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Danni collaterali del rialzo dei tassi

Con le politiche “non convenzionali”, la Bce ha immesso centinaia di miliardi di euro di riserve. Dopo il rialzo dei tassi, fruttano enormi interessi per le banche commerciali. E probabili perdite per le banche centrali nazionali dell’Eurosistema.

Gli interessi sulle riserve bancarie

La Bce e le altre maggiori banche centrali erogano alle banche commerciali un considerevole flusso di interessi sulle cospicue riserve bancarie che hanno accumulato negli anni del Quantitative easing. Nella zona euro, al tasso corrente del 4 per cento, su 3.587 miliardi di euro (al 29/10/2023) fanno più di 143 miliardi all’anno. Per quanto in diminuzione, si tratta di cifre notevoli, soprattutto se cumulate su più anni. Tali costi comportano probabili perdite per le banche centrali nazionali dell’Eurosistema, che azzerano la loro capacità di trasferimento dei diritti di signoraggio ai propri governi, oltre a intaccarne il capitale.

All’estero si è discusso della questione, non altrettanto in Italia. Eppure, l’ampia remunerazione sulla liquidità bancaria sembra andare a vantaggio soprattutto degli istituti dei paesi del Nord, dove si concentra la liquidità in eccesso, e non di quelli italiani. Ma le norme impongono che il suo costo sia condiviso fra tutte le banche centrali dell’Eurosistema, sicché la Banca d’Italia si trova a sussidiare le banche tedesche intaccando i profitti trasferiti al Tesoro italiano, inclusa la restituzione degli interessi sui titoli che ha acquistato gli scorsi anni. Proviamo a riassumere la vicenda (per i dettagli rimando a un mio working paper).

Le cause

Prima della crisi finanziaria del 2008 vigeva un regime operativo della politica monetaria definito “a riserve scarse” o “a corridoio”, nel quale le riserve create dalla banca centrale sono giusto sufficienti per permettere alle banche commerciali di ottemperare all’obbligo di riserva obbligatoria più un piccolo margine di sicurezza. Poiché le riserve si muovono fra le banche per eseguire i nostri ordini di pagamento, quando una si trova in eccesso di riserve le presta a quelle in difetto nel mercato interbancario a un tasso che varia all’interno di un corridoio fissato dalla Bce. Il pavimento del corridoio è il tasso sul deposito marginale, lo sportello dove può essere lasciato l’eccesso di riserve; il soffitto è il tasso sul prestito marginale, uno sportello di emergenza da cui ottenere riserve. In mezzo c’è il tasso obiettivo della Bce, cioè il tasso attorno al quale le banche si accordano nello scambiarsi le riserve. Questo tasso a breve termine diventa l’architrave di tutto il sistema dei tassi a più lungo termine.

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In seguito alle politiche “non convenzionali” dello scorso decennio, la Bce ha immesso centinaia di miliardi di euro di riserve, ben oltre le necessità della riserva obbligatoria (poco più di un centinaio di miliardi), quantità accresciuta dalle operazioni di acquisto di titoli di stato (Qe), tanto che oggi il sistema bancario ha riserve di oltre tre trilioni e mezzo di euro. L’abbondanza ha fatto sì che il tasso di interesse nell’interbancario venisse schiacciato al pavimento del corridoio dei tassi. Il sistema è dunque diventato “a pavimento”, o “a riserve ampie” e il tasso di interesse obiettivo della Bce è diventato di fatto quello sul deposito marginale. Poiché quel tasso era negativo, le enormi riserve in eccesso delle banche non destavano preoccupazione.

Tutto è però cambiato col ritorno dell’inflazione e dei tassi in territorio positivo. La remunerazione delle riserve in eccesso è oggi al 4 per cento ed ecco le decine di miliardi che le banche ora ricevono.

Le soluzioni

Si può tornare indietro ripristinando il regime a corridoio? Vanno in questa direzione i programmi di quantitative tightening (Qt) che le banche centrali hanno intrapreso non rinnovando l’acquisto dei titoli acquistati col Qe man mano che scadono. Tuttavia, le banche si sono nel frattempo assuefatte allo scudo costituito dalle abbondanti riserve, tanto più in quanto costituiscono il safe asset per eccellenza ai fini delle regolamentazioni prudenziali. Nel 2019 la Federal Reserve ha sperimentato gli effetti destabilizzanti sui tassi di un Qt troppo affrettato. Nell’euro area è il debito pubblico italiano che potrebbe contribuire a creare turbolenze, così da consigliare prudenza. La Fed e Banca d’Inghilterra hanno già deciso di rimanere nel regime di riserve abbondanti, pur riducendone progressivamente la quantità. La Bce pare avviata sulla stessa strada. Riserve ampie seppur progressivamente ridotte hanno tuttavia un costo non trascurabile per stati e contribuenti.

Una possibile soluzione è quella di ampliare adeguatamente l’obbligo di riserva (dall’odierno 1 per cento dei depositi al 5-10 per cento) remunerandola con un tasso zero, lasciando così solo parte delle riserve nel deposito marginale a tassi positivi.

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La Bce ha accarezzato tale soluzione azzerando gli interessi sulla riserva obbligatoria, che sono però poca cosa. Comprensibilmente dal loro punto di vista, le grandi banche tedesche e la Bundesbank sembrano opporsi a un innalzamento cospicuo della riserva obbligatoria. Una misura incisiva potrebbe tuttavia ritorcersi contro le banche italiane che hanno minori eccessi di riserve: una più ampia riserva obbligatoria potrebbe costringerle a prenderle a prestito dalle banche nordiche a un tasso superiore a quello che queste ultime già ottengono dalla Bce; oppure ad approvvigionarsi presso la Bce al tasso sulle operazioni di rifinanziamento, anch’esso più alto del tasso sul deposito marginale. Tenuto conto che la riserva obbligatoria non sarebbe più remunerata, i costi per le nostre banche sarebbero alti e potrebbero scaricarsi sul costo del credito, intralciando peraltro una uniforme trasmissione della politica monetaria all’intera eurozona. Una soluzione da studiare potrebbe essere quella di assicurare alle banche a corto di riserve uno sportello di approvvigionamento presso la banca centrale a tasso zero.

Sarebbe importante che la Bce informasse i cittadini europei su questa vicenda. Si deve però mostrare prudenza per non fornire argomenti ai falchi del Nord d’Europa per porre sotto accusa le trascorse politiche non convenzionali della Bce (“ve la siete voluta”). Va invece compreso come fare un uso migliore di queste ultime scongiurandone i danni collaterali.

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Prove di premierato all’italiana

  1. Savino

    Nessuno risponde su cosa hanno fatto i governi contro l’inflazione? Stavamo rischiando una deriva sudamericana dell’inflazione, che continua ad erodere stipendi non valutati il giusto da 30 anni e nessuno se ne stava accorgendo.

    • FV

      L’ondata inflazionistica è solo rimandata, a beneficio di qualcuno che nel frattempo si sta preparando… Cosa succederà a tutta la liquidità in deposito presso la BCE quando i tassi saranno abbassati? Scomparirà magicamente, oppure tornerà a circolare, aumentata dell’ulteriore massa generata dagli attuali tassi d’interesse? E a quel punto, che farà l’inflazione?

  2. Firmin

    Come si può solo immaginare che la banca centrale europea non faccia gli interessi dei suoi azionisti, che sono le banche centrali nazionali? In un mondo normale la liquidità si drena alzando le riserve obbligatorie e colpendo così, prima di tutto, le banche. Invece alzare i tassi colpisce i debitori, ovvero stati e imprese. Difronte a simili perversioni, mi chiedo sempre perché gli stati e le lobby imprenditoriali hanno sottoscritto i trattati europei, che sembrano scritti dalle lobby finanziarie.

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