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Alla fine il Covid non ha contagiato il reddito

Il Covid non ha inciso molto sui redditi Irpef. Nel 2020, con un crollo del 10 per cento del Pil, il reddito è sceso di poco più del 2 per cento. Nel 2021, pur non recuperando del tutto il numero dei contribuenti, ha superato il livello pre-pandemia.

Il recupero del 2021

Il ministero dell’Economia e Finanze ha recentemente pubblicato le statistiche fiscali relative ai redditi assoggettati all’Irpef percepiti nel 2021(con la dichiarazione del 2022). I dati sono disponibili anche a livello comunale, considerando sia la distribuzione per scaglioni di reddito (che non coincidono con quelli adottati a fini fiscali) sia per tipologia. La disponibilità delle informazioni anche per il secondo anno di pandemia offre la possibilità di svolgere una prima indagine sugli effetti riversati dal Covid sul reddito. Il loro dettaglio territoriale consente di delineare anche alcune caratteristiche della geografia del reddito. I dati comunali sul reddito sono stati incrociati con quelli sulla popolazione e con alcuni parametri di classificazione amministrativa dei comuni. Per i tre anni dal 2019 al 2021, l’intreccio tra tutti i parametri considerati permette di prendere in esame le informazioni relative a 7.875 comuni.

In questo articolo illustriamo i risultati delle elaborazioni sull’andamento del reddito negli anni considerati, realizzate per valutare l’impatto della pandemia a livello complessivo. Successivamente, l’esame delle informazioni disponibili sarà finalizzato a delineare gli effetti prodotti dal virus a livello territoriale e sulla distribuzione del reddito.

Confrontando i dati relativi all’anno d’imposta 2019, quello precedente la scoperta del virus, con quelli del 2020 e del 2021 è possibile quantificare gli effetti della pandemia sia sulla platea dei contribuenti che sul reddito percepito. La tabella 1 illustra le variazioni di entrambi i parametri. Il numero complessivo dei contribuenti ha registrato un calo di circa mezzo milione di unità (pressappoco -1 per cento sul 2019) nel primo anno della pandemia, in gran parte recuperato l’anno successivo. Nel 2021 il numero di persone percettrici di un reddito non aveva raggiunto ancora quello del 2019; ne mancavano un centinaio di migliaia. Le conseguenze sull’andamento del reddito prodotte dal forte rallentamento dell’economia, innescato dalla pandemia, si addensarono nel 2020, con una caduta di circa 20 miliardi (-2,2 per cento) rispetto all’anno precedente (il reddito complessivo aveva registrato una caduta anche nel 2011 e nel 2017, ma in misura molto più contenuta). La caduta del reddito assoggettato a Irpef nel 2020 ha favorito il suo recupero nel 2021. In quest’ultimo anno, ha superato il livello pre-pandemia: il confronto a valori correnti fa registrare un +3 per cento; il saldo, pur dimezzandosi, conserva il segno positivo anche rivalutando con valori al 2021 gli importi del 2019.

Un impatto diffuso ma modesto

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In termini aggregati le variazioni negative del numero dei contribuenti e dell’ammontare del reddito sono state abbastanza diffuse, ma quantitativamente non dirompenti. Nel 2020 circa i quattro quinti dei comuni presi in esame registravano una variazione negativa del numero e del reddito dei contribuenti. Nel complesso dei comuni che hanno accusato un calo, la riduzione, rispetto al 2019, è stata dell’1,4 per cento per il numero complessivo dei loro contribuenti e del 2,5 per cento per l’ammontare totale del loro reddito. Nei singoli comuni, anche l’entità della perdita in termini assoluti e relativi è stata contenuta. Solo 40 comuni hanno perso più di mille contribuenti; meno di 900 ne hanno persi più di cento. Il calo dei contribuenti in due terzi dei comuni è stato inferiore al 2 per cento del numero censito in ognuno di essi nel 2019. Entro quest’ultima percentuale si situa quasi la metà dei comuni che ha accusato un abbassamento del reddito, anche se nel caso di questa variabile si registrano alcuni casi di incidenza più elevata. I dati evidenziano che, accanto agli effetti negativi indubbiamente generati dalla pandemia, la maggioranza dei contribuenti, nel passaggio dal 2019 al 2020, ha preservato il proprio reddito oppure ha subito un’erosione sopportabile, se non impercettibile.

Ci si sarebbe potuto attendere che il reddito fosse stata la variabile più direttamente e prontamente colpita dalla chiusura o dalla forte riduzione delle attività economiche che accompagnarono la diffusione del virus. Soprattutto nel primo anno, le misure di sospensione delle attività avrebbero potuto produrre un impatto molto più incisivo sui redditi personali o comunque tassati dall’Irpef. Nel 2020, con un crollo del 10 per cento del prodotto interno lordo, rispetto al 2019, il reddito ha fatto registrare una diminuzione di poco più del 2 per cento. Il dato sarebbe stato certamente superiore senza le politiche promosse dalle autorità pubbliche che, direttamente o indirettamente, hanno sostenuto i redditi dei contribuenti.

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Troppi lacci sugli imballaggi

  1. Savino

    Chi era già ricco è diventato ancor più ricco. Chi era povero l’hanno fatto impoverire ancor di più.

  2. Jacopo Tramontano

    Credo però che una scomposizione del reddito nelle varie componenti che i dati MEF offrono restituirebbe un quadro più complesso. Attraverso gli scaglioni IRPEF si possono verificare gli effetti su varie fasce di popolazione, e attraverso le qualificazioni del lavoro si possono osservare cambiamenti tra lavoro dipendente e lavoro autonomo. Poi ci sono le differenze regionali, anche quelle analizzabili. Insomma, un’analisi confortante ma che nasconde questioni importanti.

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