A pochi mesi dalla scadenza del Pnrr sono sempre più chiare tre criticità strutturali che rischiano di comprometterne l’efficacia: le continue revisioni del piano, il mancato avvio di una quota significativa di progetti e i ritardi nella fase di collaudo.
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Il Pnrr ha un vizio di fondo: l’uniformità delle scadenze a prescindere dalla tipologia del lavoro da effettuare. Unito alle inefficienze organizzative ha portato a dirottare i fondi per le opere infrastrutturali verso i più gestibili sussidi alle imprese.
I Pnrr chiudono fra pochi mesi. La loro eredità è la consapevolezza che eventuali nuovi meccanismi ne seguiranno l’esempio. Mentre le nuove politiche europee e le iniziative di maggiore integrazione avranno alla base flessibilità e discrezionalità .
Una buona parte delle risorse per il diritto allo studio universitario è arrivata negli ultimi anni da fondi Pnrr. Si tratta per definizione di risorse temporanee. Intanto si è ampliata la platea dei possibili beneficiari. I rischi che si prospettano.
Le revisioni del Pnrr operate dal governo hanno via via rinviato, ridimensionato o modificato gli obiettivi iniziali, per consentirne il conseguimento. Arrivati alla fase finale del Piano, restano da raggiungere target e milestone decisamente impegnativi.
Secondo Istat, nel 2023 la percentuale di occupati irregolari ha ripreso a salire. Eppure tra gli obiettivi del Pnrr concordati con la Commissione europea c’è proprio la riduzione del lavoro nero. Il problema sembra interessare poco agli italiani.
Il Pnrr ha destinato alla scuola risorse ingenti per ridurre la dispersione e i divari territoriali. I dati Invalsi ci dicono che il miglioramento non c’è stato. Sarebbe necessaria un’analisi accurata di quanto è stato fatto e dei risultati ottenuti.
Nel quadro delle nuove regole europee gli impegni presi dagli stati si distribuiscono su più anni. Dunque, le manovre da attuare con le leggi di bilancio annuali hanno margini di azione ridotti. Ma quella del nostro governo è particolarmente asfittica.