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Inflazione bassa, ma il carrello tricolore non c’entra

A dicembre l’Italia ha registrato un’inflazione più bassa degli altri stati europei. Il ministro Urso ha attribuito il risultato al “carrello tricolore” voluto dal governo. Ma l’analisi dei dati mostra che i prezzi dei beni alimentari continuano a salire.

Cos’è l’Ipca

A inizio gennaio, ha avuto una certa eco mediatica un tweet del ministro Adolfo Urso, secondo il quale il fatto che l’inflazione in Italia sia al minimo in Europa fosse da imputare alla misura da lui voluta del cosiddetto “carrello tricolore”.

I numeri riportati dal ministro riguardano la variazione percentuale tra dicembre 2023 e dicembre 2022 dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca). È l’indicatore che si utilizza per calcolare il livello complessivo di inflazione in Italia. Il tasso di inflazione tendenziale di dicembre 2023 è dato dal rapporto percentuale tra la differenza dell’Ipca registrato in dicembre 2023 e l’Ipca di dicembre 2022 rispetto all’Ipca di dicembre 2022. In effetti, da alcuni mesi il nostro paese registra tassi di inflazione estremamente bassi rispetto alle altre nazioni europee e alla stessa media dei paesi dell’Eurozona. In particolare, il tweet del ministro evidenzia come a dicembre in Italia sia stato registrato un tasso di inflazione tendenziale pari allo 0,50 per cento contro il 2,92 per cento della media dei paesi che adottano l’euro.

Il ruolo del “carrello tricolore”

A cosa si deve il risultato sorprendente? Il ministro dice che è il frutto della politica di calmierazione dei prezzi sostenuta con la misura del “carrello tricolore”. Si tratta di un accordo a cui i punti vendita hanno potuto aderire spontaneamente nell’ultimo trimestre 2023 per non aumentare i prezzi su beni di prima necessità, alimentari e no.

Per verificare questa tesi è opportuno chiarire brevemente come è costruito l’Ipca. Per ogni mese l’indice è dato dalla somma pesata degli indici di prezzo relativi a vari aggregati di beni e servizi, che Eurostat raggruppa in quattro macro-categorie: alimenti, energia, beni industriali non energetici e servizi. I pesi vengono calcolati di anno in anno in base alle effettive quote di consumo di famiglie e imprese in ogni paese.

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Figura 1 – Inflazione tendenziale, novembre 2023, valori percentuali. Dati Eurostat

È utile focalizzarsi su due aggregati rilevanti nella costruzione dell’Ipca. In particolare, utilizzando i dati Eurostat, ci concentriamo sul confronto tra il mese di novembre 2023 e il mese di novembre 2022. Per dicembre 2023 su Eurostat non è disponibile il dato per la Germania. L’aggregato relativo a cibi e bevande non alcoliche (istogrammi arancioni) è il principale componente del macro-aggregato alimenti e inoltre è quello che più incide sul carrello della spesa. Il suo indice di prezzo registra un incremento tendenziale tra novembre 2023 e novembre 2022 (inflazione tendenziale di cibi e bevande non alcoliche) pari a poco più del 6 per cento, identico a quello della Germania e leggermente inferiore alla media dei paesi della zona euro (7 per cento). A novembre 2023, in Italia l’indice di prezzo dell’energia diminuisce rispetto a novembre 2022 del 24,5 per cento, control’11,4 per cento dell’Europa, il 7 per cento della Germania. Il forte tasso negativo di inflazione tendenziale dei prodotti energetici in Italia è anche dovuto al fatto che a novembre 2022 ci fu un incremento tendenziale del 68 per cento, contro una media dei paesi della zona euro del 33 e del 42 per cento della Germania.

Il tasso di inflazione tendenziale complessivo (che normalmente riportano i media) al numeratore è dato dalla variazione, relativa ad esempio al mese di novembre e anno 2023 rispetto al mese di novembre e anno 2022, degli indici di prezzo di tutte le categorie di beni servizi moltiplicate per i rispettivi pesi, la cui somma è pari ad 1. Il denominatore è dato dall’Ipca del mese di novembre anno 2022, ovvero dalla somma pesata degli indici di prezzo delle stesse categorie di beni e servizi per novembre 2022.

In particolare, il tasso di inflazione tendenziale complessivo per l’Italia di novembre 2023 è dovuto a una variazione dell’indice di prezzo pari a 7,4 per cibo e bevande non alcoliche, di 3,2 per bevande alcoliche e tabacco, di -51,4 per i prodotti energetici, di 2,7 per i beni industriali non energetici e di 4,2 per i servizi. Nel paniere così disaggregato, i beni energetici contano tra il 10 e l’11 per cento. La somma delle variazioni prima elencate combinate con i pesi dei relativi anni costituisce il numeratore, che rapportato all’Ipca di novembre 2022 consente di ottenere un tasso di inflazione tendenziale per novembre 2023 dello 0,58 per cento.

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Quindi, se si guardano i dati più nel dettaglio, si scopre che la bassa inflazione registrata per l’Italia ha poco a che fare con i prezzi dei beni alimentari, che purtroppo continuano ad aumentare in linea con il resto d’Europa: con più serietà, bisognerebbe capire perché accada, nonostante il prezzo dell’energia sia crollato negli ultimi mesi del 2023. La sensazione è che le misure da adottare per diminuire l’inflazione relativa ai beni alimentari, siano, ahimè, un po’ più complesse e articolate del “carrello tricolore”.

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  1. Savino

    La gente, rassegnata, ha smesso di spendere e si sta adattando in maniera estrema. Questi sono i risultati che piacciono a questi geni dell’economia che dicono come pappagalli che l’Italia, l’Europa, l’America sono in ripresa. Non ci sono piani industriali nazionali e continentali, non si vuole più produrre acciaio e automobili, il potere d’acquisto è fermo a 30-35 anni fa, la concorrenza vera non esiste, si è solo tolto il mercato tutelato per i consumatori deboli e si permette che i consumatori si facciano prendere in giro da influencer e telefonisti, perfino le tariffe di beni pubblici o destinati a funzioni pubbliche come i biglietti di aerei, treni e tram non arrestano i loro rincari: è la ricetta perfetta per la stagflazione e la depressione economica e non solo.

  2. Mario Pietrunti

    Ancor piu’ semplicemente, basta guardare all’indice ISTAT dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona: tra settembre e dicembre e’ aumentato dello 0.5%. Si veda il prospetto 3 qui: https://www.istat.it/it/files//2024/01/CS_Prezzi-al-consumo_Def_Dic2023.pdf

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