il progetto Aree Interne della Regione Campania. Le opinioni espresse in questo articolo sono da attribuire all’autore e non investono la responsabilità dell’istituzione.
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