In termini reali il livello attuale del prezzo della benzina è al di sotto dei valori prevalenti negli ultimi quindici anni. Non sembra dunque esserci stata un’emergenza tale da giustificare il temporaneo taglio delle accise da parte del governo.Â
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È passato un anno da quando Trump ha introdotto i dazi sulle importazioni. I risultati ottenuti sono lontani dagli obiettivi. Le tariffe sono state trasferite ai consumatori. Così l’inflazione è salita e la Fed ha ritardato la riduzione dei tassi.
Difficile fare previsioni sulle conseguenze della nuova crisi energetica. Perché incerta è la sua durata e incerte le ripercussioni sul sistema macroeconomico. Il problema è che l’Italia resta tuttora dipendente dall’estero per gli approvvigionamenti.
La crisi energetica mette la Bce in una situazione delicata: muoversi troppo presto può innescare una recessione, ma troppa cautela potrebbe alimentare aspettative di inflazione difficili da sradicare. Molto dipenderà dalla capacità di anticipare i rischi.
La svalutazione implicita del debito legata all’inflazione ha compensato gli effetti negativi dei bonus edilizi, portando a una stabilizzazione dei conti pubblici. Ma si è persa l’occasione per una riduzione strutturale dal sovraindebitamento.
L’IA permetterà una crescita più rapida senza inflazione, giustificando una politica di bassi tassi, come sostiene il futuro presidente della Fed? Debito elevato, protezionismo e politiche migratorie restrittive rendono la scommessa molto rischiosa.
Mercati e famiglie Usa sembrano confidare nella capacità della Fed di resistere alle pressioni politiche. Ma le aspettative di inflazione non si risvegliano anche per la fiducia nei guadagni di produttività legati all’intelligenza artificiale.
Lavoce in 3 passi è la nuova iniziativa mensile de lavoce.info. Tre articoli su uno stesso argomento – pubblicati in sequenza – che accompagnano il lettore lungo un percorso logico e approfondito. Leonardo Melosi ci guida nel rapporto tra politica monetaria e fiscale, illustrando la teoria che lo sostiene e cosa è accaduto negli Stati Uniti e in Brasile negli anni della grande inflazione.
A gennaio 2026 le pensioni saranno perequate in base all’inflazione del 2025, che un apposito decreto emanato il 28 novembre quantifica in 1,4 punti percentuali. Ancora una volta è ignorato il diverso meccanismo richiesto dal sistema contributivo.