Il quadro dell’avanzamento lavori a pochi giorni dalla conclusione del Pnrr appare problematico. Ma anche se tutto dovesse chiudersi nei tempi previsti, resta l’esame più difficile: trasformare gli investimenti in servizi per i cittadini e le imprese.
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Il Pnrr ha dimezzato i tempi di affidamento delle opere pubbliche al Sud, oggi più veloci rispetto al Centro-Nord. Ma le condizioni che hanno portato a questo risultato scadono il 31 agosto, mentre il Fondo sviluppo e coesione non è pronto a raccoglierle.
Il Pnrr lascia in eredità un metodo fondato su obiettivi misurabili, tempi certi e monitoraggio. Che potrebbero diventare una pratica ordinaria all’interno del Piano strutturale di bilancio a medio termine. A patto di trasformarlo in uno strumento attuativo.
Il Pnrr non sarà giudicato solo sulla base degli effetti di breve periodo sul Pil. La questione decisiva è se risorse tanto straordinarie abbiano prodotto cambiamenti permanenti nelle istituzioni e nel funzionamento della pubblica amministrazione.
L’incertezza normativa e la mancanza di una valutazione dell’impatto sugli altri consumatori sono i due elementi che hanno frenato lo sviluppo delle comunità energetiche. Anche in Italia, dove la misura è una di quelle vincolanti per gli esiti del Pnrr.
Il Pnrr ha un vizio di fondo: l’uniformità delle scadenze a prescindere dalla tipologia del lavoro da effettuare. Unito alle inefficienze organizzative ha portato a dirottare i fondi per le opere infrastrutturali verso i più gestibili sussidi alle imprese.