Si possono fare alcuni passi per rendere più efficaci le raccomandazioni del semestre europeo a livello regionale. A patto di non dimenticare che in zone diverse gli effetti sono diversi e che il territorio non coincide con le regioni amministrative.
Le raccomandazioni della Commissione all’Italia
Ogni anno la Commissione europea, il Consiglio e gli stati membri sono coinvolti nel “semestre europeo” all’interno del quale vengono prodotte le Country Specific Recommendations nell’ambito di un rapporto sui problemi, principalmente economici, dei paesi membri.
I rapporti si focalizzavano in passato soprattutto sugli squilibri macroeconomici, quindi situazioni economiche problematiche a livello macro, per esempio, il deficit. Negli ultimi tempi, però, il raggio è stato esteso fino a includere molteplici altre criticità.
Anche le ultime Country Specific Recommendations per l’Italia sono state redatte sulla base di un rapporto e consistono di 16 pagine di consigli che coprono, in sostanza, quasi tutti i punti di debolezza dell’economia italiana. Oltre ai più tradizionali suggerimenti macroeconomici, includono analisi su problemi che sono differenziati all’interno del paese – per esempio la capacità amministrativa e la dimensione troppo piccola delle imprese. E contengono consigli specifici per le diverse aree del paese, per esempio la necessità di ulteriori investimenti nel trattamento delle acque e dei rifiuti, nei servizi per l’infanzia, nell’educazione degli adulti.
L’estensione delle raccomandazioni ad aspetti territorialmente differenziati non può che essere accolta con favore poiché gli elementi macroeconomici e quelli territoriali sono fortemente interrelati e si influenzano a vicenda. Ed è particolarmente vero per aspetti rilevanti per le priorità della Commissione e le politiche europee, inclusa la competitività, che è diversa a livello regionale, la creazione di posti di lavoro, gli interventi per la sostenibilità e, forse meno scontato, le questioni geopolitiche alle quali le regioni sono esposte in modo estremamente differente.
Come utilizzarle nel modo migliore a livello regionale
In un Implementation Dialogue, la Commissione si è dunque chiesta che cosa si può fare per rendere più efficaci le raccomandazioni del semestre europeo per le regioni e le autorità locali e, in effetti, ci sono ancora significative possibilità di miglioramento ed elementi che non vengono considerati.
Un primo elemento, se vogliamo più scontato, è il maggiore coinvolgimento degli enti territoriali nelle due fasi dell’analisi che le precede e poi nello sviluppo delle recommendations stesse, come chiesto da alcune regioni. Da un lato è sicuramente auspicabile, in quanto attualmente solo i governi nazionali degli stati membri sono coinvolti ma, dall’altro, rischia di creare un meccanismo la cui complessità sarebbe di difficile gestione. Il ciclo del semestre europeo si ripete infatti ogni anno, a differenza per esempio delle politiche di coesione che hanno cicli ben più lunghi, settennali pur con revisioni intermedie.
Due elementi trascurati
Ci sono però due elementi che la tradizione macro delle Country Specific Recommendations tende a trascurare, anche nelle ultime versioni.
Il primo è che le raccomandazioni a livello di paese, se attuate, avranno un effetto differenziato nello spazio, a seconda di dove avvengono i fenomeni e di come i diversi territori sono strutturalmente ricettivi a quelle riforme.
Per fare alcuni esempi collegati alle raccomandazioni per l’Italia, l’introduzione di una “innovation-driven industrial strategy” tenderà a fare concentrare ulteriormente le attività economiche nelle aree che già dispongono di maggiori capacità innovative. Agire sulla tassazione del lavoro per ridurne il peso a vantaggio di altre basi imponibili che frenano di meno la crescita avrebbe un effetto spazialmente differenziato in quanto la maggior parte del gettito Irpef italiano proviene da alcune regioni. Aggiornare finalmente il valore delle rendite catastali è sicuramente utile e meritorio in termini di giustizia sociale ma incrementerebbe la capacità fiscale dei comuni in modo fortemente differenziato a vantaggio soprattutto di quelli già ricchi. Promuovere l’aggregazione delle imprese al fine di permettere loro di essere più competitive sui mercati internazionali è di nuovo sensato dal punto di vista nazionale ma l’esperienza delle aggregazioni bancarie mostra che le banche non si sono soltanto concentrate finanziariamente ma si sono anche concentrate territorialmente, con le funzioni più alte che si sono ricollocate verso l’area milanese. Anche agire sugli incentivi può ottenere effetti spaziali estremamente differenziati: lo stesso rapporto menziona che gli incentivi della nuova Sabatini sono finiti per il 90 per cento al Centro-Nord.
Il secondo aspetto che non viene considerato nella attuale impostazione delle raccomandazioni è che le regioni e più in generale il territorio non coincidono con le regioni amministrative. È vero che le regioni amministrative sono importanti in quanto enti dotati di potere politico e capacità gestionale e, in quanto tali, sono interlocutori e controparti essenziali. Al tempo stesso, però, bisogna notare come tanti fenomeni che riguardano le raccomandazioni non si esauriscono alla scala regionale ma possono avvenire a una scala diversa, più ampia o più piccola.
Per esempio, tempo fa avevamo dimostrato quanto diversi fossero i livelli di competitività delle varie aree pur all’interno di quella che è unanimemente considerata la regione più competitiva d’Italia. Inoltre, i problemi dello spopolamento che caratterizzano le aree interne italiane e anche quelle di tanti altri paesi europei non sono solo un problema di migrazioni selettive dal sud al nord ma chiaramente di località con dinamiche opposte all’interno delle stesse regioni.
Viceversa, altre questioni richiedono una scala più ampia quella regionale, pur restando sub-nazionale. Per esempio, molte questioni di politica industriale riguardano attività produttive che sono concentrate in alcuni luoghi e, quindi, adottare strategie per determinati settori richiede consapevolezza del fatto che non sono sparpagliati nel paese ma spesso neanche confinati all’interno di una sola regione. Possono essere quindi incentivate le collaborazioni interregionali come peraltro sembra stia già avvenendo dal basso.
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